Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.
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Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità ! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA.
N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità . Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.
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La strumentalizzazione da parte della stampa e della televisione
L'Italia, come reciterebbe l'art. 1 della Costituzione, "è un paese democratico", ma dove? Nessuno di noi è libero di pensarla in una certa maniera: concorsi pubblici truccati a cui si accede solo con la tessera di un partito, posti di lavoro nel privato dove si entra solo attraverso la cooptazione e dove si rimane precari fino a 40 anni, mentre nel Nord-Europa si diventa dei Chief Officers a 39 anni. In questo paese basta una semplice esclamazione per essere bollato per "fascista" o "comunista". Se sei dalla parte della legalità, favorevole alla tolleranza zero, sei "fascista". Se sei per la convivenza di culture differenti e per la redenzione di coloro che hanno commesso una pena, sei "comunista", e se predichi sempre il bene comune, facendo di tanto in tanto la morale a qualcuno che ti sta accanto, passi per un "bigotto ciellino". In questo paese, senza voler manifestare vene polemiche, abbiamo raggiunto un livello di assuefazione dinanzi a certi episodi, inoltre molte persone vivono con rassegnazione e menefreghismo, ritenendo che ciò che accade agli altri non potrà mai accadere a se stesse. In altri stati, difronte a scandali come Tangentopoli, ad episodi come gli attentati mafiosi, l'estromissione di giudici che conducevano indagini nei confronti di politici importanti, il fenomeno della nattenza urbana in Campania, le guerre tra clan, le vicende legate ai campi rom, l'indulto e la tolleranza nei confronti dei continui sbarchi di clandestini, sarebbe scoppiata una guerra civile terrificante. Nella nostra Penisola si vogliono evitare le brutte figure sul piano internazionale, quando invece in tema di cattiva immagine gli Italiani hanno già raschiato il fondo e la presa di posizione con la forza dinanzi a certe problematiche croniche ci risolleverebbe sul piano morale e ci conferirebbe maggiore rispetto internazionale. All'estero, dinanzi ad azioni non-democratiche finalizzate a risolvere dei gravi problemi contro i quali i sistemi democratici hanno miseramente fallito, direbbero: sono stati drastici, forse hanno esagerato, ma finalmente hanno dimostrato di avere un po' di buon senso e di orgoglio. Sistemi drastici e impopolari, sì, ma utilizzati come misura risolutrice, in un contesto comunque sempre democratico, come a volte accade in Francia, negli Stati Uniti o in Germania e nella Confederazione Elvetica. E invece ci nascondiamo dietro quello che pensa l'Unione Europea, la Chiesa (che poi spesso è propensa alla fermezza), dietro al contenuto dei principi dei diritti umani, solo per trarre dei guadagni. Cosa importa alla politica italiana della democrazia e dei diritti umani e sociali? Assolutamente nulla! Tutti i Governi che questo paese ha avuto hanno sempre difeso la criminalità e l'immigrazione, trattando gli Italiani come degli animali, facendoli vivere nel peggior dei modi, nell'insicurezza, senza la certezza della pena, nell'ignoranza, nella precarietà e sfruttando le loro misere retribuzioni con cospicui prelievi per mandare avanti un sistema già fallito da tanti anni, costituito da carrozzoni e corporazioni. Gli Italiani sono sempre stati tenuti all'oscuro di tutto dalla TV di Stato, non si sa niente di quello che succede all'estero, si sente parlare solo di inutili litigi in politica interna e di fatti di cronaca-business che piombano nel momento opportuno per occupare, per mesi, la prima pagina dei giornali. La TV di Stato e buona parte della stampa si è quasi sempre concentrata sulla difesa di certi valori, facendolo con ipocrisia, rinnegando la negatività delle situazioni e riempiendoci la testa di assurdità che ci portano a credere che "c'è delinquenza perché c'è disagio", "è colpa degli Occidentali se nel Terzo Mondo c'è la povertà", "solo i bianchi sono razzisti", "è colpa del Nord se il Sud vive male", "la Mafia è quasi sconfitta", "la corruzione non è mai esistita, ma inventata da uomini appartenenti a frange politiche opposte", "gli immigrati che arrivano in Italia sono tutta brava gente", "Italiani brava gente", "Napoli e i suoi abitanti ti riempiono il cuore", "il Nord è razzista", "i criminali vanno aiutati, poverini". Tutte queste, permettetemi di dirlo, cavolate, vengono poi smentite dai media stessi con degli articoli di cronaca, i quali poi, venendo contornati con le assurdità appena elencate, fanno crescere negli Italiani un senso di sfiducia, rabbia, oppure apatia e rassegnazione. I politici vogliono questo: l'apatia e la rassegnazione della gente, o la confusione generale, per governare nel modo a loro più agevole, esattamente come negli stati dell'africa sub-sahariana che sono retti da delle dittature corrotte. Certi episodi, scaturiti dalla rabbia della gente, che è esausta delle ingiustizie e dei soprusi, vengono strumentalizzati a livello politico, sino a far passare per colpevoli le vittime che hanno reagito per difendersi. E' la stessa cosa della persona aggredita che reagisce al rapinatore e poi finisce in carcere; oppure, simbolo della strumentalizzazione politica degli ultimi tempi, il raid contro le vetrine dei negozi di stranieri nel quartiere Vigneto, a Roma. In quell'occasione, le prime battute della stampa parlarono di raid perpetrati da bande di neo-nazisti. Alcuni giorni dopo, il ribaltamento della cronaca: colui che, reagendo per primo, era stato aiutato dall'esplosione di rabbia degli abitanti del quartiere, stanchi delle sopraffazioni degli immigrati arrivati da poco ad abitarvi, aveva tatuato sull'avambraccio il volto di Che Guevara. Ma intanto molti continuano a ricordarsi la prima notizia, facente riferimento ai neo-nazisti, poiché molto più pubblicizzata della seconda.
