Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.

Eccomi

Utente: Thunder7
Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA. N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità. Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.

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mercoledì, 17 ottobre 2007

La ferrovia Arezzo-Sansepolcro-Rimini: da sogno a realtà
 
Nei giorni scorsi si è discusso, durante una riunione a San Piero in Bagno (FC), dell’ipotesi di tracciato di una ferrovia che dovrebbe collegare Arezzo, Sansepolcro e Rimini, creando un contatto diretto tra le dorsali ferroviarie centrale e adriatica.
A prima vista chiunque considererebbe tale riunione una perdita di tempo, un sistema per far guadagnare esperti in materia, professori universitari, consulenti, architetti e ingegneri. Probabilmente dietro a tale dibattito vi è il solito “contentino” per gli elettori delusi, la promessa che non sarà mai mantenuta, oppure interessi politici e settoriali che conducono allo spreco di tempo e di risorse per dei progetti che non verranno mai resi esecutivi.
Tutto ciò si direbbe ovvio, dal momento che non vi è né cassa né budget per la costruzione della E78 Grosseto-Fano, oltre alla più che evidente mancanza di volontà politica.
Ragioniamo però un attimo, lasciamo perdere le chiacchiere e le tradizioni conservatrici e campanilistiche: siamo nel 2007, nell’Unione Europea, i cui stati membri, compresi i nuovi arrivati, sono sempre più competitivi e registrano tassi di crescita più che doppi rispetto a quelli italiani, mentre il nostro paese sta drammaticamente perdendo in competitività, PIL, crescita economica e in indicatori di povertà.
Tra il 1886 e il 1944, e magari qualcuno se lo ricorderà sicuramente, esisteva una linea, monorotaia e a scartamento ridotto, con trenini a vapore o diesel, la cui velocità di percorrenza era di appena 35 km/h. Al giorno d’oggi una linea del genere sarebbe anti-economica, è vero, se non venisse potenziata tecnologicamente, però per quei tempi rappresentava una soluzione ampiamente funzionale. Le politiche riduttive dei trasporti del nostro paese ne hanno voluto lo smantellamento, complici le bombe alleate e le mine tedesche del periodo giugno-agosto 1944.
L’idea della ferrovia Arezzo-Sansepolcro-Rimini ricalca solo in parte la Arezzo-Sansepolcro-Fossato di Vico, ma, ragionando non su scala prettamente locale, bensì nazionale ed europea, rappresenta un vitale collegamento delle direttrici centrale ed adriatica, ovvero, le linee ferroviarie più importanti d’Italia. Nella nostra Penisola è del tutto assente una via di comunicazione trasversale che renderebbe “a maglie” e non “a pettine” la rete dei trasporti. Siccome non si può ragionare in maniera univoca e lineare, ma in maniera pluridirezionale o circolare, la superstrada Grosseto-Fano fungerebbe da fondamentale collegamento su gomma tra il Mare Adriatico e il Tirreno, mentre la Arezzo-Sansepolcro-Rimini rappresenterebbe la modalità su ferro, fondamentale per il trasporto merci e per la riduzione della spaventosa mole di traffico pesante che, al momento, congestionano la E45, la A1, la A14 e tante altre strade statali e provinciali.
Quest’opera rappresenta una grande occasione per il trasporto europeo e nazionale, funzionale ai Corridoi 1, Berlino-Palermo, e 5, Lisbona-Kiev. Tale infrastruttura risolverebbe, assieme alla E78, lo storico e gravoso isolamento dell’Italia Centrale. Tutta la Penisola ne beneficierebbe, non soltanto le regioni Toscana, Marche, Umbria ed Emilia-Romagna, e non solo la Valtiberina e la Valmarecchia.
Non serve proprio a nessuno continuare nell’ottica della fallimentare “miopia imprenditoriale”, degli interessi elettorali di breve periodo e di quelli lobbistici e sezionali.
Questa opera fondamentale attraverserebbe una zona di per sé scarsamente popolata, ma molto attiva economicamente, dotata di imprenditoria e di voglia di sviluppo, ma soprattutto collegherebbe centri importanti come Arezzo e Rimini, e in particolare, la TAV Torino-Milano-Napoli alla costa adriatica. I suoi costi di costruzione sono certamente elevati, data la morfologia del territorio, ma tale progetto, se realizzato con tecniche e metodologie di affidamento di ultima generazione, avrebbe ricadute di grande successo sul territorio, sull’economia, sui flussi di traffico e, se vogliamo essere chiari, sugli introiti fiscali, dato l’incremento di ricchezza derivante dalle migliori comunicazioni. Non dimentichiamo che i paesi periferici, tradizionalmente i più poveri dell’UE, salvo il Mezzogiorno, stanno crescendo e colmando i gap con gli altri stati, grazie allo sviluppo delle infrastrutture: un tempo erano meno collegati al resto dell’Unione Europea e ciò penalizzava le imprese locali e gli investimenti stranieri.
Tale opera richiede tempi lunghi e finanziamenti ingenti, ma occorre fare leva affinché venga inserita nelle prossime programmazioni economiche a livello di Esecutivo. Il tutto per cogliere l’occasione, dal dibattito tenutosi a San Piero in Bagno, di dar vita ad un importantissimo progetto su scala nazionale. MB

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italia, politica, opinioni, economia, toscana, marche, romagna, infrastrutture, valtiberina news

martedì, 03 luglio 2007

Informazioni, aggiornamenti e lamentele: il Blog sulla E45 ed E78

Proseguono di settimana in settimana gli aggiornamenti sui cantieri, le deviazioni e le chiusure che interessano la superstrada Ravenna-Orte E45. Attraverso i commenti si possono rilasciare lamentele e segnalazioni importanti che verranno trasmesse alla stampa e, attraverso comunicati, alle autorità locali, quali comuni e CCMM della Valle del Savio o della Valtiberina Toscana e Umbra.

