Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.
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Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità ! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA.
N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità . Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.
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Imprese: il sistema Italia. Brevi opinioni sul piano economico
Il nostro paese, si sa, e il Nord-Est insegna, si basa sulle piccole-medie imprese, in particolare su quelle a conduzione familiare.
Le politiche economiche errate delle classi dirigenti che abbiamo avuto fino ad ora, hanno drasticamente penalizzato l'economia, con la speranza di aiutare i grandi colossi industriali, con circa la metà di partecipazione pubblica, attraverso aiuti e sussidi, fino a mantenere nel nostro paese una situazione di monopolio, retta da questi colossi divenuti dei dinosauri del sistema economico. Le grandi imprese sono, al giorno d'oggi, in gran parte fallite, altre sono state smembrate e quelle che hanno avuto successo sono state comprate e assimilate dai grandi gruppi stranieri.
Solo colossi come l'Eni, una delle pochissime multinazionali italiane, regge bene la concorrenza, anche se si può dire che abbia ricoperto, almeno nel nostro paese, per molto tempo, una posizione dominante. Altre importanti aziende, come la Fiat, pur sempre ancora oggi in perdita, è in forte ripresa, sia come prospettive che come risultati attesi, e, sembra incredibile, ma secondo gli economisti ha da pochissimo raggiunto lo stesso indice (sigma 6) di qualità, inerente i pezzi da assemblaggio, del colosso storico americano General Electric, considerata la migliore impresa al mondo, come organizzazione e strategia.
Il docente Andrea Lipparini, professore di Economia e Strategia presso l'Università di Bologna, considera il nostro paese dotato di una buona tecnologia e di un livello di qualità delle imprese discreto. Eppure risultiamo solo 137° nel mondo come indice di innovazione, esattamente dietro il Botswana! Perché? La stragrande maggioranza delle innovazioni italiane non sono pubblicizzate, l'informazione non corre a livello internazionale, forse per paura dei concorrenti stranieri. Inoltre molti brevetti finiscono in mani estere, quando l'idea e lo studio di partenza erano tutti di cervelli italiani, non per forza emigrati.
Le piccole imprese producono beni e servizi di qualità, ma registrano dei bassi fatturati ed hanno scarse risorse per essere innovative, per cui è raro che seguano la fortuna di benetton, Luxottica, Dolce&Gabbana e, perché no, della Ducati. La concorrenza è al giorno d'oggi sempre più agguerrita e l'innovazione sempre più rapida e radicale. Rimanere attaccati ai bassi investimenti ed alle tradizioni significa rischiare molto di più del normale rischio dell'investimento. E' vero che con la New Economy vi furono dei forti crolli in borsa e molte aziende rette su questo sistema dovettero chiudere o cambiare strategia. Ma rimanere attaccati ai metodi produttivi ed ai sistemi tradizionali può significare passare dal gigante al fallito. E molte aziende italiane, come la Olivetti, colosso informatico italiano negli anni '80, leader del personal computer, dopo l'invenzione del software è sparita di scena. Molte aziende italiane, soprattutto quelle piccole, sembrano seguire il cammino della strategia in gioco verso la strategia del perdente, anziché seguire il percorso, da tutti auspicato, della "strategy to play" verso la "strategy to win". Naturalmente occorrono innovazioni, idee e buone organizzazioni e strategie aziendali. Ma anche la politica fiscale deve fare la sua parte. Il Made in Italy non produce nemmeno l'1% del Pil mondiale, questo a causa degli enormi costi di produzione italiani, che sono tra i più alti al mondo, e della tendenza a vendere all'estero "a prezzi cinesi", come afferma Lipparini. Molte nostre aziende, poi, trovano conveniente il trasferimento della produzione e della sede all'estero per un semplice fatto: in Italia chi ha un'impresa è vessato! Ciò incoraggia la fuga di capitali, il mancato investimento degli stranieri, che non operano più in italia da quasi 30 anni, e l'evasione fiscale. Le società SpA in Italia hanno un'aliquota del 33%, una delle più alte. I salari dei dipendenti sono altissimi, ma ben il 45-50% va in oneri allo Stato. In altri paesi si cerca rigorosamente di fare il contrario: inoltre solo in Italia ci sono imposte come l'IRAP. Tutto ciò spiega il perché l'Italia implode, con un'economia che non produce, che è inibita e frenata, e con imprenditori scoraggiati ad investire in Italia. MB
Un anno fa finiva l'Erasmus.