Concludendo, non esiste l'appartenenza politica in questioni in cui prendono parte da un lato il Bene e dall'altro il Male. Non esistono destra e sinistra nelle situazioni in cui la popolazione vuole reagire alle ingiustizie. Ingiustizie con le quali la politica italiana ci riempie da sempre la vita, con l'aiuto di certi organi di informazione che strumentalizzano tutto dietro falsi principi. MB
La legislazione dell'emergenza e il prolificare delle leggi: il dopo "Molfetta"
La legislazione italiana è costituita da codici di ogni tipo, con leggi e decreti risalenti perfino al periodo monarchico e fascista. Siamo veramente in balia di milioni e milioni di leggi, delle quali il 50% contraddicono l'altro 50. Un sistema legislativo assurdo che sta paralizzando il paese in tutto. La burocrazia pervade il nostro vivere, creandoci problemi di ogni tipo e rendendoci sempre più impossibile l'esistenza. La burocrazia italiana è così elefantiaca e tra l'altro non informatizzata, al punto che le nostre pratiche, che giacciono in dei cassetti per mesi ed anni, non risultano rintracciabili. Tutto funziona attraverso lo "scarica barili". Di nessuno è la colpa, oppure è colpa di tutti! La causa è il prolificare delle leggi, la gara di attività legislativa dei vari governi. Nessun italiano ha idea da che leggi siamo governati, nessuno conosce bene le leggi, benché "la legge non ammetta ignoranti". Tutto ciò sembra attuato per dare lavoro agli avvocati ed ai notai. Eppure i primi avranno sicuramente così tanto lavoro da non esserne poi così felici. Tutto ciò spiega il perché in Italia nessuno rispetta le leggi, nessuno sa difendersi, e nessuna certezza della pena è garantita. Tutto ciò spiega la facilità con la quale un cittadino innocente può da un momento all'altro terminare i propri anni in galera, accusato di omicidi nemmeno sognati la notte. Tutto ciò spiega la durata illimitata dei processi e la presenza di criminali impuniti o scarcerati dopo un'ora, oppure l'entrata nel nostro paese di migliaia di clandestini in fuga dalla Giustizia dei loro paesi, sicuramente meno clemente della nostra. Tutto ciò spiega la presenza di una burocrazia mai vista, fortemente lenta ed estenuante, che provoca la paralisi di ogni attività e dello sviluppo economico del paese. La Francia della Terza Repubblica, nel periodo compreso tra gli anni '30 e il 1940, l'anno del suo decesso, viveva una situazione ben simile a quella nostra. Lì i governi avevano una vita media molto corta, le crisi erano continue e per ogni questione, pure insignificante, il Presidente del Consiglio poteva essere chiamato in causa. In caso di invasione, poi, vi erano molte procedure da seguire, nonostante i "pieni poteri" del capo del governo. Paul Reynaud, per esempio, dovette infrangere molte norme per cercare di salvare in extremis la Francia. E con la situazione attuale, con la paralisi e lo sfascio del sistema italiano, che basterebbe veramente poco per invertire la situazione, cosa accadrebbe se da un giorno all'altro un paese ci invadesse, o se una nostra qualsiasi Regione dichiarasse la propria indipendenza? Stando così le cose, rimarremmo o invasi e in seguito sottomessi, o privati di un pezzo di terra. Nessuno sarebbe in grado di fare niente e tutti si rifugerebbero nei propri interessi personali, facendo gli occhi dolci al nemico.
Ieri sono morti quattro operai della Truck Center di Molfetta, un'impresa di autolavaggio, in particolare di autocisterne. Il tutto si è verificato a causa di alcune fuoriuscite di zolfo. Tra queste quattro persone è morto pure il titolare. Questa mattina è deceduto pure il quinto, ricoverato ieri pomeriggio in rianimazione. Subito la classe politica ha parlato di interventi seri. Le solite proposte di legge che tanto fanno parlare i giornali e che poi cadono nel vuoto, o i soliti decreti con validità temporali. Sì, sono le solite leggi dell'emergenza, poi "abrogate" da successive leggi che dicono l'esatto contrario, una volta che il dramma è passato. In Italia esiste da sempre la Legislazione dell'Emergenza: "solo quando ci scappa il morto si interviene". Così pure nelle strade. La legislazione dell'emergenza da vita ad un sistema legislativo schizofrenico, attraverso la cui cronologia è facile capire quali situazioni o eventi si stanno verificando in quel dato periodo in Italia. E' una legislazione per niente imparziale, anzi, molto di parte e fortemente emotiva. Un esempio è poi il referendum sul nucleare, proprio in contemporanea al disastro di Cernobyl, un evento che ha privato il nostro paese dell'autosufficienza energetica, rimanendo alla mercé delle grandi lobbies internazionali.