Cliccate sul linkE45-E78, www.equarantacinqueesettanto.splinder.com

 

Postato da: Thunder7 a 09:12 | link | commenti
toscana, romagna, viabilità, infrastrutture, valsavio news, valtiberina news

lunedì, 30 aprile 2007

Baby make your move,
step across the line,
touch me one more time.
Come on, dare me

Sì, questa volta si parla d'altro..si parla di musica, di musica house, quella di oggi, delle discoteche e degli american bar, degli aperitivi e dei pre-serata.

Ultimamente mi capitava di ripensare al 2004, quando l'era universitaria si avviava verso gli sgoccioli, quando era in auge, come del resto anche oggi, il Click-Rock, a Forlì. In questo locale, soprattutto allora, si mescolava l'improvvisata moda degli universitari a quella rigorosamente fighetta dei romagnoli. I primi, con delle biciclette da rottamazione si avviavano verso la discoteca, facendo di tutto per pagare il meno possibile e per scroccare delle drink-card agli amici pr, me compreso, per ubriacarsi di birre e superalcolici. Poi, nel locale, ballavano quasi tutta la sera, soprattutto al piano di sotto dove c'era musica rock e ska. I secondi entravano sempre in lista, avviandosi verso l'ingresso dei tavoli, con ragazzi forlivesi dalle pettinature all'ultimo grido e le ragazze vestite e truccate in maniera mozzafiato..ma tirati entrambi come delle corde di violino. Questi andavano al terzo piano, dove c'era la musica House e sostavano per i corridoi del secondo piano, quello di passaggio, del terzo, e nell'angolo privé, standosene con un bicchiere in mano, con un cocktail all'interno, a parlare, maschi e femmine (non si capiva quali fossero i ruoli sociali!) del più e del meno per tutta la sera. Ricordo che avevo, e avrei tutt'ora, amici universitari tranquilli, che preferivano starsene di sotto, poiché terrorizzati (come nella storia della volpe e l'uva) dalle fighette del posto, quelli un po' alternativi, che rimanevano al piano terra per ovvi motivi, e delle amiche forlivesi, molto tranquille, che capitavano raramente, ma venivano al Click per ballare e non per starsene sui corridoi. Poi avevo due amiche, le "Gemelle", chiamate così perché gemelle, benché diverse, che preferivano il sistema fighetto alla "Milano Marittima". Queste, ricordo, le invitavo sempre a raggiungerci in pista, e invece, se volevo parlare con loro, scherzando e prendendoci in giro a vicenda, con apparente astio e tanto affetto interiore, mi toccava rimanere un po' lì, con i loro amici..e nel frattempo, io ed altri, vedevamo passare tante altre fighette romagnole che per poco, ad ogni ragazza riservavamo un commento. Le amiche universitarie, poi, venivano a cercarci chiedendoci che fine avessimo fatto..e ci trovavano al terzo piano, o a sparare cavolate con le "Gemelle" o ad insultare qualche ragazza del posto che, tiratissima, rifiutava ogni approccio di ogni sconosciuto, per poi buttare le braccia al collo ai loro amici maschi. Il tutto in compagnia dei soliti motivi House.

Verso la fine di febbraio mi tornava alla mente questo periodo, e ripensavo ad una canzone carina, intitolata "Make your move", che aveva fatto la stagione ma che era tristemente scomparsa..eppure, pensavo, mi sembrava assai attuale..perfino meglio di quelle che spopolano ultimamente. Ironia della sorte, a partire dalla prima settimana di marzo questa canzone mi è capitato di sentirla tutte le volte che andavo a ballare..e perfino alla radio..pure quando alle 5 in punto della mattina di lunedì mi mettevo alla guida per tornare a Bologna. Che emozione! Sembrava di rivivere il passato, e non più nel 2004, ma nel 2007, nell'era S... ! Cosa ancora più incredibile, sono tornato al Click-Rock un venerdì, dove sono ancora pr (spettacolare) e, con gli stessi amici di allora, più o meno tutti, con alcuni nuovi, ho rivisto le mie amiche "tirate" e, parlando di cavolate con loro, proprio come ai vecchi tempi, sento questa canzone anche in quel momento. Decido di cercarla. Mi informo con i dj, cerco notizie su internet, finché mi sono reso conto che "Make your move", di Dave Armstrong, ma remixata da Antoine Clairman e da Gigolos, nel 2004 era un po' più soft. Oggi vi è una nuova versione, del 2007, un po' più dance e più orecchiabile, ancora più carina di quella di allora..finalmente l'ho trovata..e credo che avrà successo. MB 

