Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.

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Utente: Thunder7
Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA. N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità. Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.

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lunedì, 31 luglio 2006

A Lippiano, sogni da Dilettante

 

 

Povero ciclismo, povero sport.

 

Il giallo dei campi di Francia, serafico e sfacciato, ha donato a noi sportivi la meraviglia e la serenità incosciente dei fanciulli. Stupiti di un tour ritrovato, padrone di spazi. Cancellati i veleni di penna, di siringhe e pastiglie. Niente più accuse, niente più paure. Un Tour pulito, finalmente. Il Tour dei gregari e degli uomini nostrani. Il Tour dietro casa.

 

Ci avevamo creduto, questa volta.

 

Illusioni dipinte nelle immagini, nei visi, nelle leggende scolpite lungo le strade. Un ciclismo gentile, audace impastato d’ideali. L’animo segue le curve accigliate dei monti, il ronzio dei pedali, le movenze colorate, un rigagnolo di sudore o una bandana. L’animo si identifica nei tic, nei volti, nelle frasi o negli umori di un attimo. Per strada si applaude l’illusione di vivere la vita e le vittorie di ogni campione.

 

Ad un tratto sull’asfalto scivolano lacrime amare, dietro sei inesorabili sillabe: Doping. Un cielo grigio cupo come la pece tinge il giallo e i volti accigliati. Un velo fugace adombra le illusioni.

 

Misero ciclismo, amareggiato e offeso, deriso e incolpato dall’egoismo bieco, perverso e ladro. Dubbio e calunnia, cadono come macigni sulle strade e oltre la storia, che pensosa e offesa resta a guardare.

 

Credo che, il ciclismo non si faccia nei laboratori, ma istintivamente per strada. Il ciclismo non si vive nei tribunali ma dentro l’anima. Perché, il ciclismo è storia antica, di secoli e secoli, di valori umani incancellabili e la fatica non vuole né colpe né martiri.

 

Il ciclismo odierno è estremamente tattico, fatto di logica ed equazioni. Un ciclismo esigente, fin troppo. La fatica impostata sul metodo, la vittoria sul calcolo. E’ un ciclismo immaturo, noncurante della storia. Povero ciclismo zoppo e ammalato. Povero ciclismo impaurito e sbandato relegato nelle anguste pieghe del male. Un ciclismo che vive di calendari e percorsi sovrumani. Un ciclismo e un pubblico che non si accontenta, che ogni volta vuole lo spettacolo.

 

Allora, illustrissimi signori non stupitevi se il doping diventa purtroppo una scelta, quasi necessaria.

 

Si dice che il Doping ci sia sempre stato. A me piace non pensarlo. Mi appaga voltare pagina.

 

Sabato 29 Luglio scorso è una giornata come tante di tarda estate. Un cielo greve minaccia la pioggia. Mi dirigo verso Lippiano dove si corre il XXI° Trofeo Tosco Umbro dilettanti under 23 Elite. Una gara che seguo ormai da anni.

 

Un albo d’oro importante, Petito vincitore nel 1989, Dario Pieri secondo nel ’92, Figueras primo nel ’93, Iliano Raffaele terzo nel ’99, Aldape Chevez Moise nel 2003 e 2004 .

 

La considero una prova, una scuola, un esempio per un certo verso. Il tempo ogni anno come d’abitudine è inclemente, caldo torrido e afa, e anche quest’anno s’inventa la sua pena con una giornata semi autunnale di pioggia battente e forte vento.

 

Ventitre squadre al via. Un percorso selettivo: 117 km, 5 GPM tempo percorrenza 2h 56, ad una media oraria che fa impressione 42,61 Km orari.

 

Essere a Lippiano è una specie di catarsi, d’iniziazione. Verde e nero asfalto. A Lippiano la fatica non lascia tregua, mai una volta.

 

Ho visto ancora una volta giovani atleti dare il tutto di se in corsa, senza mai risparmiarsi. Atleti che già conoscono la fatica, i suoi tranelli ed i suoi trofei.  Perché, chi vive in bici sa che la fatica presto si dimentica.

 

Voglio raccontarvi la pena che ho vissuto stampata sul volto di ognuno. Una fatica levigata sulle pieghe dei loro lineamenti, tra il sudore e il fango che la pioggia aveva tracciato.

Disegnando col corpo curve e altitudini, s’inarcavano esili come steli sui pedali, chi digrignando i denti, chi urlando per spronare se stesso a non mollare, chi con la coda dell’occhio cercava un cartello, una ruota o una direzione, chi piegato sul manubrio pedalava scomposto alla ricerca di una posizione di conforto alla sua tribolazione.