La situazione di stallo dell'Italia è risolvibile solo con la riduzione delle miriadi di leggi inutili, e con l'applicazione rigida e imparziale e razionale (soprattutto non emotiva) di quelle poche utili e di per sé esaustive. MB
Basta con l'ipocrisia: immigrati irregolari a casa e non entrate in Italia
Non è né uno slogan razzista, né una dichiarazione fascio-leghista come molti potrebbero immaginare. Bisogna solo dire basta alla politica della iper-tolleranza e dell'accoglienza di cani e porci, caratteristica solo dell'Italia, che agli occhi di chiunque sembra sempre di più un paese allo sbando.
L'immigrazione è un fenomeno normale, che appartiene alla storia dei popoli e al ciclo dell'economia, ma deve essere strettamente controllato. Paesi come la Germania, l'Austria, la Svizzera, ma ora anche la Francia di Sarkozy ed altri paesi, controllano i flussi migratori in base alla domanda interna di lavoro. Se la congiuntura economica è al momento sfavorevole e se il tasso di disoccupazione è in crescita, nessun immigrato entra. Esistono delle analisi specifiche per determinare le quote di immigrati che possono avere accesso in un territorio e funziona più o meno come nelle facoltà a numero chiuso, ma è giusto che sia così per coloro che soggiornano più a lungo. Questo deve valere anche per i cittadini comunitari. Esistono analisi basate sul rapporto offerta/domanda di lavoro anche sugli impieghi che ben pochi cittadini nazionali desiderano svolgere, pure in presenza di un elevato numero di disoccupati da più di 12 mesi.
Coloro che entrano, in parole povere, devono essere regolari, adeguarsi alla legislazione nazionale, come ai suoi usi e costumi, pur continuando a professare liberamente la propria religione nell'estremo rispetto di quelle presenti nel territorio ospitante e, in più, una volta occupati, devono far fronte agli oneri fiscali.
Non è assolutamente una condanna, bensì, il normale codice di comportamento civile che ogni cittadino è tenuto a rispettare: colui che lascia il proprio paese di origine, dovrà aspettarsi di trasferire altrove le proprie abitudini burocratiche, facendo proprie le regole, le norme e le usanze del nuovo paese.
Purtroppo spesso non è così. In Italia la debolezza dei governi e l'ipocrisia dei cittadini apatici e menefreghisti, insieme al subdolo disegno dei politici volto all'ottenimento dei voti da nuovi arrivati e, nel caso italiano, dai delinquenti tout cour, lasciano libero l'ingresso a tutti...proprio a tutti, senza il minimo controllo.
E' mai possibile che in 5 anni la popolazione straniera in Italia sia passata da 1,5 a ben 4 milioni? E perché in Germania gli immigrati sono 7 milioni su 82 milioni di abitanti da ormai 20 anni?
E' evidente che tutti gli altri paesi dell'Unione Europea abbiano da tempo chiuso le frontiere. L'Italia, con i suoi 7.500 km di coste è attaccabile su tutti i fronti. Questo anche perché in questo paese si è troppo poco investito nella Difesa e nelle forze dell'ordine, a differenza, è ovvio, degli altri paesi.
In Italia oltre la metà di coloro che entrano è costituita da irregolari, da clandestini, da finti "rifugiati politici" che sono ricercati dalla polizia dei loro paesi, o che sono evasi dalle carceri. Molti, soprattutto conoscenti di origine nordafricana, che vivono in Francia da molti anni, mi hanno confermato che chi cerca veramente delle condizioni di vita migliori, si informa sull'eventuale paese ospitante, recandovisi non da clandestino, ma da regolarizzato, a costo di aspettare un anno per il visto, per poi arrivare non su zattere o gommoni, ma su dei regolari mezzi di trasporto di linea. Ecco poi cosa mi è stato detto: l'Italia è famosa nel mondo per la Giustizia che non funziona, per la presenza di leggi contraddittorie e per le procedure lentissime, farraginose e per la paralisi dei provvedimenti. Chiunque, ormai, all'estero è al corrente che in Italia le leggi difendono i delinquenti e mettono nei guai le persone oneste.