Il tempo passa, anzi, vola.
E mentre adesso sono alle prese con un master che sempra più duro via via che passano i giorni, l'anno scorso ero ancora alle prese con l'università, o meglio, con la fine degli studi.
Come avevo scritto nel post precedente, l'ultima parte della carriera universitaria l'ho voluta consacrare alla vita all'estero, all'Erasmus. Nella vita occorre provarle di tutte, non è vero? E' bene, e questa è la mia filosofia, cogliere tutte le opportunità che possano garantire un feed-back, anche se al momento non se ne ha molta voglia. Dal 1° Settembre del 2005 al 28 Febbraio 2006 era previsto lo scambio Socrates-Erasmus, come prevedeva la borsa che avevo vinto con l'Università di Bologna nell'aprile del 2005. Sei mesi di scambio presso l'Institut d'Etudes Politiques di Grenoble, in Francia, una delle 8 "Grandes Ecoles" del paese. Nell'ultima fase di questo splendido soggiorno, pieno di emozioni, di novità e di esperienze vissute in prima persona, come cittadino integrante del contesto socio-economico in cui mi trovavo, ero dedito allo spoglio di libri e riviste presso biblioteche e librerie, per reperire più materiale possibile per la stesura della mia tesi di laurea. Per avere più tempo a disposizione, avevo prolungato autonomamente il mio periodo di altre due settimane, dal momento che solo in Francia avrei potuto trovare del materiale per il mio argomento scelto: "Il tramonto della Terza Repubblica e l'instaurazione del Régime d'Etat Français 1934-1940". Negli ultimi tempi non avevo molto da fare, gli esami erano ormai terminati a dicembre, per cui potevo dedicarmi alla tesi, con tutta tranquillità, di giorno, e alla bella vita, di notte. La mattina, fino a sera, facevo la spola tra l'IEP, le varie sale dell'Institut, i vari "batiments" del campus e le biblioteche del "Domaine Universitaire" e della città. In questa agglomerazione di quasi 600.000 abitanti non mancavano i luoghi in cui andare. La sera, poi, merito anche di una mia coinquilina, Chiara, anche lei in Erasmus, proveniente dalla mia stessa facoltà forlivese, alla quale avevo riservato il posto in appartamento per i suoi 6 mesi, da Febbraio a Luglio, andavamo sempre a feste varie, organizzate quasi sempre negli appartamenti di altri studenti Erasmus o francesi dell'IEP, e dove, tra le varie nazionalità, la lingua parlata era rigorosamente il francese. La lingua madre era sempre meno usata e, da quello che ricordo, per esigenze varie, l'avevo del tutto bandita anche con i pochi italiani nei primi quattro mesi. I nostri connazionali, ad eccezione di Chiara, erano più propensi a rimanere tra sud-europei e a parlare la lingua madre...io, quasi per rivalsa, stavo sempre con Francesi, Tedeschi e altri, e i nostri quasi li disprezzavo. Con Chiara, però, si organizzavano molte feste dove il rischio di ritrovarsi tra italiani era pressoché assente. Poi, nel gruppo, si sono aggiunti altri quattro italiani erasmus, in scambio presso l'Università di Ingegneria Josef Fourier, ma desiderosi di "draguer" le straniere, per cui anche loro erano costretti a parlare in lingua..cosa che io, a volte, facevo anche con Chiara...che poi, però, dopo un po', mi costringeva a parlare in italiano. La bella vita, tra l'Università, le feste in appartamento, qualche viaggio sulle montagne e verso le città vicine, e i classici luoghi, quali il "London Pub", "Le Vieux Manoir", il "Café Jules Verne", il "Bukana", il "Loco Mosquito", "Le barberousse" ecc., si avviava però al termine. Dovevo traslocare...e date le vicinanze con l'Italia, c'era la possibilità di farlo con la macchina. I miei dovevano, quindi, venirmi a prendere. Il 15 Marzo i miei genitori vennero a Grenoble a trovarmi, ma anche per riportarmi in Patria. L'11 Marzo avevo organizzato, in appartamento, una festa di addio, dove eravamo più di 40, e per la quale avevo chiesto l'autorizzazione dei condomini, che capirono perfettamente e mi augurarono buon divertimento e un buon rientro. Venerdì 17 Marzo 2006, la mattina verso le 8:30, eravamo in partenza: saliti in macchina, dopo gli ultimissimi saluti, ci avviavamo a lasciare Grenoble. Verso le 10:30 circa, varcavamo il confine: rientravo in Italia. Un viaggio che, tra pause, sarebbe durato 11 ore. La sera alle 20 ero a Sansepolcro.