Postato da: Thunder7 a 16:20 | link | commenti (8)
musica, life, night, romagna, curiosità

domenica, 22 aprile 2007

E45 Voce agli automobilistiE45 Ravenna-Orte: un passo avanti nel dar voce ai cittadini

La creazione del Blog sulle infrastrutture, E45-E78, realizzata il 3 gennaio 2007, ha fatto notizia. Si tratta di un blog che si occupa principalmente della martoriata superstrada E45, importantissima arteria la quale, nel percorrerla, si rischia costantemente la vita, date le condizioni strutturali ormai ai limiti dell'agibilità. L'indirizzo, che compare anche tra i link di questo template, sotto il nome E45-E78, è: www.equarantacinqueesettanto.splinder.com.

Una mia amica, divenuta da poco giornalista, di nome Monia Mariani, titolare anch'essa di un blog, http://moniamariani.blog. , mi ha intervistato sulla mia iniziativa, ponendomi un questionario. Alcuni giorni dopo, il 12 aprile 2007, l'intervista è comparsa sul Corriere di Arezzo, occupando quasi per intero la pagina della Valtiberina. L'articolo non tratta l'argomento del blog come una semplice curiosità, ma nelle reali intenzioni di raccogliere le denunce degli automobilisti, di informare coloro che si vogliono mettere alla guida delle condizioni della superstrada della settimana, anche se purtroppo non è possibile dare un aggiornamento in tempo reale della viabilità (ad esempio, nel week-end scorso, nei dintorni di Cesena, la superstrada è rimasta chiusa per diverse ore a causa di un incidente, ma sfortunatamente la notizia mi è giunta solo il giorno successivo). Il blog intende, così, informare e raccogliere le lamentele più svariate dei conducenti, per poi arrivare ad intraprendere iniziative congiunte di tipo costruttivo, al fine di poter contribuire nei fatti alla soluzione dei problemi più impellenti dell'arteria.

L'anno scorso, esattamente il 1° Maggio 2006, compariva a pagina 13 del Corriere di Arezzo, un mio intervento che denunciava le condizioni di pericolosità in cui versava la E45. La notizia sembrò dare il via ad un dibattito. Le mie conoscenze a livello politico, nell'ambito locale, mi hanno permesso di contribuire al dibattito. L'8 luglio 2006 vi è stata una riunione nel Palazzo dei Diari di Pieve Santo Stefano (AR), con la partecipazione dei sindaci, toscani e romagnoli della Valle del Savio, e dei rappresentanti delle Comunità Montane Valtiberina Toscana e Appennino Cesenate, sul tema della messa in sicurezza della superstrada. La riunione ha dato il via alla costituzione di un Comitato politico di vigilanza, presidiato dal sindaco di Pieve, Palazzeschi, e da quello di Verghereto (FC), Camillini. Il 29 luglio 2006 doveva esserci la visita di Pietro, ma per motivi di agenda è saltata. In ogni modo si è tenuta una mega assemblea presso il ristorante dell'area di servizio Verghereto, situata a Piantrebbio, in territorio romagnolo per pochissimi metri. Il tema è stato la trasformazione in autostrada e la messa in sicurezza immediata della E45. Vi hanno partecipato non solo le autorità locali toscane e romagnole, ma anche quelle dell'Alta Umbria, con l'aggiunta dei deputati, l'on. Brandolini, di Cesena, e l'on. Pedulli, di Forlì, oltre all'assessore della viabilità della Provincia di Forlì-Cesena, Renzo Conti. Degna di nota è stato l'intervento del Comitato di Le Ville di Verghereto, "A voce alta", rappresentato da Leonardo Moretti, che ha sottolineato il forte rischio per l'incolumità, nel percorrere quella strada.

Sono passati diversi mesi, ma i miglioramenti tendono ad essere latitanti. Si è proceduto solo all'ammodernamento di una carreggiata per un tratto di 1 km, in direzione sud, poco prima dell'uscita di Verghereto. Per il resto i finanziamenti dell'ANAS sono sempre arrivati alla spicciolata. In conclusione, nonostante il ministro di Pietro abbia riconosciuto la Ravenna-Orte come un collegamento fondamentale ed alternativo all'Autostrada del Sole, nel tratto Bologna-Firenze, siamo nuovamente al punto di partenza.

Le azioni dovranno essere, giunti a questo punto, più incisive e, alle riunioni, dovranno partecipare anche i rappresentanti dell'ANAS di Bologna e di Firenze, i grandi assenti. MB  

Postato da: Thunder7 a 15:33 | link | commenti (2)
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venerdì, 06 aprile 2007

Quando non ci sono vie d'uscita....