E i nostri politici ci godono: difendono i delinquenti, i mafiosi e i clandestini che vengono in Italia per depredare le case, seviziare le persone, per uccidere e per stuprare, e per cosa? Per avere i voti. Infatti molti progetti di legge consistono nel voto agli immigrati. E le regolarizzazioni? Ve ne è un'inflazione.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mancanza di sicurezza e di tutela da parte delle forze dell'ordine, con le mani legate, e della giustizia, visto che non vi è la certezza della pena. In più vi sono rapine nelle ville e negli appartamenti, persone pestate in strada, sevizie, atti di inciviltà e vandalismo, stupri di donne e di ragazzine e, in aggiunta, arroganti pretese di rispettare le usanze dei paesi d'origine di questi immigrati, ma a scapito del rispetto delle nostre leggi, delle nostre norme e dei nostri costumi. Il ministro degli Interni Giuliano Amato dovrebbe vergognarsi, insieme a Veltroni, nel aver ammesso che ben il 75% dei fuoriusciti dalle carceri della Romania sono venuti in Italia, e, nonostante ciò, fino all'omicidio di una donna di 47 anni a Roma, hanno sempre ribadito la non-urgenza del provvedimento da prendere contro immigrati comunitari non regolari, senza lavoro e con precedenti penali.
La gravità di questa situazione ha portato all'ennesimo fatto gravissimo: una donna di 47 anni, di nome Giovanna Reggiani, all'uscita di una stazione della metropolitana di Roma, tenuta in condizioni vergognose, in presenza di un campo nomadi e senza la sorveglianza di polizia o di militari, è stata barbaramente uccisa di botte, sbattuta a terra ripetutamente e rapinata. Questa donna è deceduta così, di una morte atroce, dopo che aveva cercato di sottrarsi alla violenza e alla rapina.
Sono eventi che in un paese civile non dovrebbero assolutamente verificarsi.
Ma molti Italiani, che vorrebbero, con la loro ipocrisia, rendere questo paese civile, accogliendo tutti, sottovalutando il fenomeno della droga e della criminalità, dimostrando omertà nei confronti della mafia, e tagliando, con le finanziarie, i fondi alle Forze Armate e a Polizia e Carabinieri, hanno reso questo paese la maglia nera d'Europa in fatto di civiltà e sicurezza. Questo accade accogliendo i barbari di altri paesi.
Ma la fine di quella donna dovrebbero farla tutti coloro che, politici compresi, vogliono bene ai clandestini e ai delinquenti.
La coscienza di un comune e civile cittadino esasperato
Una segnalazione: un incendio boschivo di vaste proporzioni minaccia Lama di San Giustino (PG)
(Foto di Mirco Giubilei, dal "Fendente", www.fendente.splinder.com)
Incendi in serie anche nell'Alta Valle del Tevere. Le temperature elevate, il vento e la siccità contribuiscono ad alimentare gli incendi che sono quasi sicuramente dolosi. Già da mercoledì pomeriggio la zona di Valdimonte, sopra Lama, nel comune di San Giustino (PG), è teatro di incendi. I vigili del fuoco del distaccamento di Sansepolcro (AR) e di Città di Castello (PG) sono all'opera da mercoledì 18 Luglio. L'incendio pareva già domato nella mattinata di giovedì 19, sul luogo in cui pompieri e Protezione Civile hanno scoperto una discarica abusiva, immediatamente segnalata all'Arpa. Venerdì un'altro incendio è scoppiato sul versante marchigiano, nei pressi di Lamoli, comune di Borgo Pace (PU), dove dei canadair sono entrati in azione. Poi, però, nel tardo pomeriggio di venerdì 20 Luglio l'incendio è scoppiato nuovamente nella zona di Valdimonte, minacciando, tra l'altro, le abitazioni. Il rogo della zona di Lamoli pare ora domato, mentre le autobotti dei Vigili del Fuoco hanno e stanno tutt'ora cercando di soffocare le fiamme degli oltre 15 ettari in fumo. Durante la notte di sabato 21 Luglio l'incendio era visibile anche dalla superstrada E45 Ravenna-Orte, nel tratto Sansepolcro-Città di Castello: un'intera collina, situata al di sopra dell'abitato di Lama, era avvolta ed illuminata a giorno dalle fiamme. Nell'agglomerato in questione vi era una festa in corso, mentre l'aria era diventata acre e i mezzi di soccorso tentavano invano di domare un incendio via via crescente. Numerosi erano i curiosi che dalla festa si avvicinavano alle fiamme, che quasi inglobavano le case di Valdimonte e minacciavano Pitigliano e Lama. Verso le ore 6 di domenica 22 Luglio l'odore di fumo era arrivato perfino a Sansepolcro. Dalla collina incendiata, posta alle pendici del valico di Bocca Trabaria, s'innalzava una colonna di fumo. Durante la mattinata di domenica due canadair hanno fatto e stanno continuando a fare la spola tra l'invaso di Montedoglio, dove attingono l'acqua e il luogo del rogo. E' domenica pomeriggio e l'incendio non è ancora terminato: complici, oltre alla negligenza e alle colpe dell'uomo, il gran caldo e il vento. MB
A proposito di Catania.