E' già passato un anno, e nel frattempo ne sono successe di cose. La sera del 18 Marzo 2006 ricominciavo malinconicamente le routinarie uscite valtiberine, che ben poco avevano a che fare con il caloroso ambiente erasmus. Fortuna che chi ti era amico era pronto a buttarti le braccia al collo al ritorno! Nei primi mesi seguenti la mia attenzione si sarebbe solo concentrata sulla tesi, in vista, impazientemente, della Laurea, che ho conseguito giovedì 15 Giugno 2006.
Nel frattempo l'Erasmus finiva del tutto, senza rendermene conto..e anche la vita universitaria. Ho tentato di tenere in vita quelle emozioni, con gli altri ragazzi erasmus fino a Luglio, quando l'esperienza finiva anche per coloro che erano arrivati a Gennaio..solo con la vita universitaria ho mantenuto vive le emozioni, con visite settimanali ai "sopravvissuti", che ancora sono a Forlì, o con sporadiche rimpatriate! MB
Vivere senza confini
Questa volta non parlerò di trasporti, di economia, di quello che succede in Italia o all'estero, tanto meno di politica. Parlerò di quello che in linea generale sto facendo ultimamente.
Mi sono laureato l'anno scorso in Scienze Internazionali e Diplomatiche, dopo una lunga esperienza universitaria a Forlì, città a cui, ormai, mi sento profondamente legato, e dopo un bellissimo periodo di 6 mesi in Erasmus nella città francese di Grenoble, dove, oltre a sperimentare la vita estera, come un cittadino del luogo, mi sono fatto un'idea di che cosa siano l'Italia e gli Italiani dall'estero, e dove ho racimolato un bel po' di materiale per stendere la mia tesi di laurea. Terminata la tesi, intitolata "Il Tramonto della Terza Repubblica e l'instaurazione del Régime d'Etat Français 1934-1940" e, quindi, laureatomi, ho trascorso un primo periodo alla ricerca attiva e, perché no, all'ozio. Dopo una serie di week-end che mi hanno visto lavorare in una pizzeria, e un bel viaggetto in Germania, ospite da Thomas, un mio caro amico conosciuto in Erasmus e con cui mi tengo costantemente in contatto, ho trovato un impiego temporaneo in un ente territoriale, un GAL, in Romagna. Ho trascorso quattro mesi di pendolarismo in corriera (per ragioni di convenienza) e di lavoro d'ufficio di 8 ore al giorno, che per me non erano affatto gravose, visto che il lavoro mi piaceva, sebbene le giornate fossero faticose a causa di 3 ore al giorno di viaggio in pullman tra curve e "lande desolate", che occorrevano per raggiungere, tra andata e ritorno, una località situata a soli 50 km da casa mia. Successivamente ho deciso di aprire una nuova frontiera nella mia vita.
