Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.

Eccomi

Utente: Thunder7
Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA. N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità. Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.

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sabato, 23 giugno 2007

Shanghai%20Trip

Lungimiranza è legge! Miglioramento continuo pure! Ecco come fare con la Cina.

L'Italia per molti anni ha continuato a considerare la Cina come un "gigante politico e un nano economico", anche quando le cose stavano sensibilmente cambiando. La Cina di oggi, infatti, non è più quella del periodo di Mao Tse Tung, quella del grande balzo e del lavoro in divisa. La cina, dal 1978, registra una costante crescita del 10% annuo e il tutto è cominciato dall'avvio di forme di apertura economica avviate da Deng Xiao Ping, pur mantenendo forte il regime comunista. La crescita di questo paese si è rivelata spettacolare: i dati provenienti dall'Osservatorio Asia parlano chiaro. La crescita della congiuntura economica è esponenziale, nessun paese al mondo è mai cresciuto del 10% l'anno per 30 anni di seguito. Da nano economico, dal 2005 la cina è la quarta potenza economica, dietro solo a Stati Uniti, Giappone e Germania, mentre l'Italia oggi è la settima potenza mondiale, in termini di PIL globale. La Cina è oggi il terzo esportatore ed il terzo importatore mondiale: nonostante la chiusura politica e culturale del paese, a livello economico la si tratta di una potenza molto internazionalizzata, dove il 70% del pil deriva dalle relazioni commerciali e, tra i paesi partner, vi è perfino Taiwan, considerata da Pechino come una provincia e nei confronti della quale vi è una rottura totale delle relazioni diplomatiche fin dal 1949. La Cina è pure il secondo importatore mondiale di energia e il primo inquinatore (dati del 2007). Perfino nelle riserve monetarie questo paese fa scintille: l'avanzo primario, derivante dalla bilancia commerciale, è immenso e i cittadini di questo gigante investono in titoli di Stato americani e in più, gran parte del debito estero Usa, proveniente dalle importazioni, è nei confronti della Cina. Il gigante orientale è, pressappoco, detentore della metà dello spaventoso debito statunitense. La Cina è un grandissimo esportatore di beni di consumo ed un grande importatore di materie prime e di prodotti tecnologicamente avanzati. Dalle imitazioni, questo stato sta passando ad investimenti incredibili in ricerca e sviluppo; si sta pure occidentalizzando, mantenendo solidi i capisaldi della propria cultura, proteggendola con gelosia.

I paesi africani, le cui miniere vengono sempre di più acquistate dai Cinesi, sono ben lieti di intraprendere relazioni con il gigante orientale, che nel frattempo si pone a paladino dello sviluppo dei paesi del Terzo Mondo, benché agli occhi degli Occidentali risulti sempre di più una nuova potenza colonialista. Nemmeno la Germania ha problemi a commerciare con la Cina, proprio perché, come del resto pure Svezia, Olanda e Finlandia, produce prodotti di elevata tecnologia.

L'Italia ha per il momento perso al primo round. La mancanza di lungimiranza, la filosofia del presente e l'invecchiamento della classe imprenditoriale, tipiche del sistema Italia, hanno lanciato il nostro paese in un'inutile battaglia a favore dei dazi e della continuità della concorrenza con la Cina sui beni di consumo. Tutte lamentele che in sede di Commissione e Parlamento Europeo lasciano il tempo che trovano, senza ottenere una grande accoglienza da parte di Germania e Nord Europa.