In questi giorni non ho avuto modo di scrivere dei post su quanto accaduto al termine della partita Catania-Palermo, all'esterno dello stadio catanese, nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 Febbraio. Impegni vari mi hanno impedito di scrivere delle mie considerazioni su tale triste ed inquietante episodio. Ne parlo ora, a distanza di giorni e con vari dettagli in meno nella mia memoria. Tutti ricorderanno che all'esterno dello stadio si è verificata una delle consuete scene di guerriglia urbana. Questa volta però, la tifoseria, con la scusa del derby, ha dichiarato guerra alle forze dell'ordine. Un qualcosa che era nell'aria da tempo, sia in queste tifoserie, che in altre, ma purtroppo, si tratta di un qualcosa che è nella mentalità di molti giovani italiani di oggi. Sembra che vada di moda, purtroppo, andare contro la legge, prendersela con le forze dell'ordine, accusandole di essere "naziste" e di "imbottirsi di coca". Tutti discorsi che sentiamo fare da molti adolescenti e da ragazzi un po' troppo vivaci, e che finisce, spesso, per essere condiviso quasi da un'intera generazione. In questi scontri un poliziotto, l'ispettore Raciti, sposato con figli, è morto, anzi, caduto per difendere la legalità, la libertà, e mentre era al lavoro...vittima di uno dei tanti tumori della nostra società: l'anarchia e la viltà. I provvedimenti che sono seguiti hanno fatto arrabbiare i tifosi, poiché era previsto lo stop delle partite in tutti gli stadi non a norma e a tempo indeterminato, e ora, a distanza di sole due settimane tutto sembra dimenticato, in nome del denaro e degli interessi delle lobbies, delle televisioni e dei grandi gruppi d'interesse. Le forze dell'ordine continuano, intanto, cittadini come noi, che lavorano, che sono sotto-pagati, che rischiano la vita e che hanno una famiglia ed una dignità, ad essere vittime dell'illegalità diffusa tra i giovani, che i più ipocriti sentimentalisti definiscono "sensazione di disagio", della politica delinquenziale delle classi dirigenti e delle "Leggi Non-Leggi" vigenti nel nostro ordinamento. Quello che è accaduto a Catania, molto probabilmente accadrà ancora e ci saranno altre vittime, ed è un segnale della politicizzazione del calcio, dell'infiltrazione mafiosa e del disagio giovanile, accanto ad un insensato spirito di emulazione. Ricordiamoci poi, che alcuni di quei ragazzi, spesso minorenni, che sono stati messi in stato di fermo, sono figli di poliziotti. Ricordiamoci anche che i sistemi di sicurezza in Italia, al contrario di come ci inventano i capi, sono quasi del tutto assenti: mentre al Louvre, per entrare, bisogna passare sotto portali magnetici e metal detector a non finire, agli Uffizzi c'è solo una guardia all'entrata che controlla i bagagli. Le forze dell'ordine sono lasciate senza armi in balia della delinquenza e senza la possibilità di difendersi. In Germania, durante i Mondiali nessun gruppo di Ultrà violenti si è scomposto: ogni sistema di sicurezza era stato predisposto, ogni misura era prevista, la polizia era armata fino ai denti ed anche l'esercito era stato mobilitato. Eppure, in una situazione del genere, al contrario di come penserebbero gli Italiani di solito, i Mondiali si sono svolti nella calma più assoluta. In Gran Bretagna la situazione, contro i temibili Hooligans, è migliorata molto, a seguito dell'adozione di misure repressive e facenti uso della tecnologia. E lo sport anche lì è diventato più sano. In tutti i paesi civili è previsto l'uso di idranti, ed ovunque, pure nella nostra Costituzione, le manifestazioni sono legali e libere, purché non inneggianti alla violenza e non aggressive nei confronti del Pubblico Ufficiale. In Italia vige la legge della troppa libertà, che poi finisce per toglierla agli altri. Da noi gli idranti sono stati vietati e pure sparare in aria non è permesso. Ma possibile che non si possa ricorrere agli idranti, ai lacrimogeni a bombardamento, alle manganellate ed ai proiettili di gomma, quando le forze dell'ordine si ritrovano assediate da gente che li vuole ammazzare, e che per liberarle, ci vorrebbe quasi una soluzione alla "Bava Beccaris"? MB
Il dilagare dei fenomeni di cronaca nera: anche in Valtiberina.
I fatti di cronaca nera pare influenzino negativamente l'animo delle persone, portandolo paradossalmente, in certe situazioni, all'emulazione.
Spesso i media parlano di un fatto di cronaca che fa scoop e da lì comincia una caccia sfrenata a degli avvenimenti simili. E' ovvio, quindi, che certi episodi, benché gravissimi, si verifichino con una certa regolarità, ma in genere vengono custoditi sotto silenzio, finché non ne capita uno simile, ma dai connotati sconcertanti. Spesso si verifica, però, soprattutto presso i giovani e gli sbandati, una tendenza a provocare e a produrre il male sociale, imitando le bravate dei ragazzi "che hanno fatto cronaca". A quel punto un gesto che fa notizia comincia in un punto qualunque della Penisola e, giusto il tempo di trasformarsi in un messaggio, che viene imitato attraverso una miriade di episodi, tutti gravissimi, sconcertanti e da condannare.
Questo purtroppo accade dappertutto, anche in Valtiberina. E qui, a partire dalla seconda metà di gennaio, vi è stata un'escalation impressionante di eventi criminosi.