Al giorno d'oggi, si sa, essere laureati non significa essere garantiti sul piano lavorativo e nemmeno avere la possibilità di effettuare il percorso prescelto, quando ancora si avevano 18 anni. Le scelte, poi, cambiano, sia col trascorrere dell'età, col mutare dei gusti e con l'entrare in contatto con la vera realtà. Fatto sta che mi sono iscritto ad un master di secondo livello, full time e molto quotato: un master MBA, in Business Administration, presso l'Alma Graduate School di Bologna. In teoria, e spero anche in pratica, si dovrebbe diventare dei neo-manager al termine di questa esperienza annuale, ma che si profila anche molto intensa e soprattutto molto dura.
Nonostante abbia dovuto lasciare l'impiego e mi sia dovuto trasferire a Bologna, proseguendo la vita universitaria, interrotta per qualche tempo, e con qualche annetto ed un titolo in più sulle spalle, non ho rinunciato ai miei fine settimana di sempre e, probabilmente, chi mi vede puntualmente il venerdì e il sabato (la maggior parte di amici, conoscenti e mire espansionistiche) penserà a tutto, meno che io viva fuori zona.
Di conseguenza sto sperimentando la vita in una città di più di 400.000 abitanti, che in qualche modo mi ricorda Grenoble, ma forse un po' più movimentata e caotica, caratteristica tipica delle città medio-grandi italiane. Venerdì sera è arrivato il mio ritorno in vallata e, analizzando la giornata, sono passato da una vita all'altra, oltre che da compagnie, ambienti e territori del tutto diversi.
La mancanza di collegamenti diretti che mi permettano il tragitto Bologna-Sansepolcro in poco tempo e con i mezzi pubblici, mi costringe ad effettuare un viaggio un po' particolare. Ho una coinquilina, in appartamento che il venerdì pomeriggio ritorna a Cervia, per cui prendiamo lo stesso treno: lei scende a Cesena, io a Forlì, poiché lascio l'auto nel garage dei miei amici della precedente vita universitaria, che vivono là. Il viaggio, dalla stazione di Bologna alla fermata di Forlì, trascorre in un batter d'occhio, in compagnia di simpatiche conversazioni. Giunge poi il momento di salutarci: mi aspetta un altro tragitto con il mio trolley da viaggio, fino al garage dove lascio la macchina. Questo venerdì dovevo essere, tra l'altro, ad una cena dalle mie parti per le 21. Un saluto, quindi, rapido agli amici "forlivesi" e, perché no, qualche volta mi trattengo per trascorrere assieme il venerdì sera tra la bolgia universitaria di Forlì, unita alla tipica fighetteria della zona. Poi prendo l'auto, in una corsa contro il tempo (quando ho impegni che mi aspettano nella mia zona) o in un semi-rilassato viaggio, tra le buche, i camion e gli autovelox della E45, una strada che percorro da anni a scadenze settimanali, e dove un viaggio di soli 100 km me ne sembra uno di 500! E' venerdì sera e, immancabilmente, dopo una cena a casa, o fuori con amici, finisco per andare al Mojito-Formula nell'umbra Città di Castello, una zona che un tempo detestavo, ma che oggi, ironia della sorte, mi sembra un paradiso di ragazze new entry a dir poco allucinanti. (Forse questo spiega la mia brama di tornare il venerdì e il sabato) Sfatata l'opinione e il gusto, comune a molti altri miei amici e conoscenti, mi godo la serata fino alle prime ore del mattino, con una colazione, come dolce conclusione, al Tre-Bis tra le 4 e le 5...e poi arriva il ritorno nella toscanissima Sansepolcro.
In conclusione il venerdì risulta veramente una giornata particolare, dove si fondono insieme due o tre vite diverse, passato e presente, o anche presente e futuro, dove si uniscono le aspettative del lavoro e della vita a quelle del cuore, e dove passo dall'Emilia, alla Romagna e poi alla Toscana e all'Umbria, nel giro di poche ore, e soprattutto toccando con mano le realtà del luogo.
Una vita entusiasmante, intensa e sconfinata. MB
Calo del debito e aumento del PIL: merito di questo Governo. D'Alema: non prenderci in giro!
Premetto che non sto scrivendo per fare politica, né per esprimere idee di parte.
