Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.

Eccomi

Utente: Thunder7
Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA. N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità. Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.

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lunedì, 24 marzo 2008

Il comportamento degli Occidentali visto da Filippo Facci de "Il Giornale" (Inviata da Andrea Borin e da Francesco Adami)

L'Ipocrisia dell'Occidente

Non è disfattismo pensare che per il Tibet, in concreto, non si farà nulla o ci si limiterà a spiegare ciò che non va fatto. Si invoca il boicottaggio delle Olimpiadi (che non verranno mai boicottate) come se maratoneti e lanciatori di giavellotto potessero affrontare moralmente ciò che l’Onu diserta politicamente: l’Occidente finge di appoggiarsi alla speranza che l’evoluzione del mercato cinese possa portare alla democrazia, ossia che alle libertà economiche possano equivalere quelle politiche. Eppure, secondo molti osservatori, il problema cinese è giusto il contrario. A Pechino, liberalizzando e democratizzando, temono di mettere a rischio la crescita economica.
Tornando alle piccole cose italiche, vediamo che le timide reazioni nostrane sono sintomatiche: hanno reagito d’impulso, dopo le prime notizie dal Tibet, solo i ruspanti della Destra e della Lega; Gianfranco Fini, Walter Veltroni, Massimo D’Alema e Fausto Bertinotti di converso hanno fatto invocazioni di circostanza che in concreto sono nulla, con l’eccezione del candidato sindaco Gianni Alemanno che ha prospettato il boicottaggio olimpico. Anche l’appello del Presidente della Repubblica, che invoca «un’iniziativa europea», in buona sostanza, chiede che del problema si occupino altri. Il cinismo commerciale di certo Occidente, se fosse una persona, assomiglierebbe terribilmente a Romano Prodi. L’esempio del Dalai Lama è lampante. Nel dicembre scorso, quando da capo del governo non volle incontrare il capo spirituale tibetano, Prodi disse così: «Ho la responsabilità di un Paese e devo rendermi conto delle conseguenze delle mie azioni: il Dalai Lama in fondo non l’avevamo neanche invitato, e comunque la ragion di Stato esiste». Nell’ottobre 2006, nondimeno, Prodi mancò a un altro incontro col Dalai Lama prima di recarsi in visita ufficiale in Cina. E arrivederci.
Berlusconi per ora tace, anche se avrebbe buon gioco nel ricordare che da capo del governo, nel 1994, ricevette il Dalai Lama senza che l’import-export con la Cina andasse per forza in frantumi. Parte della sinistra invece non riesce a non strizzare l’occhio a un’economia che potrebbe sbaraccare quella statunitense, e sarà per questo, nel dicembre scorso, che tra i Comunisti italiani non c’era neanche un firmatario tra i 285 parlamentari che chiesero un ricevimento ufficiale per il leader tibetano; di Rifondazione comunista, poi, firmarono solo in due. Il nostro Paese ne uscì come un paesaggio di mezze stature e di piccoli interessi, per quanto nei mesi precedenti gli Usa avessero appigliato al Dalai Lama la medaglia d’oro del Congresso e nonostante lo stesso avessero già fatto Canada, Austria e Germania: lo Stato guidato da Angela Merkel, notare, era e resta il primo Paese europeo per interscambio con la Cina. Ma non ebbe paura.

Ciò posto, gli Usa non possono rinunciare ai prodotti cinesi a basso costo e gli investitori cinesi se sparissero farebbero tracollare il Paese; l’Europa, manco a dirlo, ha nella Cina il principale partner commerciale. Di fronte a questo, i diritti umani valgono un fico secco. Nessuno azzarda l’inversione dei ruoli; ossia che anche Pechino non possa permettersi di azzerare l’interscambio commerciale con l’Occidente. Il Tibet non è un problema, giacché l’economia occidentale, in passato, non si è fatta condizionare da ben altro: dai dati sulla pena di morte in Cina, dalle notizie sugli organi espiantati e rivenduti senza il consenso dei familiari, dalle torture, dai religiosi ammazzati, dai dissidenti imbottiti di psicofarmaci, dai lager dove milioni di uomini imprigionati alimentano un'economia anche fondata sullo schiavismo. Nessuno, per ora, ha seriamente condannato la Repubblica Popolare Cinese per la sua produzione industriale e manifatturiera operata nei lager, la stessa schiavitù impiegata, ora, per preparare le mirabolanti strutture olimpioniche che vedremo l’estate prossima.
Nessuno ha seriamente da dire neppure sui lavoratori non forzati: nelle imprese private cinesi, a fronte di paghe ridicole e di ferie praticamente inesistenti, le ore straordinarie sono obbligatorie e forfettizzate; la cifra è la stessa che si tratti di venti minuti o di dieci ore. I salari sono spesso pagati in ritardo per giornate che vanno dalle 10 alle 12 ore, e i regolamenti sono da pazzi: capita che ai lavoratori sia vietato di parlare nelle ore di lavoro e anche durante i pasti, mentre in caso di negligenza è previsto licenziamento e pene corporali. Ai lavoratori spesso è vietato sposarsi e avere figli. Se licenziati, spesso, non ricevono alcuna indennità e solo una minima parte della pensione. In Cina non si può certo parlare di cure sanitarie, e i licenziati possono vedersi negare l’accesso all’educazione scolastica dei figli: da qui una maggior tolleranza per il lavoro minorile e nondimeno per una spaventosa quantità di ragazzini morti sul lavoro. Resta inteso che i sindacati indipendenti sono proibiti. Non è chiaro quanto possa durare tutto questo: ma è ben evidente che a un possibile tracollo della Cina saranno egualmente impreparati Bruxelles come Pechino.