 

La fatica è nel ciclismo tormento fisico e mentale.

 

Credo che nessun medico o giudice possa permettersi di scrivere o dire certe cose, se mai questa sofferenza ha visto o provato.  Sono dell’avviso che chi sbaglia debba pagare, chi sputa sulle regole debba essere punito e allontanato. Ma dico anche di non utilizzare ogni volta metodi e soluzioni di comodo secondo gli interessi in gioco.

 

Se vogliamo ciclisti alieni, dentro tute e sopra bici spaziali, se vogliamo un ciclismo che faccia spettacolo, allora si deve trovare un rimedio, semplice e democratico, senza ipocrisie e false intenzioni. Come qualcuno ha scritto, o si liberalizza il doping in nome del professionismo e della prestazione, o si ritorna a un ciclismo più umano, a impegni meno gravi che tutelino e preservino il fisico dell’atleta senza obbligarlo a drogarsi per farlo.

 

A Lippiano vince il diciannovenne toscano Gabriele Giuntoli, con la dorsale numero 13 su una bottecchia nero carbone.  Sono partiti in 134, ne sono arrivati solo 37. Questo vale più di ogni altro discorso o accusa.

 

Il vento capriccioso ha spazzato via il tetto del palco premiazione, una tromba d’aria come ci dice Franco Bellucci addetto giuria e organizzatore dell’evento. Ma ciò non ha impedito il dovuto omaggio, sotto una tenda con tanto di mini palco, crostata e vino locale. Bacio delle miss, foto, champagne e mazzi di fiori. Al vincitore il podio più alto, 30 Euro di premio dell’organizzazione e una scrivania sobria e ben lucidata. Qualcuno in tipico accento toscano chiede sorridendo “ora con che la porti a casa, con la bicicletta?”.

 

C’era anche Franco Chioccioli “il coppino” di Pian di Scò in jeans e maglietta. Capelli neri, un viso asciutto, uno qualunque a vedersi. Al seguito dei suoi ragazzi e della sua squadra valdarnese la Futura Team Matricardi. Un ragazzo come tanti che nel ’91 vinse il Giro d’Italia  era li  a palesare ai suoi atleti di credere ancora ai loro ideali, a offrire in silenzio a noi tifosi le nostre illusioni e, a se stesso, la voglia di rivivere i giorni in corsa e, di esserci ancora in questo modo, cosi deplorato e oltraggiato, perché in fondo non tutto il ciclismo è malato.

 

Monia Mariani

Postato da: Thunder7 a 11:40 | link | commenti (1)
sport

martedì, 11 luglio 2006

“I tedeschi ci urlavano mafia”      Corriere della Romagna

                                                      martedì 11 luglio 2006.

 

BERLINO - Grosso segna il rigore decisivo e le piazze esplodono. I piazzali della Riviera diventano dei catini con la gente impazzita dalla gioia. All’Olympiastadion di Berlino l’atmosfera era però diversa. La felicità degli italiani era irrefrenabile, ma contando tedeschi e francesi, erano in netta inferiorità. “I rigori sono stati una liberazione per noi” dice il sindaco riccionese Daniele Imola domenica sera in tribuna all’Olympic Stadium. “Per tutta la partita i tedeschi ci sfottevano e dopo l’espulsione di Zidane urlavano contro di noi ‘mafia’ e altri insulti. Quando alla fine Grosso ha segnato il rigore decisivo ci siamo scatenati. Che soddisfazione...”. Cronaca di una partita vissuta con il cuore in gola. “Mio figlio Simone non ce l’ha fatta a guardare i rigori. Lo sguardo era rivolto alla curva o al mio viso per vedere la reazione”. Poi il delirio. Mentre il tricolore occupava le piazze delle città lungo lo stivale, a Berlino gli italiani si vendicavano degli insulti ricevuti con la più grande delle gioie. “Ma è stata dura - prosegue il sindaco -. Durante tutta la partita abbiamo avuto contro il tifo dei tedeschi che simpatizzavano per i francesi. Ce ne hanno dette di tutti i colori. Poi ho urlato, tanto, e adesso faccio fatica a parlare” dice al telefono con un filo di voce. La tensione è ancora alta nonostante sia l’ora di pranzo del giorno dopo e Imola si prepara ad affrontare il viaggio che lo riporterà a casa. Nel cuore rimangono stampati quei momenti fantastici, “ricordi che mi porterò dentro per una vita”. Un’emozione talmente forte “da rendere surreale quell’atmosfera di festa mentre nel cielo sopra Berlino brillavano i fuochi preparati da Scarpato”. Un’altra firma azzurra in una notte indimenticabile proseguita davanti all’albergo dove ha soggiornato l’Italia. “Ho atteso l’arrivo squadra, ma non si sono visti. Così siamo andati a festeggiare a Casa Azzurri”. Nel frattempo le strade della capitale tedesca diventavano una bolgia. “Per fortuna non ci sono stati disordini e devo dire che scesa la tensione anche i francesi hanno fatto festa con noi italiani, mentre nel dopo partita alcuni tedeschi si sono scusati per quegli insulti”. La notte è proseguita come anche la festa. “Ho incontrato altri italiani e ho persino visto una bandiera tricolore con la scritta ‘Rimini’”. Alle 4 del mattino tutti in albergo per riposare qualche ora prima del rientro in Italia dove la voglia di gioire non si ferma.                                   

