Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.
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Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità ! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA.
N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità . Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.
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Sviluppare l'Italia a partire dalla P.A. e dal Sud
Ultimamente vi sono accesi dibattiti sulla modernizzazione del paese, affinché possa permettergli di evitare il baratro più totale. In questo momento siamo già nel baratro, ma stiamo sprofondando negli abissi, nonostante i linguaggi del politichese parlino di "ricette che permettino all'Italia di tornare a correre". L'Italia ha urgenza di salvarsi dal suo decesso definitivo, e questo non può che avvenire nei seguenti modi:
_Riduzione delle leggi: "Poche ma buone".
_Eliminazione della burocrazia ed introduzione dell'Information Technology nella Pubblica Amministrazione. (Riduzione della burocrazia dovuta anche alla forte riduzione-razionalizzazione delle leggi, che al momento paralizzano l'economia, lo sviluppo e che danno lavoro solo alle svariate lobbies e corporazioni).
_Eliminazione di carrozzoni come le Province, devolvendo i compiti "federali" alle Regioni.
_Repressione della criminalità con sistemi tecnologicamente avanzati, impedimento anche armato dell'accesso nel territorio italiano (anche marittimo e aereo) di ogni clandestino, di qualsivoglia paese, razza, etnia, religione e lingua.
_Certezza della pena e garanzia del diritto: "chi è colpevole paghi, chi è onesto sia tutelato".
_Ricerca ed innovazione, raccolta differenziata ed introduzione massiccia di fonti di energia alternativa e rinnovabile, e di sistemi di telecomunicazione efficienti e gratuiti (Voip, Wi-Fi, Wi-Max).
_Eliminazione delle lobbies: i privilegi devono seguire una logica meritocratica.
_Flessibilità dei salari, con incentivi alle imprese, ai giovani imprenditori, ai neolaureati in cerca di occupazione e alle famiglie con almeno 3 componenti ed un solo salario.
_Monitoraggio attento e costante sui prezzi, in maniera che sia rispettata la proporzione aumento del prezzo < o = aumento dei salari di ogni categoria.
_Eliminazione dei corsi di laurea inutili allo sviluppo del paese e professionalizzazione delle Università, in maniera da eliminare lobbies, caste e corporazioni, e quindi, esami di stato per l'iscrizione all'ordine.
_Liberalizzazione dei monopoli: trasporti, energia, costruzioni, servizi.
_Militarizzazione e videosorveglianza del territorio al fine di prevenire la criminalità ed il vandalismo.
_Politiche adeguate dei trasporti, dell'urbanistica e delle infrastrutture, che tengano conto della domanda, della frequenza d'utilizzo e delle caratteristiche morfologiche del territorio.
_Manutenzioni continue.
Tra tutte queste ricette a cui molti italiani auspicano, ma delle quali (e solo di alcune di esse) si è solo sentito parlare inutilmente, in termini di pura demagogia e comunicazione elettorale, spicca un articolo comparso sul "Corriere della Sera", sezione Economia, del 4 Febbraio scorso. E' una proposta di sviluppo del Sud-Italia, considerabile sempre più come la nostra "India", avendo le caratteristiche congiunturali simili a quelle di un paese del Terzo Mondo, e di cui è per questo possibile cogliere le opportunità: abbassare il costo della manodopera nel Sud, in maniera da permettere a molti imprenditori di delocalizzare la produzione in regioni sempre italiane, invece di emigrare all'estero. Sarebbe un ottimo sistema per creare sviluppo ed occupazione in una vasta area dell'Italia, dove attualmente la quasi totalità dei giovani è costretta ad emigrare, cercando di formarsi al Nord, per poi cercare dei legami col mondo del lavoro settentrionale, oppure andando perfino a fare i camerieri in Gran Bretagna e in Irlanda. Fare Out-sourcing nel Meridione è meglio che trasferire interi stabilimenti nell'Est-europeo o in Oriente, lasciando poi migliaia di senza-lavoro nel nostro paese, e privando l'Italia dei suoi vari Know-How acquisiti dopo molti anni di esperienza e fatiche. MB