Filippo Facci
www.ilgiornale.it

Postato da: Thunder7 a 18:04 | link | commenti (3)
italia, politica, opinioni, economia, estero

sabato, 08 marzo 2008

Parodia: la metafora de "La Cicala e la Formica", in Italia

 

VERSIONE CLASSICA
La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce
la casa e accantona le provviste per l'inverno.
La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica
sia stupida; ride,danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo
ristorandosi con le provviste accumulate mentre la
cicala trema dal freddo, rimane senza cibo e muore.


VERSIONE AGGIORNATA
La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce
la casa e accantona le provviste per l'inverno.
La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica
sia stupida; ride,danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo
ristorandosi con le provviste accumulate.

La cicala tremante dal freddo organizza una conferenza
stampa e pone la questione del perché la formica ha il
diritto d'essere al caldo e ben nutrita mentre altri
meno fortunati muoiono di freddo e fame.
La televisione organizza delle trasmissioni in diretta
che mostrano la cicala tremante dal freddo nonché
degli spezzoni della formica al caldo nella sua
confortevole casa con l'abbondante tavola piena di
ogni ben di Dio.
I telespettatori sono colpiti dal fatto che, in un
paese così ricco, si lasci soffrire la povera cicala
mentre altri vivono nell'abbondanza.
I sindacati manifestano davanti alla casa della
formica in solidarietà della cicala mentre i
giornalisti organizzano delle interviste domandando
perché la formica divenuta così ricca sulle spalle
della cicala ed interpellano il governo perchè aumenti
le tasse della formica affinché essa paghi la sua
giusta parte.
In linea con i sondaggi,il governo redige una legge
per l'eguaglianza economica ed una (retroattiva
all'estate precedente ) anti discriminatoria.
Le tasse sono aumentate e la formica riceve una multa
per non aver occupato la cicala come apprendista, la
casa della formica viene sequestrata dal fisco perchè
non ha i soldi per pagare le tasse e le multe: la
formica lascia il paese e si trasferisce in
Liechtenstein.
La televisione prepara un reportage sulla cicala che,
ora ben in carne, sta terminando le provviste lasciate
dalla formica nonostante la primavera sia ancora
lontana.
L'ex casa della formica, divenuto alloggio sociale per
la cicala, comincia a deteriorasi nel disinteresse
della cicala e del governo.
Sono avviate delle rimostranze nei confronti del
governo per la mancanza di assistenza sociale, viene
creata una commissione apposita con un costo di 10
milioni.
Intanto la cicala muore di overdose mentre la stampa
evidenzia ancora di più quanto sia urgente occuparsi
delle ineguaglianze sociali; la casa è ora occupata da
ragni immigrati.
Il governo si felicita delle diversità multiculturali
del paese così aperto e socialmente evoluto.
I ragni organizzano un traffico d'eroina, una gang di
ladri, un traffico di mantidi prostitute e
terrorizzano la comunità.
Il partito della sinistra propone l'integrazione
perché la repressione genera violenza e violenza
chiama violenza....

Inviata da Francesco Adami e da Diego de Blasi

Postato da: Thunder7 a 14:51 | link | commenti (3)
italia, politica, opinioni, life, economia, giustizia, estero

mercoledì, 27 febbraio 2008

Sviluppare l'Italia a partire dalla P.A. e dal Sud

Ultimamente vi sono accesi dibattiti sulla modernizzazione del paese, affinché possa permettergli di evitare il baratro più totale. In questo momento siamo già nel baratro, ma stiamo sprofondando negli abissi, nonostante i linguaggi del politichese parlino di "ricette che permettino all'Italia di tornare a correre". L'Italia ha urgenza di salvarsi dal suo decesso definitivo, e questo non può che avvenire nei seguenti modi:

_Riduzione delle leggi: "Poche ma buone".

_Eliminazione della burocrazia ed introduzione dell'Information Technology nella Pubblica Amministrazione. (Riduzione della burocrazia dovuta anche alla forte riduzione-razionalizzazione delle leggi, che al momento paralizzano l'economia, lo sviluppo e che danno lavoro solo alle svariate lobbies e corporazioni).

_Eliminazione di carrozzoni come le Province, devolvendo i compiti "federali" alle Regioni.

_Repressione della criminalità con sistemi tecnologicamente avanzati, impedimento anche armato dell'accesso nel territorio italiano (anche marittimo e aereo) di ogni clandestino, di qualsivoglia paese, razza, etnia, religione e lingua.

_Certezza della pena e garanzia del diritto: "chi è colpevole paghi, chi è onesto sia tutelato".

_Ricerca ed innovazione, raccolta differenziata ed introduzione massiccia di fonti di energia alternativa e rinnovabile, e di sistemi di telecomunicazione efficienti e gratuiti (Voip, Wi-Fi, Wi-Max).

_Eliminazione delle lobbies: i privilegi devono seguire una logica meritocratica.

_Flessibilità dei salari, con incentivi alle imprese, ai giovani imprenditori, ai neolaureati in cerca di occupazione e alle famiglie con almeno 3 componenti ed un solo salario.

_Monitoraggio attento e costante sui prezzi, in maniera che sia rispettata la proporzione aumento del prezzo < o = aumento dei salari di ogni categoria.

_Eliminazione dei corsi di laurea inutili allo sviluppo del paese e professionalizzazione delle Università, in maniera da eliminare lobbies, caste e corporazioni, e quindi, esami di stato per l'iscrizione all'ordine.

_Liberalizzazione dei monopoli: trasporti, energia, costruzioni, servizi.

_Militarizzazione e videosorveglianza del territorio al fine di prevenire la criminalità ed il vandalismo.