Questa sera stavo tornando verso casa, provenendo dalla vicina Emilia-Romagna...percorrevo l'odiosa provinciale 137, tra curve, tir e auto in coda. Insomma, procedevamo tutti alla media di 25 km/h. Poco dopo Le Ville di Montecoronaro, un paio di chilometri prima di immettersi nuovamente in E45, vedevo che i mezzi che mi precedevano rallentavano ulteriormente. Malgrado l'impazienza di un furgone che avevo dietro, che mi voleva superare per andare chissà dove, con quella coda, tutti i veicoli si stavano fermando: io mi trovavo prima di una curva, in un punto pianeggiante e vedevo che anche centinaia di metri più avanti il traffico era fermo. Molti veicoli si erano fermati, chi in curva, chi in discesa. La situazione non era delle migliori e subito avevo spento il motore. Non sapevo che cosa fosse successo. Forse un tir ribaltato, forse due camion, provenienti da direzioni opposte, si erano incastrati in prossimità di una curva o di un ponte. I minuti passavano, mentre le auto e i camion, immobili, mantenevano il motore acceso. Dopo circa 15 minuti, quando anche altri spegnevano il veicolo ed uscivano dall'abitacolo, vedevo delle auto che provenivano dalla direzione contraria e quasi volevo chiedere loro cosa stesse succedendo. Volevo avvisare casa del ritardo, ma, sorpresina, non c'era il segnale. Dentro di me si cominciava a pensare al peggio: speravo nei soccorsi, utilizzando l'altra corsia, per spostare l'eventuale automezzo ribaltato. Mi rincuorava, però, il fatto che altri veicoli sopraggiungessero dalla direzione opposta. Speravo che non si trattasse di una retromarcia forzata, anche perché l'unica soluzione per entrare in Toscana sarebbe stata quella di tornare indietro, raggiungere Le Balze, Casteldelci, Mulino di Bascio e ritornare per il valico di Viamaggio. Venti minuti di attesa fermi su due o quattro chilometri di coda che, spalmati su un tragitto caratterizzato da tornanti e dislivelli, apparivano spaventosi. Trascorso questo arco di tempo, il traffico riprendeva piano piano. La sensazione di rimanere lassù per tutta la notte cominciava a svanire. Nessun mezzo era rimasto incidentato, forse qualche veicolo, che sopraggiungeva dalla direzione opposta, aveva obbligato alcuni autoarticolati ad effettuare improvvise manovre, oppure, la difficile rampa di accesso sulla E45, nei pressi di Canili, creava così tanti problemi ai mezzi oltre i 5 metri di lunghezza, al punto di allungare moltissimo i buffer, fino a fermare il traffico che sopraggiungeva.

Da quello che si può constatare, la E45 è fondamentale per queste zone e già la via di fuga esistente non risulta adatta. Inoltre, fatto gravissimo, è l'assenza di segnale in quell'area, anche per gestire le emergenze. Bastava un solo incidente per paralizzare il traffico nord-sud e per costringere centinaia di conducenti a passare la notte tra i monti, senza né viveri né acqua, e senza dare notizie di sé. Immaginiamo un paio di chilometri più a sud una tale eventualità in E45: in quella zona, tra Valsavignone e il confine tosco-romagnolo, la vecchia statale manca proprio...è franata da anni e nessuno l'ha mai ripristinata. Un blocco del traffico sui viadotti a nord di Valsavignone sarebbe veramente drammatico. MB  

Postato da: Thunder7 a 02:52 | link | commenti (2)
italia, toscana, romagna, viabilità, infrastrutture

venerdì, 02 marzo 2007

Capitolo sviluppo economico: l'Alta Valtiberina rischia di implodere

Un tempo la Valtiberina Toscana era segnata sulle cartine economiche come un'area industriale abbastanza importante della regione. Non vi sono grandi imprese nella zona, non ci sono industrie pesanti o elettrotecniche, comunque la città di Sansepolcro è sempre stata la patria della Buitoni, ivi fondata nel 1827, appartenente alla Nestlé Company dal 1988, e che nel 1936 ha raggiunto il numero di 2000 operai. Oltre a questo pastificio, diverse aziende operano nell'indotto, alcune vi sono tutt'ora, ma il pezzo forte dell'economia dell'area è rappresentato dalle camicerie Ingram, di proprietà Inghirami, Conti-Cose di Lana e Milena Confezioni-Il Granchio. La Valtiberina toscana ha un tessuto di piccole-medie imprese simile a quello del Nord-Est, tipico dell'eredità imprenditoriale del Granducato di Toscana. L'allora Borgo San Sepolcro, ai tempi di Piero della Francesca era un florido mercato, posto ai confini con lo Stato della Chiesa, dove una delle merci più pregiate era il guado. Questa zona oggi è famosa anche per le erbe officinali, grazie ad Aboca Erbe, al top dell'industria omeopatica italiana. Le piccole imprese della zona fino a pochi anni fa erano attive non solo sul tessile, ma anche nel settore orafo, in quello delle calzature, nella tipografia e nella lavorazione del tabacco. Imprenditori locali avevano poi aperto industrie di aratri, di lavorazione del ferro e del legno, anche nei dintorni. Degni di nota sono, nel comune di Sansepolcro la fabbrica di cancellate "Valentino Borghesi", le vetrerie "SAVAS" e "Biturgense", le cave "Citernesi" e "LUCOS" (ex-Luzzi), la fabbrica di manufatti in cemento "Giorni", di materiali edili in ferro "Giorni Ferro", il nastrificio "Lanzi", la fabbrica di cabine metalliche e le piccole industrie molitorie "Molino Sociale" e "Panifici Riuniti".