Si comincia con le rapine a mano armata, una in un negozio di alimentari nel quartiere Titta di Città di Castello, pienamente sventata, e l'altra, a volto coperto, nel supermercato Eurospin di San Giustino, dove due malviventi, dall'accento meridionale, hanno fatto irruzione intorno alle 20, quando vi erano ancora alcuni clienti e quando si cominciavano già le operazioni di conteggio dell'incasso, hanno puntato le pistole e si sono fatti consegnare i 15.000 euro della giornata. L'evento più inquietante si è verificato nella notte tra lunedì e martedì della settimana scorsa a Città di Castello: qui due ragazze, una di 23 e l'altra di 24 anni, che fumavano una sigaretta dentro un'auto, nei pressi di un bar del centro, sono state avvicinate da due ragazzi, di origini meridionali, sotto effetto di droghe, che con una bottiglia rotta le hanno minacciate, sono entrati nell'abitacolo e le hanno costrette a raggiungere l'aperta campagna. Da lì è seguito il terribile stupro di una di queste. Un episodio che segna in maniera indelebile. L'identikit rilasciato dalle ragazze ha però incastrato il malvivente. Lo stesso giorno un marocchino è stato arrestato per tentativo di violenza nei confronti di una donna di Trestina. Martedì un uomo di 49 anni di Pieve Santo Stefano si è suicidato, lanciandosi da un viadotto della superstrada E45, mentre venerdì è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza, a Sansepolcro, un enorme canile-lager, dove 85 segugi venivano tenuti in condizioni terrificanti. Oggi sui giornali locali si legge: "Ottantenne uccide la moglie e tenta il suicidio. In condizioni gravi, arrestato". C'è da chiedersi: ma cosa sta succedendo ultimamente in questa vallata? Gli effetti di un'emigrazione non controllata, di un controllo del territorio poco attento, del diffondersi dei disagi sociali anche in Valtiberina..ma c'è da temere il diffondersi di atti di emulazione. Forse è presto per dirlo, ma c'è da preoccuparsi per questa escalation, destinata, sembra, ad incrementarsi. MB
Ma come funziona bene la giustizia in Italia!
Delinquenti, clandestini, personaggi dell'alta finanza e politici corrotti, aggressori e quanto altro. Sembra proprio che le leggi siano dichiaratamente dalla loro parte! Soprattutto se pensiamo al fatto che, fino a pochissimi mesi fa, non ci si poteva difendere in alcun modo se qualcuno s'intrufolava in casa nostra, e non certo per una visita di cortesia. Come pure i poliziotti, che non possono premere il grilletto, se il delinquente non spara il primo colpo... Oppure il fatto che, sempre fino a pochissime settimane fa, anche il padrone di casa o di un negozio non poteva sparare se prima non veniva ammazzato. Ci sarebbe da scrivere volumi interi per poter testimoniare che la legge e la giustizia italiana è contro il cittadino regolare, che paga le tasse! Un criminale comune, dopo aver massacrato, ucciso, stuprato o massacrato di botte qualcuno, esce il giorno stesso dal carcere, libero, poi, di ricominciare la propria attività. Non parliamo, poi, se si tratta di clandestini ed extracomunitari, arrivati nella nostra Penisola, ormai famosa in tutto il mondo per essere il rifugio del criminale, utilizzando mezzi di fortuna pagati migliaia di euro, circondandosi di "donne incinta" come copertura, pur di evitare ogni minimo controllo di documenti, visto che nel proprio paese sono in attesa di essere giustiziati! Basta poi pensare a quanto i governi investano per gli armamenti, per i servizi di sicurezza e per le forze dell'ordine, lasciate con volanti senza benzina e da rottamare, ed in balia della malavita, con armi del tutto inadeguate per fronteggiare gli scontri a fuoco o le sommosse. Ognuno si sarà poi ritrovato a chiamare il 112 o il 113, per segnalare un'emergenza, e si è ritrovato a rispondere ad un vero e proprio terzo grado, lasciando tutte le proprie generalità, e ricevendo come risposta l'impossibilità di intervenire, mentre nel frattempo si consumava il delitto. Peggio ancora è quando, in caso di denunce, ci sentiamo dire: "non possiamo intervenire", "lasci perdere" o "quelli non hanno niente da perdere, per cui è meglio ritirare la denuncia". E se devi testimoniare in tribunale? Devi firmare un foglio dove dichiari di essere l'unico responsabile di tutto quello che ti potrà accadere, mentre i tuoi dati verranno divulgati all'imputato, che non vede l'ora di vederti in faccia, per poterti liquidare! E i processi che per inezie, assurdità e piccolezze, procedono per anni e anni, mentre per i reati gravi è prevista la prescrizione dopo pochissimo tempo? E l'indulto, poi? Non sto a commentarlo...non basterebbero 10 post. Basta solo pensare agli scandali finanziari, dove, per aver intascato miliardi di euro, o ce la caviamo con pochi mesi di galera, o si è addirittura assolti. Basta essere qualcuno.
Adesso ho qui alla mano un caso che fa riflettere su quanto affermato sopra.