_Politiche adeguate dei trasporti, dell'urbanistica e delle infrastrutture, che tengano conto della domanda, della frequenza d'utilizzo e delle caratteristiche morfologiche del territorio.

_Manutenzioni continue.

Tra tutte queste ricette a cui molti italiani auspicano, ma delle quali (e solo di alcune di esse) si è solo sentito parlare inutilmente, in termini di pura demagogia e comunicazione elettorale, spicca un articolo comparso sul "Corriere della Sera", sezione Economia, del 4 Febbraio scorso. E' una proposta di sviluppo del Sud-Italia, considerabile sempre più come la nostra "India", avendo le caratteristiche congiunturali simili a quelle di un paese del Terzo Mondo, e di cui è per questo possibile cogliere le opportunità: abbassare il costo della manodopera nel Sud, in maniera da permettere a molti imprenditori di delocalizzare la produzione in regioni sempre italiane, invece di emigrare all'estero. Sarebbe un ottimo sistema per creare sviluppo ed occupazione in una vasta area dell'Italia, dove attualmente la quasi totalità dei giovani è costretta ad emigrare, cercando di formarsi al Nord, per poi cercare dei legami col mondo del lavoro settentrionale, oppure andando perfino a fare i camerieri in Gran Bretagna e in Irlanda. Fare Out-sourcing nel Meridione è meglio che trasferire interi stabilimenti nell'Est-europeo o in Oriente, lasciando poi migliaia di senza-lavoro nel nostro paese, e privando l'Italia dei suoi vari Know-How acquisiti dopo molti anni di esperienza e fatiche. MB 

L' intervista Il presidente di Confindustria servizi indica una tabella di marcia per rilanciare il terziario, anche nelle aree più depresse

«Il Sud può essere la nostra India»

L' analisi di Tripi: «Regioni ricche di talenti. Ma servono incentivi automatici per le aziende»DI ISIDORO TROVATO

Più che una ricetta per tornare a correre all' Italia servirebbero dei buoni consigli per non ritrovarsi seduta. Potrebbe essere sintetizzata così la previsione per il futuro prossimo venturo della nostra impresa da parte di Alberto Tripi, presidente di Confindustria servizi. «I dati - afferma Tripi - dicono che il nostro settore tiene un' andatura veloce (superiore a quella del resto del paese) ma anche che nel resto del mondo si corre ancora più in fretta». Una buona accelerata al comparto dei servizi innovativi e tecnologici potrebbe darla la pubblica amministrazione che invece risulta ancora poco al passo con i tempi e ancor meno propensa ad adeguarsi. «È il nostro grande cruccio: esistono certe sacche della pubblica amministrazione che si rifiutano di investire in innovazione tecnologica. Basti pensare che gli investimenti pubblici in campo informatico diminuiscono ogni anno dal 4 all' 8 per cento. E questo perché i soldi non spesi con gli hardware (che costano sempre meno) non vengono reinvestiti in risorse umane che possano fare ricerca innovativa e tecnologica». Sorge il dubbio che certe sacche della pubblica amministrazione si oppongano al dilagare della tecnologia perché altrimenti sarebbe più controllabile «È la tesi più accreditata. In pochi sanno che attualmente la tecnologia permetterebbe a ogni cittadino di sapere in tempo reale dov' è la sua pratica, come si chiama l' impiegato che la sta utilizzando e da quando tempo è ferma in un determinato ufficio. Pensate solo a quanto ammonta per le imprese il danno causato dalle lungaggini della burocrazia». A proposito d' imprese, da più parti il Sud Italia viene indicato come la nostra risorsa più efficace, almeno potenzialmente. Ma realtà è ben diversa. «Talenti e risorse umane non mancano, ma ci sono troppe difficoltà ambientale. Il Sud potrebbe rappresentare la nostra India. Ma servono incentivi automatici come il credito d' imposta per chi investe nel mezzogiorno. La velocità con cui crescono i Servizi Innovativi e Tecnologici nel Mezzogiorno indica che, per quest'area puntare sullo sviluppo del settore potrebbe rappresentare una via maestra di qualificazione e crescita dell' economia locale». Ciò in cosa si traduce? «In infrastrutture avanzate integrate con reti a larghissima banda e investire nella formazione considerando, inoltre, che l' elevata soglia culturale e professionale necessaria per svolgere un' attività in questo settore, potrebbe costituire un efficace sbarramento contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. E questo è forse il maggior beneficio che lo sviluppo di un' economia dei servizi innovativi potrebbe portare alle regioni Sud». Intanto però cresce, soprattutto tra le Pmi, la consapevolezza di quanto sia importante l' area dei servizi innovativi per gareggiare in maniera più competitiva su qualsiasi mercato. «Per fortuna è vero. Ormai soprattutto le imprese medio piccole (che prime erano le più refrattarie a questo concetto) hanno capito che non esiste più un' economia del manifatturiero senza servizi e viceversa. Il prodotto hard è ormai un mix tra la parte fisica e i servizi. Un concetto che vale ancora di più per chi vuole avvicinarsi a mercati internazionali. per vendere i nostri prodotti all' estero bisogna affiancarli con dei servizi validi: supporto tecnologico, rete vendite capillare, marketing, informatica. Le Pmi hanno ormai ben chiaro che senza servizi tecnologici avanzati le loro imprese avranno vita molto breve». I servizi come asso nella manica per raddoppiare la competitività? «È per questo motivo che molte delle nostre Pmi, dopo aver subito negli anni scorsi una profonda crisi di competitività e quindi una dura selezione, ora grazie a un cambiamento di strategia che privilegia l' innovazione, sono in grado di riaffacciarsi con successo sui mercati internazionali».