Per il resto, in tutta la Valtiberina esistono molte altre piccole-medie imprese, soprattutto nella vicina area di San Giustino-Città di Castello, che ha registrato, tra gli anni '80 e gli anni '90 un vero e proprio boom, che ha migliorato notevolmente il tenore di vita di quest'area dell'Umbria settentrionale, un tempo considerata "zona depressa". Nell'alta Umbria la varietà delle PMI è notevole e la struttura è molto simile a quelle del Veneto.

Ci sono ovviamente molti settori entrati in crisi negli ultimi tempi, non tanto quello tessile, che a volte registra, a seconda delle aziende, delle leggere riprese, quanto quello della lavorazione dei tabacchi, tipico della Valtiberina, sia umbra che toscana.

Degno di nota è il fatto che la Regione Toscana ha sempre posto dei vincoli ai neo-imprenditori e allo sviluppo delle piccole imprese, mentre la Regione Umbria ha sempre snellito le procedure, per cui, gli imprenditori che non sono voluti fuggire all'estero, come nel caso dell'Ingram, hanno impiantato la propria azienda a pochi metri o a pochi chilometri, ma in territorio umbro, creando una fuga di capitali per l'economia toscana.

Questa vallata rischia di implodere, perché?

Il territorio valtiberino ha lo svantaggio di aprirsi ad anfiteatro verso sud, verso il cuore dell'Umbria e il Lazio, ma di essere chiuso da una sorta di muro ad est, con le Marche, e a nord, con l'Emilia-Romagna, con le regioni del Nord e con il resto d'Europa. Pure con la "Toscana" vi sono dei valichi da superare. Le vie di comunicazione, scarse e in cattive condizioni, penalizzano pesantemente lo sviluppo di questa zona, che dovrebbe essere un crocevia tra le comunicazioni nazionali da nord a sud e da est ad ovest. L'unica arteria presente nel territorio è la Ravenna-Orte, E45, incompleta poiché non raggiunge Mestre e il "Corridoio 5", e soprattutto in condizioni di impraticabilità perenni, in particolare nel tratto di valico. La parte di strada tra Verghereto e Canili è tutti gli anni chiusa per un certo numero di mesi, e spesso, al termine degli interventi, non si vede alcun risultato. Oggi, i 9 km in questione sono nuovamente dirottati su una strada impossibile, una provinciale stretta, piena di curve e di burroni, dove la spaventosa mole di traffico pesante è costretta a procedere a passo d'uomo, e dove il solo incrocio con un altro veicolo, proveniente dalla direzione contraria, comporta quasi il blocco del traffico.

Questi fattori, dal momento che la ferrovia non esiste in questa vallata, provocano dei danni enormi all'economia della zona, benché, in fin dei conti, la superstrada E45 sia la sola alternativa all'A1. Le imprese valtiberine registrano contatti sempre minori con l'esterno e quelli con la Romagna, terra molto ricca, si sono pressoché annullati.

Tutto ciò lo si può notare ad occhio nudo: Sansepolcro, vittima dell'isolamento e dell'essere considerata una realtà marginale dalla Regione Toscana, perde di anno in anno servizi e competitività, fino a diventare un semplice paese e non più una città.

Ad accentuare la decadenza della Valtiberina, di per sé svantaggiata dal territorio, sono state le politiche delle amministrazioni passate, prive di lungimiranza e operanti solo per accontentare, nel breve periodo, elettori, parenti e amici.

Un altro cruccio pressante è la realizzazione della E78 "Due Mari": la diatriba circa la costruzione di questa superstrada, unica nel Centro Italia, che collegherebbe finalmente l'Adriatico al Tirreno, vede da anni le Regioni Toscana e Umbria impegnate in una guerra dei tracciati. La Toscana, da sempre contraria alle infrastrutture (e grazie a ciò paga la bellezza di 10 anni di ritardo rispetto al resto del Nord), è abbastanza propensa a tale arteria, visto che collegherebbe zone irraggiungibili, come Grosseto, Siena, Arezzo, la E45, a Fano. L'Umbria, invece, dopo i secchi "NO" degli anni passati, è oggi condizionata dall'associazione degli imrenditori tifernati che reclamano a gran voce la E78, ma resta la totale mancanza di volontà politica regionale, che va avanti sul tema E78 solo a scopi elettorali, la mancanza d'interesse da parte nazionale dell'ANAS e del ministero delle Infrastrutture, che colgono l'occasione per considerare le diatribe sui tracciati come un alibi per non realizzare l'opera. In più persiste l'ignoranza di una parte della popolazione locale, che insiste sull'inutilità dell'opera, pur di non vederla passare a pochi chilometri da casa.

In definitiva, senza la messa in sicurezza della E45 e senza la realizzazione della E78, l'economia valtiberina è condannata alla decadenza e al collasso. MB

 

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italia, economia, toscana, romagna, infrastrutture, valtiberina news, umbria-trash news

lunedì, 05 febbraio 2007

Un aspetto culturale: la Madonna del Fuoco di Forlì.