Il signor X, è chiamato a testimoniare, via lettera raccomandata, a favore del signor Y, contro l'imputato Z. La convocazione è per il giorno Tot, ed è obbligatoria, altrimenti scatta l'accompagnamento coatto. Il signor X, temendo tutte le eventuali ritorsioni da parte dell'imputato, verso cui si sa già che non verrà preso alcun provvedimento, si presenta il giorno Tot nel tribunale, di cui la lettera cita la città, ma l'indirizzo! In tribunale, trovati gli uffici, il signor X incontra anche il signor Y, mentre l'imputato, il signor Z, non c'è! Nel frattempo vi è il caos: tutti gli atti giudiziari vengono letti in breve. Dopo 2 ore (dato che questo è un tribunale assai piccolo), si ha la presentazione dei casi, per i quali è prevista l'udienza. Si conclude dicendo che tutte le sedute verranno rinviate il giorno Tot2, cioè 8 mesi più tardi, e, data la presenza fisica, i signor X e Y non riceveranno alcun avviso! Questi dovranno farsi un bel nodo sul fazzoletto, altrimenti, se il giorno Tot2 si dimenticheranno di presentarsi, per loro sarà la fine. I signor X e Y, per essere presenti il giorno Tot, hanno dovuto chiedere, un giorno di permesso, il primo, ed una settimana di ferie (!!), il secondo. L'imputato Z ha potuto restarsene tranquillo, perché avvisato tempestivamente dall'avvocato d'ufficio. I signori X e Y sentono delle voci di corridoio: non c'è più il giudice da circa una settimana dopo l'invio di quella lettera. La nuova toga arriverà tra 4 mesi e dovrà pure studiarsi tutti i casi. Il giorno Tot2 sono previsti, quindi, degli ulteriori rinvii. E pensare che questo processo riguarda un fatto risalente ad 8 anni prima.
Diceva il buon vecchio e defunto Indro Montanelli: "Se fossi innocente, mi farei processare in Inghilterra! Se fossi colpevole, mi farei processare in Italia!"
Ecco che bel sistema di giustizia che c'è in Italia. Vale allora la pena di continuare ad avere il Sistema Giustizia...in un paese civile, nella forma, e anarchico, di fatto? MB
Un cittadino esemplare.
Nel nostro paese regna sempre di più l'indifferenza nei confronti dei fatti di cronaca nera. In certe situazioni si sono creati degli spiriti d'emulazione degli atti d'inciviltà, accompagnati da un senso d'assuefazione generale.
Il fatto verificatosi a Roma giorni fa, ai danni di un disabile, mette in evidenza quanto la nostra società sia malata. L'indifferenza iniziale, di fronte ad un tentativo di borseggio da parte di tre nordafricani, che poteva apparire come una svista collettiva, si è trasformata in una crudele complicità nei confronti dei malfattori allorché questi hanno cominciato a colpire il disabile, il quale aveva cercato di avvertire la signora vittima del tentativo di scippo. Tutti coloro che erano nell'autobus, autista compreso, hanno funto da emblema dell'italiano medio odierno, sempre più spietato ed indifferente nei confronti dei deboli, che cerca di minimizzare ogni situazione negativa, che si mostra spesso dalla parte del disordine, della malavita e dell'anarchia, e che pensa solo a se stesso e al presente.
Una situazione che sta assumendo delle connotazioni preoccupanti, dettata anche dai nostri governanti, di qualunque appartenenza politica, che pensano solo al proprio tornaconto. Le leggi e la giustizia poi, risultano proprio un encomio della criminalità, a detrimento di tutti i cittadini onesti, per quanto in via d'estinzione.
Un mio amico mi ha inviato delle sue considerazioni su questo avvenimento, dove esprime tutta la sua rabbia e il suo sdegno per questi "tumori della nostra società".
Ecco quanto scrive:
"In sostanza un disabile ha sventato uno scippo eseguito da alcuni nordafricani. Ebbene, in mezzo ad un autobus gremito di gente, e di testimoni, quindi, il disabile si è beccato botte... Nessuno ha agito, solamente un ragazzo che si è finto giornalista. La gente se ne stava zitta a guardare, come i bravi conigli sanno fare. L'autista si è rifiutato di fermare il bus per paura di incorrere nella "interruzione di pubblico servizio". Alla fermata i criminali sono scesi e tutto è tornato alla normalità, come se nulla fosse stato.
Questo è solo un riflesso dell'egoismo che ormai pervade la nostra malata italietta. Ognuno pensa ai fatti suoi, nessuno si scompone di fronte ad un atto di prepotenza, peraltro commesso ai danni di un disabile. critichiamo i nostri politici che pensano solo alle tasche proprie...ma noi, cittadini semplici, che esempio diamo del nostro piccolo? E di fatti come questo ne sono accaduti già molti e ne accadranno ancora. Dove si dovrà arrivare, quale sarà il culmine del nostro menefreghismo? Dalla mia esperienza, posso riassumere in poche parole uno dei tumori della nostra società: "E' successo a lui, mica a me!!"