Pagina 14
(4 febbraio 2008) - Corriere Economia

 

Postato da: Thunder7 a 12:06 | link | commenti (1)
italia, opinioni, economia, estero

venerdì, 18 gennaio 2008

Immigrazione: un esempio di come regolamentarla, dall'Australia

DICHIARAZIONI DEL MINISTRO AUSTRALIANO PETER COSTELLO

Non sono contrario all´immigrazione

 e non ho niente contro coloro

che cercano una vita migliore venendo in Australia.
Tuttavia ci sono questioni che, coloro che recentemente
sono arrivati nel nostro paese e a quanto sembra

anche qualcuno dei nostri concittadini nati qui,

devono capire.
L´idea che l´Australia debba essere una comunità multiculturale è servita
soltanto a dissolvere la nostra sovranità ed il sentimento di identità nazionale.
Come australiani, abbiamo la nostra cultura, la nostra società, la
nostra lingua ed il nostro modo di vivere.
Questa cultura è nata e cresciuta durante più di due secoli di lotte,
processi e vittorie da parte dei milioni di uomini e donne

che hanno cercato la libertà di questo paese.
Noi parliamo l´inglese,

 non il libanese, l´arabo, il cinese, il giapponese, il russo o qualsiasi altra lingua.
Perciò, se desiderate far parte della nostra società, imparate la lingua!
La maggioranza degli australiani crede in Dio. Non si tratta soltanto di
un affare privato di qualche cristiano fondamentalista di destra, ma vi
è un dato di fatto certo ed incontrovertibile: uomini e donne cristiani
hanno fondato questa nazione su principi cristiani, ed è chiaramente
documentato nella nostra storia e dovrebbe essere scritto sui muri delle nostre scuole.

Se il nostro Dio vi offende, allora vi consiglio
di prendere in considerazione la decisione di scegliere un'altra parte
del mondo per mettere su casa, perché Dio è parte della nostra cultura.
Accetteremo le vostre opinioni religiose, e non vi faremo domande,
però daremo per scontato che anche voi accettiate le nostre e
cercherete di vivere in pace ed armonia con noi.
Se
la Croce
vi offende, o vi molesta, o non vi piace, allora dovrete
pensare seriamente di andarvene da qualche altra parte.
Siamo orgogliosi della nostra cultura e non pensiamo minimamente di
cambiarla, ed i problemi del vostro paese di origine non devono essere
trasferiti sul nostro.
Cercate di capire che potete praticare la vostra cultura, ma non dovete
assolutamente obbligare gli altri a farlo.
Questo è il nostro paese,la nostra terra, il nostro modo di vivere
vi offriamo la possibilità di viverci al meglio.
Ma se voi cominciate a lamentarvi, a piagnucolare, e non accettate la
nostra bandiera, il nostro giuramento,i nostri impegni, le nostre
credenze cristiane, o il nostro modo di vivere, vi dico con la massima
franchezza che potete far uso di questa nostra grande libertà di cui
godiamo in Australia: il diritto di andarvene.
Se non siete felici qui, allora andatevene.
Nessuno vi ha obbligato a venire nel nostro paese.
Voi avete chiesto di vivere qui: ed allora accettate il paese che avete scelto.
Se non lo fate, andatevene!
Vi abbiamo accolto aprendo le porte del nostro paese; se
non volete essere cittadini come tutti in questo paese, allora tornate
al paese da cui siete partiti!

Questo è il dovere di ogni nazione.

Questo è il dovere di ogni immigrante.

Un ringraziamento a Torpedo Joe, colui che ha inviato a Vento del Nord tale missiva. 

Postato da: Thunder7 a 15:06 | link | commenti (7)
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mercoledì, 12 dicembre 2007

Dalla Germania il divieto di sesso tra adolescenti: dalla paranoia alla pazzia

Sul Corriere della Sera di oggi, 12 dicembre 2007, è apparso un articolo su una proposta di legge che in Germania ha creato forti perplessità e confusione all'interno del Bundestag ed in seno al Bundesregierung. Sulla scia di una Direttiva Cornice del'Unione Europea che impone ai paesi membri di adeguare le proprie legislazioni alla lotta contro la prostituzione e la pornografia infantile, il ministro della Giustizia tedesco, la socialdemocratica Brigitte Zypris, ha dato luogo ad un progetto di legge che doveva essere votato domani, con il quale si abbassa l'età da 18 a 16, per la punizione penale, e soprattutto, si tratta di un provvedimento contro non solo le prestazioni sessuali, ma anche le "effusioni spinte" tipiche dei teenagers, per le quali è previsto un compenso materiale. Tale progetto ha inevitabilmente alterato la sinistra tedesca, i Verdi e i Liberali, i quali hanno fortemente accusato i cristiano-democratici e i socialdemocratici di voler "proibire tutto e regolare tutto". Una legge simile vieterebbe, in poche parole, ad un ragazzo o ad una ragazza da 16 anni in su di regalare qualcosa ad una ragazza o ragazzo, specialmente se tale gesto viene seguito da un bacio. Come pure diventerebbe vietato offrire da bere ad una persona da poco conosciuta, per poi sperare di appartarsi, o invitare al cinema una ragazza, sperando in un suo avvicinamento sessuale. In parole povere, questa legge rischierebbe di rivoluzionare i costumi di intere fascie di età che ormai sono consolidati da più di tre generazioni. Un provvedimento come questo crea anche una forte confusione al legislatore, che non distinguerebbe più quando si tratta di sfruttamento della prostituzione o di semplice e normalissimo corteggiamento. Un po' come la legge contro la pedofilia in Italia che porta molti a credere che un ragazzo di 20 anni che corteggia una sedicenne sia un pedofilo, quando in verità la legge permette alle ragazze di 16 anni perfino il rapporto sessuale con un maggiorenne, se questa è consenziente.