Il 4 Febbraio di ogni anno si commemora, a Forlì, la festa della Madonna del Fuoco, patrona della città, assieme a Santa Caterina e San Pellegrino Laziosi.

Si tratta di una ricorrenza molto sentita dalla popolazione locale, celebrata con dei lumini posti sui balconi e sui davanzali delle finestre e che si usa metterli il 3 Febbraio sera, restandovi fino al 5. E' una festa celebrata anche con delle messe ed una processione, che ha un po' del sacro e del profano.

Ma da cosa deriva "Madonna del Fuoco", conosciutissima in Romagna e per nulla in Toscana? Qualcuno la scambierebbe con la "Candelora", vista la vicinanza (il 2 Febbraio) e le caratteristiche simili della celebrazione, svolta con dei ceri accesi.

Nella notte tra il 4 ed il 5 Febbraio del lontanissimo 1428, a Forlì, nell'attuale via Leone Cobelli, la scuola d'arte di un certo Mastro Lombardino da Rio Petroso, venne completamente avvolta dalle fiamme. L'incendio durò una giornata intera e si salvò solo una tela che rappresentava una bozza di una Madonna con il Bambino. L'evento venne celebrato come un miracolo e si verificò di nuovo a Faenza tra il 7 e l'8 Agosto del 1567. Da allora nella città di Forlì viene celebrato questo avvenimento e la tela originale viene gelosamente conservata in una navata del Duomo. Nel luogo della vecchia scuola, nel 1797, si è cominciato ad edificare una chiesetta in ricordo dell'evento, ma l'invasione napoleonica aveva bloccato la prosecuzione dei lavori. La basilica, la "Chiesetta del Miracolo", è stata completata nel 1819 e oggi, in corrispondenza della settimana in cui cade la celebrazione della Madonna del Fuoco, gli artisti locali espongono dei bassorilievi scolpiti su dei materiali vari, o dipinti, raffiguranti tutti la Madonna col Bambino. Anche la città di Forlì possiede una statua raffigurante la Patrona, collocata su un obelisco marmoreo, illuminata di notte con dei proiettori e situata sulla piazza antistante il Duomo.

Postato da: Thunder7 a 11:31 | link | commenti (1)
storia, romagna

giovedì, 21 dicembre 2006

Ospitalità romagnola e ospitalità toscana.

I romagnoli sono un popolo ospitale, si sa, sono molto aperti, molto calorosi e disponibili.

I toscani, dalla loro, si sentono anch'essi molto ospitali e molto aperti, ma è sottinteso che al di sotto dell'Appennino qualcosa non va.

I romagnoli sono sempre allegri e non finiscono mai di stupire con il loro spirito d'imprenditorialità e di innovazione. Quello che c'è da dire, perlando sempre in linea strettamente generale, nelle città risultano anche un bel po' snob, super amanti del lusso, della bella vita e delle mode. Inoltre la loro grande apertura è più che mai un biglietto da visita, per cui non occorre farci delle grandi illusioni.

Le differenze, in linea di massima, sono tra romagnoli di campagna, ospitali più che mai e anche molto sui generis, tra quelli di città, molto fighetti, aperti sì, ma dove entrare in un gruppo occorre quasi un lasciapassare, e, infine, tra quelli delle zone costiere, molto ospitali, privi di pregiudizi, ma nel frattempo non sempre disposti ad accoglierti nella loro cerchia, strettamente separato dall'amicizia dovuta ad un calcolo strettamente economico e commerciale.

In conclusione, una volta capiti, i romagnoli appaiono delle brave persone, molto ospitali e con cui è facile attaccare bottone. E le donne? Sono anch'esse aperte, disponibili, ma non possiamo farci illusioni: la loro apertura non equivale al fatto che ci stanno! Anzi, sono a volte molto schiette e pure molto schive. In loro domina la voglia del nuovo, del divertimento, dell'avventura e dello stare sempre al passo con i tempi, prediligendo strettamente la concretezza dei fatti all'astrazione dei sentimenti.

E i toscani?

Si dice che siano aperti ed ospitali, in fondo sappiamo che in Toscana una delle principali fonti di reddito è il turismo d'arte.

Noi toscani siamo sicuramente un po' pazzi, molto schietti, con pochi peli sulla lingua, amiamo molto scherzare, fare battute e scandalizzare la gente.

Siamo, però, agli occhi nostri e di tutti, un po' chiusi, un po' irascibili e polemici.

Il nostro senso dell'ospitalità, soprattutto nelle zone interne, se confrontato con quello dei romagnoli, sembrerebbe quello di un cane da guardia. Non valorizziamo molto le nostre aree a livello turistico; o meglio (e qui si entra nella contraddizione), tendiamo a dare importanza solo ai tesori principali, quando in realtà ne saremmo pieni, ed accogliamo a braccia aperte il turista, ma spennandolo come un pollo. Si pensi alle nostre città d'arte, come Firenze, Pisa e Siena, alle città termali e alla costa. Qui il turismo è molto consistente, ma tende a subire, soprattutto in Versilia, dei forti contraccolpi, causati un po' dalle strutture ricettive, spesso scarse ed obsolete, se paragonate a quelle romagnole, ed offerte a peso d'oro...strutture medio-alte mostrano un listino con prezzi da capogiro, mentre a parità di costi la Romagna offre almeno il triplo. Ma se la Toscana è bella, è indiscutibile, i servizi che offre meritano veramente dei prezzi cosi esosi? E' vero, e questa è la giustificazione più frequente, che la Toscana punta sul turismo d'élite e sul lusso. Ma il lusso dov'è? Non può essere lusso solo ciò che offre l'ambiente, quando poi ci sono pochi stabilimenti balneari, pochissimi alberghi, poche pensioni, pochi parchi giochi, pochi luoghi di passeggio turistico curati....in parole povere, pochi servizi per il turista, che non vorrà certo starsene in un residence per tutto il tempo, o in mezzo alla campagna.

