Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.

Eccomi

Utente: Thunder7
Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA. N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità. Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.

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lunedì, 24 marzo 2008

Il comportamento degli Occidentali visto da Filippo Facci de "Il Giornale" (Inviata da Andrea Borin e da Francesco Adami)

L'Ipocrisia dell'Occidente

Non è disfattismo pensare che per il Tibet, in concreto, non si farà nulla o ci si limiterà a spiegare ciò che non va fatto. Si invoca il boicottaggio delle Olimpiadi (che non verranno mai boicottate) come se maratoneti e lanciatori di giavellotto potessero affrontare moralmente ciò che l’Onu diserta politicamente: l’Occidente finge di appoggiarsi alla speranza che l’evoluzione del mercato cinese possa portare alla democrazia, ossia che alle libertà economiche possano equivalere quelle politiche. Eppure, secondo molti osservatori, il problema cinese è giusto il contrario. A Pechino, liberalizzando e democratizzando, temono di mettere a rischio la crescita economica.
Tornando alle piccole cose italiche, vediamo che le timide reazioni nostrane sono sintomatiche: hanno reagito d’impulso, dopo le prime notizie dal Tibet, solo i ruspanti della Destra e della Lega; Gianfranco Fini, Walter Veltroni, Massimo D’Alema e Fausto Bertinotti di converso hanno fatto invocazioni di circostanza che in concreto sono nulla, con l’eccezione del candidato sindaco Gianni Alemanno che ha prospettato il boicottaggio olimpico. Anche l’appello del Presidente della Repubblica, che invoca «un’iniziativa europea», in buona sostanza, chiede che del problema si occupino altri. Il cinismo commerciale di certo Occidente, se fosse una persona, assomiglierebbe terribilmente a Romano Prodi. L’esempio del Dalai Lama è lampante. Nel dicembre scorso, quando da capo del governo non volle incontrare il capo spirituale tibetano, Prodi disse così: «Ho la responsabilità di un Paese e devo rendermi conto delle conseguenze delle mie azioni: il Dalai Lama in fondo non l’avevamo neanche invitato, e comunque la ragion di Stato esiste». Nell’ottobre 2006, nondimeno, Prodi mancò a un altro incontro col Dalai Lama prima di recarsi in visita ufficiale in Cina. E arrivederci.
Berlusconi per ora tace, anche se avrebbe buon gioco nel ricordare che da capo del governo, nel 1994, ricevette il Dalai Lama senza che l’import-export con la Cina andasse per forza in frantumi. Parte della sinistra invece non riesce a non strizzare l’occhio a un’economia che potrebbe sbaraccare quella statunitense, e sarà per questo, nel dicembre scorso, che tra i Comunisti italiani non c’era neanche un firmatario tra i 285 parlamentari che chiesero un ricevimento ufficiale per il leader tibetano; di Rifondazione comunista, poi, firmarono solo in due. Il nostro Paese ne uscì come un paesaggio di mezze stature e di piccoli interessi, per quanto nei mesi precedenti gli Usa avessero appigliato al Dalai Lama la medaglia d’oro del Congresso e nonostante lo stesso avessero già fatto Canada, Austria e Germania: lo Stato guidato da Angela Merkel, notare, era e resta il primo Paese europeo per interscambio con la Cina. Ma non ebbe paura.

Ciò posto, gli Usa non possono rinunciare ai prodotti cinesi a basso costo e gli investitori cinesi se sparissero farebbero tracollare il Paese; l’Europa, manco a dirlo, ha nella Cina il principale partner commerciale. Di fronte a questo, i diritti umani valgono un fico secco. Nessuno azzarda l’inversione dei ruoli; ossia che anche Pechino non possa permettersi di azzerare l’interscambio commerciale con l’Occidente. Il Tibet non è un problema, giacché l’economia occidentale, in passato, non si è fatta condizionare da ben altro: dai dati sulla pena di morte in Cina, dalle notizie sugli organi espiantati e rivenduti senza il consenso dei familiari, dalle torture, dai religiosi ammazzati, dai dissidenti imbottiti di psicofarmaci, dai lager dove milioni di uomini imprigionati alimentano un'economia anche fondata sullo schiavismo. Nessuno, per ora, ha seriamente condannato la Repubblica Popolare Cinese per la sua produzione industriale e manifatturiera operata nei lager, la stessa schiavitù impiegata, ora, per preparare le mirabolanti strutture olimpioniche che vedremo l’estate prossima.
Nessuno ha seriamente da dire neppure sui lavoratori non forzati: nelle imprese private cinesi, a fronte di paghe ridicole e di ferie praticamente inesistenti, le ore straordinarie sono obbligatorie e forfettizzate; la cifra è la stessa che si tratti di venti minuti o di dieci ore. I salari sono spesso pagati in ritardo per giornate che vanno dalle 10 alle 12 ore, e i regolamenti sono da pazzi: capita che ai lavoratori sia vietato di parlare nelle ore di lavoro e anche durante i pasti, mentre in caso di negligenza è previsto licenziamento e pene corporali. Ai lavoratori spesso è vietato sposarsi e avere figli. Se licenziati, spesso, non ricevono alcuna indennità e solo una minima parte della pensione. In Cina non si può certo parlare di cure sanitarie, e i licenziati possono vedersi negare l’accesso all’educazione scolastica dei figli: da qui una maggior tolleranza per il lavoro minorile e nondimeno per una spaventosa quantità di ragazzini morti sul lavoro. Resta inteso che i sindacati indipendenti sono proibiti. Non è chiaro quanto possa durare tutto questo: ma è ben evidente che a un possibile tracollo della Cina saranno egualmente impreparati Bruxelles come Pechino.