Naturalmente il progetto di legge tedesco non verrà più votato domani, infatti è stato tutto rinviato finché non verranno precisati i contenuti e i margini di applicabilità della legge, che altrimenti, promulgata in quest modo, manderebbe in frantumi il governo di coalizione di Angela Merkel.

Comunque in Italia, un provvedimento simile, oltre a non essere possibile per la degenerazione impressionante dei costumi della nostra società, piacerebbe assai agli intransigenti bigotti e a tutti i frustrati che sono piombati nel moralismo invadente, dal momento che nei confronti dell'altro sesso non hanno mai risolto nulla (da come si dice: "mal comune, mezzo gaudio"). MB  

Per approfondimenti cliccate QUI

Postato da: Thunder7 a 13:05 | link | commenti
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venerdì, 02 novembre 2007

Basta con l'ipocrisia: immigrati irregolari a casa e non entrate in Italia

Non è né uno slogan razzista, né una dichiarazione fascio-leghista come molti potrebbero immaginare. Bisogna solo dire basta alla politica della iper-tolleranza e dell'accoglienza di cani e porci, caratteristica solo dell'Italia, che agli occhi di chiunque sembra sempre di più un paese allo sbando.

L'immigrazione è un fenomeno normale, che appartiene alla storia dei popoli e al ciclo dell'economia, ma deve essere strettamente controllato. Paesi come la Germania, l'Austria, la Svizzera, ma ora anche la Francia di Sarkozy ed altri paesi, controllano i flussi migratori in base alla domanda interna di lavoro. Se la congiuntura economica è al momento sfavorevole e se il tasso di disoccupazione è in crescita, nessun immigrato entra. Esistono delle analisi specifiche per determinare le quote di immigrati che possono avere accesso in un territorio e funziona più o meno come nelle facoltà a numero chiuso, ma è giusto che sia così per coloro che soggiornano più a lungo. Questo deve valere anche per i cittadini comunitari. Esistono analisi basate sul rapporto offerta/domanda di lavoro anche sugli impieghi che ben pochi cittadini nazionali desiderano svolgere, pure in presenza di un elevato numero di disoccupati da più di 12 mesi.

Coloro che entrano, in parole povere, devono essere regolari, adeguarsi alla legislazione nazionale, come ai suoi usi e costumi, pur continuando a professare liberamente la propria religione nell'estremo rispetto di quelle presenti nel territorio ospitante e, in più, una volta occupati, devono far fronte agli oneri fiscali.

Non è assolutamente una condanna, bensì, il normale codice di comportamento civile che ogni cittadino è tenuto a rispettare: colui che lascia il proprio paese di origine, dovrà aspettarsi di trasferire altrove le proprie abitudini burocratiche, facendo proprie le regole, le norme e le usanze del nuovo paese.

Purtroppo spesso non è così. In Italia la debolezza dei governi e l'ipocrisia dei cittadini apatici e menefreghisti, insieme al subdolo disegno dei politici volto all'ottenimento dei voti da nuovi arrivati e, nel caso italiano, dai delinquenti tout cour, lasciano libero l'ingresso a tutti...proprio a tutti, senza il minimo controllo.

E' mai possibile che in 5 anni la popolazione straniera in Italia sia passata da 1,5  a ben 4 milioni? E perché in Germania gli immigrati sono 7 milioni su 82 milioni di abitanti da ormai 20 anni?

E' evidente che tutti gli altri paesi dell'Unione Europea abbiano da tempo chiuso le frontiere. L'Italia, con i suoi 7.500 km di coste è attaccabile su tutti i fronti. Questo anche perché in questo paese si è troppo poco investito nella Difesa e nelle forze dell'ordine, a differenza, è ovvio, degli altri paesi.

In Italia oltre la metà di coloro che entrano è costituita da irregolari, da clandestini, da finti "rifugiati politici" che sono ricercati dalla polizia dei loro paesi, o che sono evasi dalle carceri. Molti, soprattutto conoscenti di origine nordafricana, che vivono in Francia da molti anni, mi hanno confermato che chi cerca veramente delle condizioni di vita migliori, si informa sull'eventuale paese ospitante, recandovisi non da clandestino, ma da regolarizzato, a costo di aspettare un anno per il visto, per poi arrivare non su zattere o gommoni, ma su dei regolari mezzi di trasporto di linea. Ecco poi cosa mi è stato detto: l'Italia è famosa nel mondo per la Giustizia che non funziona, per la presenza di leggi contraddittorie e per le procedure lentissime, farraginose e per la paralisi dei provvedimenti. Chiunque, ormai, all'estero è al corrente che in Italia le leggi difendono i delinquenti e mettono nei guai le persone oneste.

E i nostri politici ci godono: difendono i delinquenti, i mafiosi e i clandestini che vengono in Italia per depredare le case, seviziare le persone, per uccidere e per stuprare, e per cosa? Per avere i voti. Infatti molti progetti di legge consistono nel voto agli immigrati. E le regolarizzazioni? Ve ne è un'inflazione.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mancanza di sicurezza e di tutela da parte delle forze dell'ordine, con le mani legate, e della giustizia, visto che non vi è la certezza della pena. In più vi sono rapine nelle ville e negli appartamenti, persone pestate in strada, sevizie, atti di inciviltà e vandalismo, stupri di donne e di ragazzine e, in aggiunta, arroganti pretese di rispettare le usanze dei paesi d'origine di questi immigrati, ma a scapito del rispetto delle nostre leggi, delle nostre norme e dei nostri costumi. Il ministro degli Interni Giuliano Amato dovrebbe vergognarsi, insieme a Veltroni, nel aver ammesso che ben il 75% dei fuoriusciti dalle carceri della Romania sono venuti in Italia, e, nonostante ciò, fino all'omicidio di una donna di 47 anni a Roma, hanno sempre ribadito la non-urgenza del provvedimento da prendere contro immigrati comunitari non regolari, senza lavoro e con precedenti penali.