 

Andrea Oliva

Postato da: Thunder7 a 14:30 | link | commenti
italia, opinioni, sport, estero

lunedì, 10 luglio 2006

CampioniDelMondo2006-2

          Campioni del Mondo!!!!

               9-10 Luglio 2006

                        W L' ITALIA

Postato da: Thunder7 a 14:12 | link | commenti
italia, sport, storia, estero

mercoledì, 05 luglio 2006

La Vittoria Italiana

Semifinale Italia-Germania a Dortmund, ieri, martedì 4 luglio 2006. Una data storica e una bellissima vittoria. Gli azzurri hanno quasi sempre padroneggiato la partita, con un po' di stanchezza alla fine del secondo tempo e diverse azioni in porta e molti goals mancati. In particolare nel primo tempo supplementare si è avuto un clamoroso palo ed un traversa, dove, in entrambi i casi, il goal è stato sfiorato in maniera millimetrica. I bianchi dal tricolore trasversale, padroni di casa, hanno mantenuto un ottimo ritmo quasi fino alla fine, facendo stare in ansia la tifoseria italiana, spaventata dallo spauracchio dei calci di rigore, i quali solo contro l'Olanda agli europei del 2000 ci hanno favorito. I tedeschi sono crollati nel secondo tempo supplementare, poco dopo l'arrivo in campo di del Piero. Tutti pensavano ormai ai calci di rigore, quando la squadra italiana ha cominciato a compiere gli ultimi sforzi che ci hanno portato in vantaggio al 119' minuto con il goal di Grosso e, dopo un breve recupero di palla da parte dei padroni di casa, il contropiede italiano è stato emblematico, con una rapida risalita verso la porta avversaria che ci ha permesso il raddoppio con il goal di del Piero, al 120° minuto. La partita si è chiusa con l'incontenibile esplosione di gioia italiana e le lacrime sportive e patriottiche dei tedeschi. Una bella partita, vista da entrambi i punti di vista. Resta solo da ricordare le pesanti critiche dei giornali tedeschi, quali "Der Spiegel" e "Bild", che hanno dipinto i nostri come "solo fortunati", "parassiti", "mammoni e fighetti", e che, nonostante il sensibile miglioramento delle nostre performances contro l'Ucraina, si sono trasformati in insulti, tipici dei paesi del Nord contro quelli del Sud, o meglio, dei soliti odii dei tedeschi verso gli italiani. "Camerieri", "Pizzaioli", e i titoli "Condimento per la pasta: "Arrivederci Italiani!"". Oppure: "Se la Germania perde non mangeremo più la pizza"; "Da domani gli Italiani torneranno a vivere con i loro complessi d'inferiorità", o anche "Se loro perdono sappiamo già a chi daranno la colpa!". Insomma, una lunga infinità d'insulti, oltre ai soliti "Italiani Mafia, Pizza, Spaghetti e Mandolino", o peggio ancora "Poveracci e Marocchini", che alcuni nostri connazionali si sono sentiti attribuire. Non resta che concludere che, difronte a tali insulti, provenienti da una buona parte del popolo teutonico, occorre essere fieri di averli battuti con un bel 2 a 0 alla fine del secondo tempo supplementare e in casa loro, con la speranza di insegnare un po' di umiltà ad un popolo che fin'ora, a quanto risulta dagli appellativi, ha solo peccato di presunzione e di senso di superiorità su tutti, quando invece noi siamo sempre usciti a testa alta dai loro interminabili insulti, a differenza di loro, che hanno sempre avviato crisi diplomatiche per ogni parolina di troppo nei loro confronti.

Viva l'Italia!

                                                       Manuele Brizzi

Postato da: Thunder7 a 14:25 | link | commenti
italia, opinioni, sport