L' intervista Il presidente di Confindustria servizi indica una tabella di marcia per rilanciare il terziario, anche nelle aree più depresse
«Il Sud può essere la nostra India»
L' analisi di Tripi: «Regioni ricche di talenti. Ma servono incentivi automatici per le aziende»DI ISIDORO TROVATO
Più che una ricetta per tornare a correre all' Italia servirebbero dei buoni consigli per non ritrovarsi seduta. Potrebbe essere sintetizzata così la previsione per il futuro prossimo venturo della nostra impresa da parte di Alberto Tripi, presidente di Confindustria servizi. «I dati - afferma Tripi - dicono che il nostro settore tiene un' andatura veloce (superiore a quella del resto del paese) ma anche che nel resto del mondo si corre ancora più in fretta». Una buona accelerata al comparto dei servizi innovativi e tecnologici potrebbe darla la pubblica amministrazione che invece risulta ancora poco al passo con i tempi e ancor meno propensa ad adeguarsi. «È il nostro grande cruccio: esistono certe sacche della pubblica amministrazione che si rifiutano di investire in innovazione tecnologica. Basti pensare che gli investimenti pubblici in campo informatico diminuiscono ogni anno dal 4 all' 8 per cento. E questo perché i soldi non spesi con gli hardware (che costano sempre meno) non vengono reinvestiti in risorse umane che possano fare ricerca innovativa e tecnologica». Sorge il dubbio che certe sacche della pubblica amministrazione si oppongano al dilagare della tecnologia perché altrimenti sarebbe più controllabile «È la tesi più accreditata. In pochi sanno che attualmente la tecnologia permetterebbe a ogni cittadino di sapere in tempo reale dov' è la sua pratica, come si chiama l' impiegato che la sta utilizzando e da quando tempo è ferma in un determinato ufficio. Pensate solo a quanto ammonta per le imprese il danno causato dalle lungaggini della burocrazia». A proposito d' imprese, da più parti il Sud Italia viene indicato come la nostra risorsa più efficace, almeno potenzialmente. Ma realtà è ben diversa. «Talenti e risorse umane non mancano, ma ci sono troppe difficoltà ambientale. Il Sud potrebbe rappresentare la nostra India. Ma servono incentivi automatici come il credito d' imposta per chi investe nel mezzogiorno. La velocità con cui crescono i Servizi Innovativi e Tecnologici nel Mezzogiorno indica che, per quest'area puntare sullo sviluppo del settore potrebbe rappresentare una via maestra di qualificazione e crescita dell' economia locale». Ciò in cosa si traduce? «In infrastrutture avanzate integrate con reti a larghissima banda e investire nella formazione considerando, inoltre, che l' elevata soglia culturale e professionale necessaria per svolgere un' attività in questo settore, potrebbe costituire un efficace sbarramento contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. E questo è forse il maggior beneficio che lo sviluppo di un' economia dei servizi innovativi potrebbe portare alle regioni Sud». Intanto però cresce, soprattutto tra le Pmi, la consapevolezza di quanto sia importante l' area dei servizi innovativi per gareggiare in maniera più competitiva su qualsiasi mercato. «Per fortuna è vero. Ormai soprattutto le imprese medio piccole (che prime erano le più refrattarie a questo concetto) hanno capito che non esiste più un' economia del manifatturiero senza servizi e viceversa. Il prodotto hard è ormai un mix tra la parte fisica e i servizi. Un concetto che vale ancora di più per chi vuole avvicinarsi a mercati internazionali. per vendere i nostri prodotti all' estero bisogna affiancarli con dei servizi validi: supporto tecnologico, rete vendite capillare, marketing, informatica. Le Pmi hanno ormai ben chiaro che senza servizi tecnologici avanzati le loro imprese avranno vita molto breve». I servizi come asso nella manica per raddoppiare la competitività? «È per questo motivo che molte delle nostre Pmi, dopo aver subito negli anni scorsi una profonda crisi di competitività e quindi una dura selezione, ora grazie a un cambiamento di strategia che privilegia l' innovazione, sono in grado di riaffacciarsi con successo sui mercati internazionali».
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(4 febbraio 2008) - Corriere Economia