La gravità di questa situazione ha portato all'ennesimo fatto gravissimo: una donna di 47 anni, di nome Giovanna Reggiani, all'uscita di una stazione della metropolitana di Roma, tenuta in condizioni vergognose, in presenza di un campo nomadi e senza la sorveglianza di polizia o di militari, è stata barbaramente uccisa di botte, sbattuta a terra ripetutamente e rapinata. Questa donna è deceduta così, di una morte atroce, dopo che aveva cercato di sottrarsi alla violenza e alla rapina.

Sono eventi che in un paese civile non dovrebbero assolutamente verificarsi.

Ma molti Italiani, che vorrebbero, con la loro ipocrisia, rendere questo paese civile, accogliendo tutti, sottovalutando il fenomeno della droga e della criminalità, dimostrando omertà nei confronti della mafia, e tagliando, con le finanziarie, i fondi alle Forze Armate e a Polizia e Carabinieri, hanno reso questo paese la maglia nera d'Europa in fatto di civiltà e sicurezza. Questo accade accogliendo i barbari di altri paesi.

Ma la fine di quella donna dovrebbero farla tutti coloro che, politici compresi, vogliono bene ai clandestini e ai delinquenti.

                                      La coscienza di un comune e civile cittadino esasperato 

Postato da: Thunder7 a 01:30 | link | commenti (2)
italia, politica, giustizia, cronaca, estero

venerdì, 17 agosto 2007

Infrastrutture: l'Italia, 7a potenza, ha standard da Terzo Mondo! Ma ci sarà una spiegazione....

Non si tratta di un'affermazione riduttiva e arrabbiata del classico cittadino deluso, riguardo a tutto ciò che non funziona. Forse ce ne accorgiamo solo quando si viaggia, che all'estero funziona tutto a meraviglia nei servizi pubblici rispetto all'Italia (in questo caso per estero intendo i paesi occidentali). Recentemente sono stato in Spagna ed ho potuto verificare di persona che non è una leggenda il fatto che questo paese iberico ci stia paurosamente sorpassando a velocità sostenuta. La cosa che più mi spaventa è che insieme a questo ve ne sono molti altri ad essersi preparati al sorpasso: l'Italia ha registrato, nel 2005, una crescita negativa del -0,1%, mentre, nel 2006, la crescita è stata di appena l'1,2%, al pari semplicemente del Portogallo. La Spagna sta crescendo del 4% l'anno e anche altri paesi come Francia e Germania non vanno male, infatti si stanno riprendendo da un periodo di congiuntura economica negativa, mentre il Regno Unito sta registrando una crescita da boom economico che si protrae ormai da anni. Il problema che intendo sollevare non riguarda solo la crescita economica, quanto lo standard qualitativo delle infrastrutture italiane. In molti post che ho pubblicato sul blog ho evidenziato come le infrastrutture tedesche e francesi siano di gran lunga migliori delle nostre: sicuramente è più semplice costruire su altipiani o in terreni pianeggianti, poco franosi e in zone scarsamente urbanizzate. Così non si può dire della nostra penisola, dove, con il passare del tempo, si è costruito un po' ovunque e, in più, vi sono terreni particolarmente impervi e franosi, con dislivelli e asperità tali da costringere a degli sforzi economici enormi per far fronte alla realizzazione di opere d'arte particolari, come gallerie, trincee e viadotti. Il problema è però dato dal fatto che pure in Spagna, come nelle altre nazioni europee più evolute, non vi sono buche per le strade, che le superfici viabili sono sufficientemente ampie, che la segnaletica è ovunque in perfetto stato e che non è affatto mangiata dalla ruggine, e che l'illuminazione non è un miraggio come in Italia. La Spagna, per il momento, è la 9a potenza mondiale, in termini di PNL, mentre l'Italia è la 7a, davanti al Canada (benché la distanza da questi sia inferiore rispetto alla Francia, che è situata al 6° posto); in termini di PIL pro-capite la situazione non è delle migliori per l'Italia, visto che è al 21° posto, con 29.635 $/ab annui, ma la Spagna risulta ancora una volta al di sotto, con 27.227 $; come indice di sviluppo umano, ISU, l'Italia è addirittura progredita nel 2005, salendo al 18° posto, mentre la Spagna è al 21° (Fonte De Agostini). In Italia i disservizi nel settore pubblico sono paragonabili, se vogliamo essere ottimisti, ad un paese come la Grecia, piuttosto più povero, o addirittura alla Croazia o alla Serbia. Il problema è che tutti questi paesi, soprattutto l'est europeo, cercano di colmare i gap, prendendo come punti di riferimento gli standard tedeschi. E quindi si costruiscono le strade urbane e le autostrade con robuste massicciate in cemento, con gli adeguati sistemi di scolo, e con l'aggiunta finale dell'asfalto in qualità di copertura del cemento ben levigato; si colloca poi una segnaletica precisa, grande e leggibile, talvolta illuminata e soprattutto utilizzando materiali inossidabili, come l'alluminio o delle spesse lamiere zingate, ben smussate nei lati e con i cartelli attaccati direttamente sul palo, che invece di essere circolare, è quadrato o poliedrico; l'illuminazione viene posta in maniera regolare, attraverso l'utilizzo di moderne plafoniere e lampade efficienti, possibilmente su pali robusti ed elevati, anziché su piccoli pali dalla sezione circolare, come in Italia, in cui il primo urto comporta la sua distruzione e la caduta al suolo della plafoniera; inoltre, la segnaletica orizzontale non è un optional come in Italia: è presente su tutte le strade, attraverso strisce centrali e laterali ben visibili, prodotte con materiali resistenti alle intemperie, e con catarifrangenti situati lungo i bordi, al fine di garantire sicurezza e visibilità agli automobilisti soprattutto in caso di condizioni atmosferiche avverse. Per il resto i servizi pubblici, quali ospedali, trasporti, autobus, metro, tram, treni, marciapiedi e giardini, sono di gran lunga migliori che in Italia: forse si tratta di quel fenomeno definito vantaggio dell'arretratezza, ma gli sforzi di rinnovamento sono ben visibili e stanno producendo, in Spagna e come in molti altri paesi, dei risultati di gran lunga soddisfacenti. In Italia è la paralisi: i tentativi di miglioramento si traducono in carta bianca e gli interventi sono quasi esclusivamente all'insegna del risparmio all'osso, come nei trasporti pubblici, nelle ferrovie e nella costruzione di strade, dove la formazione delle buche dipende dalla fabbricazione di massicciate in terra battuta e dall'impiego di materiali scadenti, e dove l'illuminazione è presente solo dove indispensabile e la segnaletica orizzontale viene realizzata solo in occasione dell'inaugurazione dell'opera.