Filippo Facci
www.ilgiornale.it

Postato da: Thunder7 a 18:04 | link | commenti (3)
italia, politica, opinioni, economia, estero

sabato, 08 marzo 2008

Parodia: la metafora de "La Cicala e la Formica", in Italia

 

VERSIONE CLASSICA
La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce
la casa e accantona le provviste per l'inverno.
La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica
sia stupida; ride,danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo
ristorandosi con le provviste accumulate mentre la
cicala trema dal freddo, rimane senza cibo e muore.


VERSIONE AGGIORNATA
La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce
la casa e accantona le provviste per l'inverno.
La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica
sia stupida; ride,danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo
ristorandosi con le provviste accumulate.

La cicala tremante dal freddo organizza una conferenza
stampa e pone la questione del perché la formica ha il
diritto d'essere al caldo e ben nutrita mentre altri
meno fortunati muoiono di freddo e fame.
La televisione organizza delle trasmissioni in diretta
che mostrano la cicala tremante dal freddo nonché
degli spezzoni della formica al caldo nella sua
confortevole casa con l'abbondante tavola piena di
ogni ben di Dio.
I telespettatori sono colpiti dal fatto che, in un
paese così ricco, si lasci soffrire la povera cicala
mentre altri vivono nell'abbondanza.
I sindacati manifestano davanti alla casa della
formica in solidarietà della cicala mentre i
giornalisti organizzano delle interviste domandando
perché la formica divenuta così ricca sulle spalle
della cicala ed interpellano il governo perchè aumenti
le tasse della formica affinché essa paghi la sua
giusta parte.
In linea con i sondaggi,il governo redige una legge
per l'eguaglianza economica ed una (retroattiva
all'estate precedente ) anti discriminatoria.
Le tasse sono aumentate e la formica riceve una multa
per non aver occupato la cicala come apprendista, la
casa della formica viene sequestrata dal fisco perchè
non ha i soldi per pagare le tasse e le multe: la
formica lascia il paese e si trasferisce in
Liechtenstein.
La televisione prepara un reportage sulla cicala che,
ora ben in carne, sta terminando le provviste lasciate
dalla formica nonostante la primavera sia ancora
lontana.
L'ex casa della formica, divenuto alloggio sociale per
la cicala, comincia a deteriorasi nel disinteresse
della cicala e del governo.
Sono avviate delle rimostranze nei confronti del
governo per la mancanza di assistenza sociale, viene
creata una commissione apposita con un costo di 10
milioni.
Intanto la cicala muore di overdose mentre la stampa
evidenzia ancora di più quanto sia urgente occuparsi
delle ineguaglianze sociali; la casa è ora occupata da
ragni immigrati.
Il governo si felicita delle diversità multiculturali
del paese così aperto e socialmente evoluto.
I ragni organizzano un traffico d'eroina, una gang di
ladri, un traffico di mantidi prostitute e
terrorizzano la comunità.
Il partito della sinistra propone l'integrazione
perché la repressione genera violenza e violenza
chiama violenza....

Inviata da Francesco Adami e da Diego de Blasi

Postato da: Thunder7 a 14:51 | link | commenti (3)
italia, politica, opinioni, life, economia, giustizia, estero

martedì, 04 marzo 2008

La legislazione dell'emergenza e il prolificare delle leggi: il dopo "Molfetta"