Riguardo a ciò, colgo l'occasione per citare il racconto di un ragazzo, militare a Roma. Questi, mio conoscente, originario di Bari, era appena uscito dalla Stazione Termini, quando ha notato alcuni zingari, sia donne che ragazzini, prendersela con due donne, dall'apparenza tedesche. Ebbene, non si trattava di un semplice scippo, ma di una vera espoliazione di tutto quanto le signore avessero addosso. Il ragazzo a quel punto è intervenuto, menando la borsa da militare contro gli zingari, e afferrando quella delle signore con forza. Lui tirava, la zingara tirava. Alla fine lui l'ha avuta vinta. Gli zingari se ne sono andati, giustamente legnati, urlando parole poco civili. Le signore, sconvolte, lo hanno ringraziato calorosamente. Lui, in mezzo al piazzale, era stato l'unico ad agire, nessuna persona, uomo o tassista era intervenuto. Anzi, morale della favola, e qui chiudo la mia filippica, un tassista gli ha urlato dietro in romanesco: "fatte i cazzi tua la prossima volta!!!"
Se questa è l'Italia, io non mi sento di essere italiano".
Francesco Adami
Per saperne di più, leggere qui.
MB
E45: io getto il bitume, tu, camion, passaci sopra!
Ecco il nuovo metodo quanto mai allucinante per eseguire i lavori sulla superstrada.
Questa mattina, giornata di pioggia, per recarmi a San Piero in Bagno ho dovuto affrontare tre tipicità di questa superstrada terribile.
1) All'altezza di Pieve Santo Stefano, in una piazzola poco dopo l'autogrill, in direzione nord, dove di solito vi si appostano le volanti dei carabinieri, vi era un furgoncino bianco parcheggiato, con il conducente, avente un cappuccio in testa, che compiva un mezzo giro attorno al veicolo. Per un attimo ho detto: falso allarme. Inoltre pioveva. Invece dallo specchietto retrovisore ho scorto un bel treppiedi nero, con un apparecchio rettangolare sopra, collocato subito dopo il cofano dell'auto! Una vera trappola per gli automobilisti, e sicuramente con la funzione di aiutare i bilanci del comune di Pieve.
2) Le buche. Con la pioggia (basta una sola goccia d'acqua) si formano dei nuovi crateri, mentre quelli vecchi diventano sempre più profondi, e in più, con l'acqua, non si nota che molto spesso queste buche sono profondissime e presentano i ferri delle solette che spuntano. Un ottimo sistema per ritrovarsi a piedi in mezzo alla E45!
3) Come riparano le buche? E' molto raro, di solito negli ultimi tempi, specialmente nel tratto romagnolo, hanno lasciato i crateri diventare delle voragini fino allo sfondamento completo del viadotto. Oggi hanno lanciato del bitume sotto la pioggia, tra le auto che correvano, utilizzando solo una pala e segnalando con una bandierina alle auto in corsa. Poi il bitume veniva lasciato così dov'era, tirato sopra le buche, che avesse fatto centro o che fosse caduto sulla parte non ammalorata. Al posto delle buche hanno lasciato delle montagne di bitume, alte a volte 30 cm. L'asfalto non è stato né schiacciato, né livellato! La fase successiva spettava ai camion, che avrebbero dovuto passarci sopra e schiacciarlo.
Così, oltre alle buche, occorre ora fare anche lo slaloom tra delle montagne d'asfalto...altrimenti si rimane a piedi ugualmente...e in mezzo alla superstrada. MB

A un anno di distanza, il fenomeno "Banlieue" torna a farsi sentire in Francia
Il 27 ottobre 2005, a Clichy-sous-Bois, a pochi chilometri a nord del centro di Parigi, due ragazzi di origine magrebina, che cercavano di sfuggire ad una carica della polizia, morivano folgorati in una cabina elettrica. Da lì partirono i famosi moti delle Banlieues che videro bruciare, per quasi un mese, circa 10.000 veicoli e perfino alcuni edifici, quasi tutti di utilizzo pubblico, quali asili, scuole e sedi di associazioni culturali, presenti nei quartieri multietnici. Una delle cause delle violenze fu la parola racaille, cioè "feccia", pronunciata dal ministro degli Interni francese Nicolas Sarkozy, nel commentare certi episodi commessi da adolescenti immigrati.
A partire dal 22 ottobre 2006, l'agglomerazione parigina è tornata al centro dell'attenzione, nonostante in tutta la Francia si registrino all'incirca 100 incendi giornalieri di vetture. Il tutto a causa di autobus incendiati. Ieri, 26 ottobre 2006, i telegiornali di tutto il mondo hanno mostrato le immagini dei due casi clamorosi di autobus attaccati da gruppi armati, che a volto coperto e con armi in pugno, hanno fermato il veicolo, hanno minacciato i conducenti con pistole puntate alla tempia, hanno fatto scendere i passeggeri, ed hanno incendiato l'autobus con cherosene e benzina. Il caso più grave è stato registrato a Bagnolet, dove, in serata, un autobus è stato assaltato da dieci teppisti, dei quali cinque armati, e solo il sangue freddo degli autisti ha evitato che l'atto di teppismo si trasformasse in tragedia, poiché i passeggeri, dei quali due a mobilità ridotta, sono riusciti a scendere prima del rogo. Un altro assalto si è verificato a Grigny, teatro di altri atti vandalici nelle tre notti precedenti il 25 ottobre.