Se l'Italia è comunque ancora più ricca della Spagna e risulta, dati alla mano, la settima potenza mondiale, con la tassazione elevata che vige, a prescindere dallo spaventoso debito pubblico, dovrebbe avere senza il minimo problema degli standard infrastrutturali paragonabili a quelli tedeschi. Il debito pubblico potrebbe influire sulla frequenza delle manutenzioni e non sulla qualità di processo realizzativo e costruttivo. E' evidente che in Italia il denaro pubblico viene destinato ad altro, ma in maniera veramente clamorosa. Cari politici e care lobbies, che ormai dominate la nostra Penisola anche nelle sue particelle minori, è evidente che tutto ciò sia merito vostro (e noi continuiamo ancora a votarvi!!). Date un po' meno importanza ai vostri odiosi interessi sezionali, trascurate un pochino i vostri rapporti "intrinsechi" e....tirate fuori, dalle Vostre ampie tasche, i Nostri sudati soldi!! MB

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italia, economia, estero, infrastrutture

martedì, 03 luglio 2007

Una curiosità sulle auto della polizia

Le Alfa Romeo sono le tradizionali auto di Polizia di Stato e Carabinieri in Italia. In genere, a parte le recenti liberalizzazioni, ogni Stato cerca di adottare vetture dei rispettivi corpi di forze dell'ordine prodotte in patria.

Ecco però che le eccezioni delle volanti estere non sono, fortunatamente, solo italiane: qui sotto, forse sarà l'unico esemplare, un'Alfa Romeo 156 2.0 TS della Polizei, in Germania.

                 

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italia, estero, curiosità

sabato, 23 giugno 2007

Shanghai%20Trip

Lungimiranza è legge! Miglioramento continuo pure! Ecco come fare con la Cina.

L'Italia per molti anni ha continuato a considerare la Cina come un "gigante politico e un nano economico", anche quando le cose stavano sensibilmente cambiando. La Cina di oggi, infatti, non è più quella del periodo di Mao Tse Tung, quella del grande balzo e del lavoro in divisa. La cina, dal 1978, registra una costante crescita del 10% annuo e il tutto è cominciato dall'avvio di forme di apertura economica avviate da Deng Xiao Ping, pur mantenendo forte il regime comunista. La crescita di questo paese si è rivelata spettacolare: i dati provenienti dall'Osservatorio Asia parlano chiaro. La crescita della congiuntura economica è esponenziale, nessun paese al mondo è mai cresciuto del 10% l'anno per 30 anni di seguito. Da nano economico, dal 2005 la cina è la quarta potenza economica, dietro solo a Stati Uniti, Giappone e Germania, mentre l'Italia oggi è la settima potenza mondiale, in termini di PIL globale. La Cina è oggi il terzo esportatore ed il terzo importatore mondiale: nonostante la chiusura politica e culturale del paese, a livello economico la si tratta di una potenza molto internazionalizzata, dove il 70% del pil deriva dalle relazioni commerciali e, tra i paesi partner, vi è perfino Taiwan, considerata da Pechino come una provincia e nei confronti della quale vi è una rottura totale delle relazioni diplomatiche fin dal 1949. La Cina è pure il secondo importatore mondiale di energia e il primo inquinatore (dati del 2007). Perfino nelle riserve monetarie questo paese fa scintille: l'avanzo primario, derivante dalla bilancia commerciale, è immenso e i cittadini di questo gigante investono in titoli di Stato americani e in più, gran parte del debito estero Usa, proveniente dalle importazioni, è nei confronti della Cina. Il gigante orientale è, pressappoco, detentore della metà dello spaventoso debito statunitense. La Cina è un grandissimo esportatore di beni di consumo ed un grande importatore di materie prime e di prodotti tecnologicamente avanzati. Dalle imitazioni, questo stato sta passando ad investimenti incredibili in ricerca e sviluppo; si sta pure occidentalizzando, mantenendo solidi i capisaldi della propria cultura, proteggendola con gelosia.