Perché l'Italia non si dà all'Hi-Tech, visto che comunque le potenzialità le ha? Perché non affrontare la concorrenza europea e americana, come fu durante il periodo del Boom Economico, invece di sfidare un paese di 1 miliardo e 350 milioni di anime e che cresce del 10% all'anno? In più l'Italia, invece di continuare a produrre con il nostro costo del lavoro, per poi esportare a prezzi cinesi, potrebbe organizzare meglio il proprio outsourcing, con impianti in Cina, vendendo però, a prezzi ben più elevati, in paesi come gli Stati Uniti e la Germania o il Giappone. La Cina è già in possesso della tecnologia industriale per produrre beni di consumo di qualità: i loro macchinari sono quasi interamente tedeschi e italiani, paesi co-leader nell'impiantistica industriale. Inoltre l'imprenditoria e la classe dirigente italiana devono mettersi in testa che i Cinesi sono un popolo orgoglioso della propria cultura e della propria potenza: non si può loro cambiare mentalità, usi e costumi, o imporre come bibita il vino e come cibo la pasta. Si tratterebbe solo di consumi occasionali, che è bene che vi siano, ma che restano meno importanti di prodotti funzionali dalla tecnologia elevata. MB   

Postato da: Thunder7 a 21:08 | link | commenti (12)
italia, opinioni, economia, estero

sabato, 16 giugno 2007

Non c'è niente di meglio che rompere la routine con un fine settimana

Il fine settimana risulta sempre più sacro per la società e mentre un tempo, per motivi prettamente religiosi, era fondamentale la domenica, successivamente, soprattuto negli anni '70 e '80 lo è diventato il sabato e, negli ultimi anni, il venerdì sera.

Finché si è all'università, i fine settimana assumono più la forma di una routine che altro, infatti durante le varie carriere universitarie, è normale andare via via alle feste intrasettimanali, che si tengono nei vari pub e discoteche delle città sedi delle diverse facoltà. Molti studenti, a costo di andare a lezione devastati, o di saltare le prime ore, si recano a queste feste dove si ritrovano, si divertono e si ubriacano anche. A quel punto, soprattutto per gli studenti fuori sede, il sabato specialmente è il momento del riposo completo, infatti, dal momento che molti tornano a casa nel fine settimana, le feste universitarie trovano il loro turno di chiusura proprio in quel giorno. Molti studenti trascorrono il sabato con gli amici, a casa di qualcuno, per fare un po' di chiacchiere o per vedere un dvd, magari dopo una bella pizza. Quelli che invece tornano ai propri lidi, si rivedono con quelli di vecchia conoscenza, frequentando, poi, i locali con svogliatezza e prediligendo i pub, dove vi sono maggiori occasioni di intavolare discorsi lunghissimi con le persone che già conoscono.

Terminata l'università, le feste continue e il tempo libero, che servirebbe per gli esami, ma che poi questi vengono quasi sempre preparati nei giorni vicini alla scadenza, il concetto del tempo e del week-end cambia completamente.

Il lavoro o il master impegnano le persone per molte ore al giorno: il lavoro normale comporta 40 ore settimanali, più qualche straordinario, che diventa la regola per chi lavora in azienda. Per il master, soprattutto per un MBA, sono previste fino a 48-50 ore settimanali, tra lezioni e lavori di gruppo, con l'aggiunta dello studio, al ritorno stanchi a casa, cosa che manca nelle professioni normali. All'università, invece, le ore di lezione sono al massimo 25, con l'aggiunta dello studio, che però tende ad essere organizzato liberamente.

Di conseguenza vi è la riscoperta del fine settimana, attribuendogli una valenza ancora più forte ed intensa, rispetto a quella che assumeva durante il periodo delle scuole superiori. Chi lavora o frequenta un master fuori sede, non vede generalmente l'ora, se la distanza lo permette, di ritornare nelle proprie zone per rivedere non solo la famiglia, quanto gli amici e, molto spesso, i propri amori, segreti o che ormai vivono in coppia.

Il week-end, specialmente il venerdì sera e il sabato, diventano l'occasione dello sfogo, del divertimento, dello spezzare la noiosa routine quotidiana e della socializzazione. Purtroppo certe occupazioni prevedono degli orari talmente elastici da compromettere il week-end e di conseguenza la vita sociale e sentimentale. Fortunatamente il settore delle Human Ressources sta assumendo un importanza sempre maggiore e, devo dire, mi trovo molto d'accordo con diversi responsabili aziendali di Risorse Umane che riconoscono l'importanza del tempo libero e della vita privata della persona. MB 

Postato da: Thunder7 a 04:59 | link | commenti (5)
politica, life, economia, night