La legislazione italiana è costituita da codici di ogni tipo, con leggi e decreti risalenti perfino al periodo monarchico e fascista. Siamo veramente in balia di milioni e milioni di leggi, delle quali il 50% contraddicono l'altro 50. Un sistema legislativo assurdo che sta paralizzando il paese in tutto. La burocrazia pervade il nostro vivere, creandoci problemi di ogni tipo e rendendoci sempre più impossibile l'esistenza. La burocrazia italiana è così elefantiaca e tra l'altro non informatizzata, al punto che le nostre pratiche, che giacciono in dei cassetti per mesi ed anni, non risultano rintracciabili. Tutto funziona attraverso lo "scarica barili". Di nessuno è la colpa, oppure è colpa di tutti! La causa è il prolificare delle leggi, la gara di attività legislativa dei vari governi. Nessun italiano ha idea da che leggi siamo governati, nessuno conosce bene le leggi, benché "la legge non ammetta ignoranti". Tutto ciò sembra attuato per dare lavoro agli avvocati ed ai notai. Eppure i primi avranno sicuramente così tanto lavoro da non esserne poi così felici. Tutto ciò spiega il perché in Italia nessuno rispetta le leggi, nessuno sa difendersi, e nessuna certezza della pena è garantita. Tutto ciò spiega la facilità con la quale un cittadino innocente può da un momento all'altro terminare i propri anni in galera, accusato di omicidi nemmeno sognati la notte. Tutto ciò spiega la durata illimitata dei processi e la presenza di criminali impuniti o scarcerati dopo un'ora, oppure l'entrata nel nostro paese di migliaia di clandestini in fuga dalla Giustizia dei loro paesi, sicuramente meno clemente della nostra. Tutto ciò spiega la presenza di una burocrazia mai vista, fortemente lenta ed estenuante, che provoca la paralisi di ogni attività e dello sviluppo economico del paese. La Francia della Terza Repubblica, nel periodo compreso tra gli anni '30 e il 1940, l'anno del suo decesso, viveva una situazione ben simile a quella nostra. Lì i governi avevano una vita media molto corta, le crisi erano continue e per ogni questione, pure insignificante, il Presidente del Consiglio poteva essere chiamato in causa. In caso di invasione, poi, vi erano molte procedure da seguire, nonostante i "pieni poteri" del capo del governo. Paul Reynaud, per esempio, dovette infrangere molte norme per cercare di salvare in extremis la Francia. E con la situazione attuale, con la paralisi e lo sfascio del sistema italiano, che basterebbe veramente poco per invertire la situazione, cosa accadrebbe se da un giorno all'altro un paese ci invadesse, o se una nostra qualsiasi Regione dichiarasse la propria indipendenza? Stando così le cose, rimarremmo o invasi e in seguito sottomessi, o privati di un pezzo di terra. Nessuno sarebbe in grado di fare niente e tutti si rifugerebbero nei propri interessi personali, facendo gli occhi dolci al nemico.

Ieri sono morti quattro operai della Truck Center di Molfetta, un'impresa di autolavaggio, in particolare di autocisterne. Il tutto si è verificato a causa di alcune fuoriuscite di zolfo. Tra queste quattro persone è morto pure il titolare. Questa mattina è deceduto pure il quinto, ricoverato ieri pomeriggio in rianimazione. Subito la classe politica ha parlato di interventi seri. Le solite proposte di legge che tanto fanno parlare i giornali e che poi cadono nel vuoto, o i soliti decreti con validità temporali. Sì, sono le solite leggi dell'emergenza, poi "abrogate" da successive leggi che dicono l'esatto contrario, una volta che il dramma è passato. In Italia esiste da sempre la Legislazione dell'Emergenza: "solo quando ci scappa il morto si interviene". Così pure nelle strade. La legislazione dell'emergenza da vita ad un sistema legislativo schizofrenico, attraverso la cui cronologia è facile capire quali situazioni o eventi si stanno verificando in quel dato periodo in Italia. E' una legislazione per niente imparziale, anzi, molto di parte e fortemente emotiva. Un esempio è poi il referendum sul nucleare, proprio in contemporanea al disastro di Cernobyl, un evento che ha privato il nostro paese dell'autosufficienza energetica, rimanendo alla mercé delle grandi lobbies internazionali.

La situazione di stallo dell'Italia è risolvibile solo con la riduzione delle miriadi di leggi inutili, e con l'applicazione rigida e imparziale e razionale (soprattutto non emotiva) di quelle poche utili e di per sé esaustive. MB    