Ma ieri sera, durante l'intervista del ministro degli Esteri Massimo d'Alema, rilasciata al TG5, mi sono sentito veramente preso in giro. Si parla di un trend di indebitamento meno negativo rispetto a quello dei mesi precedenti e di un incremento del pil dell'1,9%-2%, più elevato, quindi, rispetto alle previsioni.
Massimo d'Alema riconosceva, durante l'intervista, i meriti di questo Governo nell'essere stato in grado di porre dei rimedi alla precaria situazione dei conti pubblici e della congiuntura.
Italiani, svegliatevi! Il governo Prodi si è insediato nel giugno del 2006 e la Finanziaria 2007 è stata approvata al Senato nel mese di gennaio, 2007. Come può, il governo attuale, aver preso delle misure che abbiano prodotto dei miglioramenti? Stiamo scherzando? Tutto ciò dipende dal lavoro delle imprese e dal normale andamento dell'economia, e, in materia fiscale e finanziaria, non dipende altro che dalle misure intraprese dal governo precedente, prima delle elezioni del 9-10 Aprile 2006. La Finanziaria è entrata in vigore solo adesso.
L'intervista rilasciata da d'Alema è un insulto all'intelligenza e alla dignità degli Italiani! MB
Capitolo sviluppo economico: l'Alta Valtiberina rischia di implodere
Un tempo la Valtiberina Toscana era segnata sulle cartine economiche come un'area industriale abbastanza importante della regione. Non vi sono grandi imprese nella zona, non ci sono industrie pesanti o elettrotecniche, comunque la città di Sansepolcro è sempre stata la patria della Buitoni, ivi fondata nel 1827, appartenente alla Nestlé Company dal 1988, e che nel 1936 ha raggiunto il numero di 2000 operai. Oltre a questo pastificio, diverse aziende operano nell'indotto, alcune vi sono tutt'ora, ma il pezzo forte dell'economia dell'area è rappresentato dalle camicerie Ingram, di proprietà Inghirami, Conti-Cose di Lana e Milena Confezioni-Il Granchio. La Valtiberina toscana ha un tessuto di piccole-medie imprese simile a quello del Nord-Est, tipico dell'eredità imprenditoriale del Granducato di Toscana. L'allora Borgo San Sepolcro, ai tempi di Piero della Francesca era un florido mercato, posto ai confini con lo Stato della Chiesa, dove una delle merci più pregiate era il guado. Questa zona oggi è famosa anche per le erbe officinali, grazie ad Aboca Erbe, al top dell'industria omeopatica italiana. Le piccole imprese della zona fino a pochi anni fa erano attive non solo sul tessile, ma anche nel settore orafo, in quello delle calzature, nella tipografia e nella lavorazione del tabacco. Imprenditori locali avevano poi aperto industrie di aratri, di lavorazione del ferro e del legno, anche nei dintorni. Degni di nota sono, nel comune di Sansepolcro la fabbrica di cancellate "Valentino Borghesi", le vetrerie "SAVAS" e "Biturgense", le cave "Citernesi" e "LUCOS" (ex-Luzzi), la fabbrica di manufatti in cemento "Giorni", di materiali edili in ferro "Giorni Ferro", il nastrificio "Lanzi", la fabbrica di cabine metalliche e le piccole industrie molitorie "Molino Sociale" e "Panifici Riuniti".
Per il resto, in tutta la Valtiberina esistono molte altre piccole-medie imprese, soprattutto nella vicina area di San Giustino-Città di Castello, che ha registrato, tra gli anni '80 e gli anni '90 un vero e proprio boom, che ha migliorato notevolmente il tenore di vita di quest'area dell'Umbria settentrionale, un tempo considerata "zona depressa". Nell'alta Umbria la varietà delle PMI è notevole e la struttura è molto simile a quelle del Veneto.
Ci sono ovviamente molti settori entrati in crisi negli ultimi tempi, non tanto quello tessile, che a volte registra, a seconda delle aziende, delle leggere riprese, quanto quello della lavorazione dei tabacchi, tipico della Valtiberina, sia umbra che toscana.