I paesi africani, le cui miniere vengono sempre di più acquistate dai Cinesi, sono ben lieti di intraprendere relazioni con il gigante orientale, che nel frattempo si pone a paladino dello sviluppo dei paesi del Terzo Mondo, benché agli occhi degli Occidentali risulti sempre di più una nuova potenza colonialista. Nemmeno la Germania ha problemi a commerciare con la Cina, proprio perché, come del resto pure Svezia, Olanda e Finlandia, produce prodotti di elevata tecnologia.

L'Italia ha per il momento perso al primo round. La mancanza di lungimiranza, la filosofia del presente e l'invecchiamento della classe imprenditoriale, tipiche del sistema Italia, hanno lanciato il nostro paese in un'inutile battaglia a favore dei dazi e della continuità della concorrenza con la Cina sui beni di consumo. Tutte lamentele che in sede di Commissione e Parlamento Europeo lasciano il tempo che trovano, senza ottenere una grande accoglienza da parte di Germania e Nord Europa.

Perché l'Italia non si dà all'Hi-Tech, visto che comunque le potenzialità le ha? Perché non affrontare la concorrenza europea e americana, come fu durante il periodo del Boom Economico, invece di sfidare un paese di 1 miliardo e 350 milioni di anime e che cresce del 10% all'anno? In più l'Italia, invece di continuare a produrre con il nostro costo del lavoro, per poi esportare a prezzi cinesi, potrebbe organizzare meglio il proprio outsourcing, con impianti in Cina, vendendo però, a prezzi ben più elevati, in paesi come gli Stati Uniti e la Germania o il Giappone. La Cina è già in possesso della tecnologia industriale per produrre beni di consumo di qualità: i loro macchinari sono quasi interamente tedeschi e italiani, paesi co-leader nell'impiantistica industriale. Inoltre l'imprenditoria e la classe dirigente italiana devono mettersi in testa che i Cinesi sono un popolo orgoglioso della propria cultura e della propria potenza: non si può loro cambiare mentalità, usi e costumi, o imporre come bibita il vino e come cibo la pasta. Si tratterebbe solo di consumi occasionali, che è bene che vi siano, ma che restano meno importanti di prodotti funzionali dalla tecnologia elevata. MB   

Postato da: Thunder7 a 21:08 | link | commenti (12)
italia, opinioni, economia, estero

domenica, 29 aprile 2007

  Una segnalazione sulla linea Paris-Milano

Siamo nell'Unione Europea, ve ne fanno parte ben 27 paesi e di questi ben 13 sono entrati nell'area Euro, la moneta unica. Eppure i trasporti non sono ancora unificati, soprattutto per quanto riguarda la segnaletica, il trasporto navale, aereo e soprattutto ferroviario. Come al Brennero succede puntualmente che la locomotiva verde italiana viene staccata, per aggiungere all'Eurocity Michelangelo Roma-Monaco un elettrotreno rosso austriaco, così situazioni particolari avvengono al confine con la Francia. Sembra quasi la situazione che si verifica al confine russo, dove, data la diversa larghezza del binario, occorre cambiare proprio treno. Le ferrovie italiane sono più arretrate di quelle straniere, nonostante i moderni sistemi ACC, ACEI e SCMT, dei quali avevo parlato in alcuni post precedenti. Le linee francesi e tedesche sono quasi tutte attrezzate per il trasporto Alta Velocità/Alta Capacità, mentre i binari italiani sopportano appena il traffico passeggeri, per questo sono in costruzione le linee TAV, AV/AC Torino-Milano-Bologna-Firenze e Roma-Napoli, alcune già parzialmente entrate in esercizio.

Un lettore del blog mi ha segnalato che la linea Parigi-Milano, effettuata dalla società Artesia con un TGV che ferma anche a Lione e a Torino Porta Susa, riscontra puntualmente dei problemi in corrispondenza del traforo del Frejus.

Nel 2005 erano i manifestanti contro la costruzione dei nuovi tunnel di esplorazione della futura Lyon-Torino a causare l'interruzione del viaggio. Arrivati al Frejus, o in Val di Susa, a seconda della provenienza, i binari erano sempre bloccati e i viaggiatori venivano fatti salire su degli autobus sostitutivi, perdendo dalle due alle tre ore di tempo, per non parlare, poi, di tutte le coincidenze.

Recentemente il TGV Artesia Milano-Parigi veniva fermato al Frejus, con la scusa presentata ai passeggeri, circa il fatto che le misure del treno erano inadeguate all'altezza del tunnel. I passeggeri dovevano quindi attendere il prossimo TGV, fermi a Modane o a Bardonecchia, a seconda della direzione di percorso. Fortunatamente la società ha sempre rimborsato i biglietti dei passeggeri ed ha spesso trovato delle soluzioni per coloro che dovevano prendere le coincidenze con i treni SNCF o del Gruppo Ferrovie dello Stato. Inoltre, quando tale situazione si verificava in prossimità degli orari del pranzo o della cena, la società dava anche dei buoni pasto ai passeggeri.

Il disagio, però, rimaneva, e a volte si perdeva mezza giornata al confine. Sembrerebbe, però, che questa situazione si sia momentaneamente interrotta, già dalla fine di febbraio, e che il tutto si sia verificato in corrispondenza della crisi di governo e della ripresa delle polemiche sulla TAV. Resta però da rimanere in stato di allerta, visto che in Val di Susa tali disagi si ripetono ad intermittenza dal 2005, data l'opposizione dei valsusini al nuovo progetto di trasferimento del traffico pesante su una nuova linea ferroviaria ad hoc, a dispetto dei vicini abitanti della francese Val Maurienne, che ne sono del tutto a favore. MB  

Postato da: Thunder7 a 15:40 | link | commenti (3)
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