Postato da: Thunder7 a 10:26 | link | commenti (1)
italia, politica, opinioni, life, giustizia, cronaca

lunedì, 03 marzo 2008

Voglia di Griffes e salari ancora in lire

La società italiana ha drasticamente ridotto i consumi, a causa delle ormai croniche difficoltà economiche e del problema di "arrivare alla terza settimana", come i nostri politici dicono con ipocrisia, durante i dibattiti elettorali. La tradizionale propensione al risparmio degli Italiani, che nei decenni passati li ha visti come tra i più virtuosi popoli del mondo in termini di risparmio e capitale privato (basti pensare che l'83% degli Italiani ha una casa), è calata notevolente a partire dall'introduzione dell'euro, per cause diverse. Innanzitutto il mancato monitoraggio dei prezzi in seguito all'introduzione della Moneta Unica, ha provocato un'inflazione del 40% nel solo 2002, ben camuffata da un indice ISTAT quasi "fraudolento", il quale, calcolando l'indice panieri di beni ormai in disuso, ed introducendo prodotti ad alto contenuto tecnologico, ma ancora ben poco acquistati dalla massa, ha dato luogo ad una media ponderata di solo il 2,8%. Negli ultimi anni sono radicalmente cambiati i costumi: tutti siamo stati influenzati dalla corsa ai consumi della seconda metà degli anni '80, per poi sfociare nella ricerca delle griffes, tipica degli anni '90, per approdare ad un maniacale e paranoico gusto dell'apparenza, classico dei giorni nostri, dove per realizzare tali scopi occorre per forza un esborso spaventoso di denaro. Sempre più Italiani vestono abiti firmati, spesso in contraddizione con il tipico buon gusto e con l'eleganza tradizionale, che prevede un buon abbinamento di colori. Sempre più giovani si vestono abbinando disordinatamente capi dai colori distonanti, seguendo quasi la moda "random" dei paesi anglo-sassoni,  ma passando per "fighetti", soprattutto per le "senzacervello teenagers", poiché indossano abiti dalle firme costosissime e alla moda. Molti sono convinti che abiti con firme che fanno decuplicare i prezzi, siano di qualità eccellente rispetto agli altri, quando invece i loro prezzi sono dovuti esclusivamente ai costi di marketing e advertising, all'importanza del brand nel settore in quel dato momento, mentre la differenza tra il costo dei materiali di qualità e quello dei materiali scadenti è quasi marginale, incidendo sul conto economico delle aziende solo in termini di grandi volumi di produzione. Nel panorama economico italiano troviamo così famiglie che non arrivano a fine mese e giovani che lavorano, ma che vivono ancora in famiglia, senza né pagare bollette, né fare la spesa, che "tirano su l'economia" delle grandi firme e dei locali notturni, sperperando interamente il loro stipendio. La società italiana sta veramente cadendo in contraddizione e il denaro sta acquistando un valore di status anche tra i giovanissimi. Probabilmente la mancata propensione al risparmio degli ultimi anni deriva anche dal crescere dell'inflazione, dall'aumento smodato di prezzi di diversi generi e dei settori energetico-trasportistici, mentre i salari sono fermi. In parole povere sta accadendo, soprattutto tra i giovani, quello che avveniva nella Germania di Weimar, in un periodo di iper-inflazione: tutti cercano di spendere il più possibile ora per acquistare certi prodotti, il cui costo rischia di aumentare vertiginosamente da un momento all'altro. L'introduzione della Moneta Unica prevede inoltre il patto di Stabilità, per cui non si può ricorrere all'incremento della spesa pubblica e a politiche inflazionistiche, quindi, nella situazione italiana sta crescendo paurosamente il divario tra ricchi e poveri, tra dipendenti e liberi professionisti o datori di lavoro. Chi possiede un negozio o un'impresa non sconta più di tanto l'introduzione dell'euro o l'aumento dei prezzi dei beni di consumo, oppure la forte diminuzione dei tassi d'interesse sui depositi bancari: questi può benissimo adeguare i prezzi, annullando così le perdite. I dipendenti, invece, si ritrovano con i salari ancora in lire, fermi al 2000, con un potere d'acquisto ormai ridotto del 50%-60%! Un paese non può assolutamente andare avanti così. Rischia di diventare uno Stato del Quarto Mondo, dove vi è un 10-15% della popolazione con un reddito alto, mentre tutto il resto che vive al di sotto della soglia di povertà. La situazione in Italia è poi destinata a peggiorare ulteriormente: come riportano gli articoli del New York Times, l'Italia è un paese proiettato nel passato, senza fiducia verso il futuro, caratterizzato da un forte individualismo, da assenza di interesse per l'attualità, da apatia verso la politica, mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni e assenza di interesse per la cosa pubblica e per il senso civico. In poche parole siamo un paese in forte declino, dove è assente una classe politica vera, dove quella attuale è sclerotica, inefficiente ed arrivista, e dove la criminalità organizzata si è ormai impossessata delle istituzioni e del diritto. Sarebbe bene che gli Italiani riflettano sulla loro situazione economica personale e sul futuro dell'Italia, che rappresenta il nostro futuro, soprattutto ora che si stanno avvicinando le elezioni, una nuova occasione di rinnovamento e di mandare a casa il Vecchio, il Vetusto, il Corrotto e il Vecchio che si spaccia per Nuovo!

Postato da: Thunder7 a 13:49 | link | commenti
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