Degno di nota è il fatto che la Regione Toscana ha sempre posto dei vincoli ai neo-imprenditori e allo sviluppo delle piccole imprese, mentre la Regione Umbria ha sempre snellito le procedure, per cui, gli imprenditori che non sono voluti fuggire all'estero, come nel caso dell'Ingram, hanno impiantato la propria azienda a pochi metri o a pochi chilometri, ma in territorio umbro, creando una fuga di capitali per l'economia toscana.
Questa vallata rischia di implodere, perché?
Il territorio valtiberino ha lo svantaggio di aprirsi ad anfiteatro verso sud, verso il cuore dell'Umbria e il Lazio, ma di essere chiuso da una sorta di muro ad est, con le Marche, e a nord, con l'Emilia-Romagna, con le regioni del Nord e con il resto d'Europa. Pure con la "Toscana" vi sono dei valichi da superare. Le vie di comunicazione, scarse e in cattive condizioni, penalizzano pesantemente lo sviluppo di questa zona, che dovrebbe essere un crocevia tra le comunicazioni nazionali da nord a sud e da est ad ovest. L'unica arteria presente nel territorio è la Ravenna-Orte, E45, incompleta poiché non raggiunge Mestre e il "Corridoio 5", e soprattutto in condizioni di impraticabilità perenni, in particolare nel tratto di valico. La parte di strada tra Verghereto e Canili è tutti gli anni chiusa per un certo numero di mesi, e spesso, al termine degli interventi, non si vede alcun risultato. Oggi, i 9 km in questione sono nuovamente dirottati su una strada impossibile, una provinciale stretta, piena di curve e di burroni, dove la spaventosa mole di traffico pesante è costretta a procedere a passo d'uomo, e dove il solo incrocio con un altro veicolo, proveniente dalla direzione contraria, comporta quasi il blocco del traffico.
Questi fattori, dal momento che la ferrovia non esiste in questa vallata, provocano dei danni enormi all'economia della zona, benché, in fin dei conti, la superstrada E45 sia la sola alternativa all'A1. Le imprese valtiberine registrano contatti sempre minori con l'esterno e quelli con la Romagna, terra molto ricca, si sono pressoché annullati.
Tutto ciò lo si può notare ad occhio nudo: Sansepolcro, vittima dell'isolamento e dell'essere considerata una realtà marginale dalla Regione Toscana, perde di anno in anno servizi e competitività, fino a diventare un semplice paese e non più una città.
Ad accentuare la decadenza della Valtiberina, di per sé svantaggiata dal territorio, sono state le politiche delle amministrazioni passate, prive di lungimiranza e operanti solo per accontentare, nel breve periodo, elettori, parenti e amici.
Un altro cruccio pressante è la realizzazione della E78 "Due Mari": la diatriba circa la costruzione di questa superstrada, unica nel Centro Italia, che collegherebbe finalmente l'Adriatico al Tirreno, vede da anni le Regioni Toscana e Umbria impegnate in una guerra dei tracciati. La Toscana, da sempre contraria alle infrastrutture (e grazie a ciò paga la bellezza di 10 anni di ritardo rispetto al resto del Nord), è abbastanza propensa a tale arteria, visto che collegherebbe zone irraggiungibili, come Grosseto, Siena, Arezzo, la E45, a Fano. L'Umbria, invece, dopo i secchi "NO" degli anni passati, è oggi condizionata dall'associazione degli imrenditori tifernati che reclamano a gran voce la E78, ma resta la totale mancanza di volontà politica regionale, che va avanti sul tema E78 solo a scopi elettorali, la mancanza d'interesse da parte nazionale dell'ANAS e del ministero delle Infrastrutture, che colgono l'occasione per considerare le diatribe sui tracciati come un alibi per non realizzare l'opera. In più persiste l'ignoranza di una parte della popolazione locale, che insiste sull'inutilità dell'opera, pur di non vederla passare a pochi chilometri da casa.
In definitiva, senza la messa in sicurezza della E45 e senza la realizzazione della E78, l'economia valtiberina è condannata alla decadenza e al collasso. MB