In questo modo la Toscana non si sviluppa mai e rimane arretrata, alla faccia dell'ospitalità; soprattutto se si pensa che col tempo si è diffusa la nomea che i toscani, a livello turistico, ti sfilano tutto quello che hai nel portafogli. Sembrerebbe piuttosto che, mentre i romagnoli accolgono il viandante a braccia aperte, rifocillandolo e raccontandogli delle storie, i toscani abbiano posto un bel cartello che recita "inizio del territorio toscano: limite invalicabile" e che mandino via i forestieri a schioppettate.

E poi si ha il coraggio di pubblicizzare delle feste tradizionali dove la gente locale dedica anima e corpo al nuovo arrivato...quando a volte, nei paesi più sperduti, non si sa nemmeno chi è un turista!

Beh, forse esagero un po', però c'è chi me lo fa notare, a nord dell'Appennino, soprattutto in termini di chiusura mentale, di provincialismo, e, perché no, di arretratezza culturale, specialmente in Valtiberina. E io, in qualità di toscano e per giunta valtiberino, gli do piena ragione, sebbene in maniera non del tutto esplicita. Pure io ho potuto constatare che non siamo perfetti, tanto meno aperti. MB

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lunedì, 18 dicembre 2006

La Valtiberina confina con Rimini: ecco il nuovo vicino.

Nella giornata di ieri, domenica 17 dicembre, dalle ore 7 alle 22, e nella giornata odierna, lunedì 18 dicembre 2006, si è svolto il referendum per l'annessione di sette comuni dell'attuale provincia di Pesaro-Urbino a quella di Rimini. Un referendum di cui i media non hanno parlato. Si sa, gli aventi diritto al voto, in quell'area, sono appena 16.410, veramente pochi, se calcoliamo che la città di Sansepolcro ha ben 16.000 abitanti e poco più di 10.000 elettori. Eppure, forse anche a causa dello sciopero dei giornalisti, a livello nazionale non si è parlato di questo evento che, come era prevedibile, ha cambiato la cartina geopolitica dell'Italia. Una regione si è allargata, raggiungendo o superando in dimensioni la Toscana, e questa è l'Emilia-Romagna; un'altra, già assai piccola, si è ristretta, ovvero, le Marche. Sette comuni, due dei quali confinanti con la provincia di Arezzo, hanno scelto di passare sotto Rimini: Casteldelci, Pennabilli, Novafeltria, Sant'Agata Feltria, Talamello, Maiolo e San Leo. E' andato a votare il 67,51% del corpo elettorale e l'83,91% ha optato per l'annessione alla Romagna. Questi comuni della Valmarecchia erano da tempo favorevoli al referendum e da sempre lamentano problemi enormi di viabilità, di collegamenti e di sviluppo economico. Questa terra, legata storicamente ai Malatesta di Rimini, ma successivamente ai Montefeltro di Urbino, ha molti legami sia territoriali che socio-economici con il riminese. L'accento stesso degli abitanti di quest'area è romagnolo, infatti recentemente è stato coniato un neologismo che li definisce "marchignoli". L'economia è legata al modello di sviluppo dell'entroterra riminese e pure il prefisso telefonico è lo stesso, ovvero 0541, mentre quello di Pesaro è 0721 e quello della zona di Urbino è 0722. Eppure c'è sempre chi è contrario, in particolare chi sostiene l'importanza di mantenere il territorio del Montefeltro unito, chi ricorda che separare questi comuni dalla provincia di Pesaro-Urbino significa ridisegnare i confini e le funzioni dei vari enti territoriali. E' contrario soprattutto chi ricorda l'impegno assunto dalla provincia di Pesaro, negli ultimi anni, oltre che da Ancona, per sostenere economicamente questa terra di confine, alquanto svantaggiata. I sette comuni della Valmarecchia hanno però molto in comune con Rimini, ed è per questo che i suoi abitanti sono d'accordo con la secessione. Il nuovo capoluogo di provincia dista solo mezz'ora di tempo da Novafeltria, quando invece, per arrivare a Pesaro, ce ne vogliono quasi due, dovendo, tra l'altro, passare per Rimini. La secessione non è però immediata: occorrono ancora vari passaggi burocratici, quali la consultazione tra le due regioni e la trasformazione del risultato referendario in legge dello stato. Forse tra due anni vedremo cambiati i confini istituzionali. 

Comunque si tratta di un'altra vittoria per la Romagna, che cerca col tempo di radunare tutta la sua etnia entro i propri confini, sperando, chissà, un giorno, di ottenere l'autonomia da Bologna, staccandosi dall'Emilia. Il 4 marzo 1923, un decreto regio sanciva il passaggio di addirittura 11 comuni della Toscana alla Romagna, o meglio, dalla provincia di Firenze, che toccava le porte di Forlì, a quest'ultima. Quella di oggi è stata, quindi, una nuova fase. Chissà se toccherà anche a Imola e alla valle del Santerno, che sono in provincia di Bologna, oppure ai tre comuni ancora fiorentini, ma "toscano-romagnoli", come Marradi, Firenzuola e Palazzolo sul Senio, o, perché no, a Badia Tedalda?

Intanto la Valtiberina si ritrova alle frontiere una nuova provincia: quella di Rimini. Forse si tratta di una provvidenziale occasione di collaborazione turistico-economica che potrebbe veramente aiutare la nostra vallata.

                                                               Manuele Brizzi    

Postato da: Thunder7 a 23:04 | link | commenti (57)
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mercoledì, 13 dicembre 2006

La nevicata del 13 dicembre...del 2001.

Era il giorno di Santa Lucia, ma di ben 5 anni fa. Frequentavo da poco l'università a Forlì e, dopo che nella mattinata avevo avuto la prima prova di tedesco, nel primo pomeriggio, io e gli altri amici-colleghi, eravamo andati presso l'Aula Magna a seguire la lezione di Economia Internazionale. Al ritorno ero io e Andrea, un mio amico che frequentava, allora, la facoltà di Interpreti e Traduttori, ma che seguiva due materie opzionali nella mia facoltà, Scienze Internazionali e Diplomatiche. Io ero a piedi e lui in bici: vivevamo nello stesso studentato, per cui mi aveva dato un passaggio sulla canna di una mountain bike assai fragile. Io ero tutto intento a coprirmi, data l'aria gelida di quei giorni che, in bici, sembrava tagliasse il collo. Il cielo era bianco e per le strade, già decorate dalle luminarie natalizie, vi erano i banchini di Santa Lucia, una festa particolarmente celebrata a Forlì, in particolare con le fiere, allestite in Corso della Repubblica. Quel giorno, però, gli espositori dei banchini non ebbero molta fortuna. In bici, appena raggiunta Piazza Saffi da Corso della Repubblica, sentivamo che qualcosa di secco e granelloso cominciava a cadere dal cielo: sembrava grandine. Io cominciavo a pensare che fosse neve e ricordo che Andrea non condivideva. Nel giro di un minuto, giusto il tempo di attraversare la piazza, la strana "grandine" si era trasformata in neve ed aveva già imbiancato tutto. Giunti nello studentato, tutti erano incantati a guardare dalle finestre, con una gioia mai vista, naturalmente cercando di sporgersi fuori il meno possibile. Erano solo le 15:30, ma la neve continuò a cadere sempre più fitta, e con fiocchi sempre più grandi, fino a tarda sera. Verso le 17 qualcuno cominciava a scendere in strada per forgiare dei pupazzi di neve o per fare a pallate, mentre io ed un mio amico abbiamo approfittato della nevicata per andare in Piazza Saffi, a buio, per vedere l'atmosfera natalizia sotto la neve. La torre civica ed i campanili, del Duomo e di S. Mercuriale sono decorati dalle luci, per Natale, le vie del centro, come Corso Garibaldi, la più ricca di negozi, è di solito piena di luci e inoltre sulla Piazza, più o meno tutti gli anni, viene allestito un grande Albero di Natale illuminato. Vedere i grandi fiocchi che scendevano tra le luci natalizie e sotto l'Albero ci lasciava veramente estasiati. Un'atmosfera incredibile, che regalava un'infinità di gioia. La neve continuò a scendere fino alle 22:30. C'era più di mezzo metro di neve: tutto era bianco, sotto una coltre spessa che i tetti e i rami degli alberi faticavano a reggere. Nessuno aveva mai visto la città di Forlì così innevata. Le ruspe cercavano di liberare le piazze e le strade del centro caricando la neve sui camion. Durante la notte tornò il sereno e la neve si congelò, restando per ben una settimana. La serata del 13 dicembre, con una nevicata da record che interessò tutto il nord fino al crinale appenninico, ed escludendo il centro Italia, si concluse con lanci di pallate tra me, un mio amico e due nostre amichette di quei tempi. Il fine settimana rimasi bloccato dalla neve a Forlì, visto che era caduta di giovedì, ma ci divertimmo lo stesso...quel fine settimana mangiammo una pizza alle Macine e andammo al Barajà.
Erano dei bei tempi spensierati, di cui tutti noi, che vivemmo direttamente quella nevicata, proviamo nostalgia. Andrea stesso me lo ha scritto per e-mail sia l'anno scorso che quest'anno...e non solo lui...

Forse questa nevicata ci fa anche pensare che eravamo più giovani...e che avevamo ancora più tempo davanti per le spensieratezze.

Forse ci vuole una nuova nevicata simile...magari in questo periodo dell'anno!

                                                             Manuele Brizzi

Postato da: Thunder7 a 16:47 | link | commenti (2)
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