Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.

Eccomi

Utente: Thunder7
Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA. N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità. Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.

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domenica, 31 dicembre 2006

La  fin de l’année à l’approche.

 

Il s’agit, comme toujours, d’une fête qui nous rejoint chaque année, selon l’usage.

Tous les années nous sommes heureux de l’accueillir, au fur et à mésure que nous disons d’espérer que l’an suivant soit meilleur, mais le temps nous réserve toujours des surprises joyeuses ou mauvaises…ça dépend…mais en tout cas il n’est pas question du destin, car tout le monde est toujours appelé à accomplir des choix très importants, qui peuvent changer complètement la vie.

En écrivant tous ces mots, je voudrais vous souhaiter mes voeux meilleurs d’une Joyeuse Année 2007… Entretemps je vais me préparer pour organiser (et pour aller) à ma fête à la mer…où nous serons bien 18…et j’espère tout ira au mieux!

A l’année Prochaine…

 

                       Dédié à tous mes amis connus en Erasmus à Grenoble.

Postato da: Thunder7 a 14:37 | link | commenti (2)
curiosità

mercoledì, 27 dicembre 2006

ILavoriAvanzanoTraFInordEFIscandicci

In Toscana apre il primo tratto di autostrada a tre corsie.

Ma come? All'estero sono quasi tutte a tre, in molte regioni del Nord-Italia vi sono molti tratti a tre corsie e in Toscana?

Sembra incredibile, ma l'area metropolitana fiorentina, che arriva a 1 milione di abitanti, presenta ancora un'Autostrada del Sole a due corsie che le fa addirittura da tangenziale. Il risultato è rappresentato dagli ingorghi quotidiani su un tratto di 27 km. Adesso Autostrade per l'Italia ha in programma l'ammodernamento di tutto il tratto Firenze-Nord - Firenze-Sud, ma ci vorrà del tempo. I lavori sono già iniziati, ma in molti tratti si dovranno costruire delle nuove carreggiate in variante, scavando anche delle nuove gallerie ed utilizzando la tratta attuale come un'unica carreggiata, che in alcuni punti, in direzione nord, avrà 4 corsie più emergenza. I lavori sono stati fino ad ora più celeri nel tratto Firenze-Nord e il nuovo svincolo di Scandicci, dove oltre ad allargare la sede stradale, si è ricorso alla costruzione di un nuovo impalcato sull'Arno, di una lunghezza di 320 metri. Ora, il 20 dicembre scorso, da come si può vedere nella fotografia della web-cam, in direzione sud sono stati aperti i primi 6 km a tre corsie più emergenza, mentre il tratto in direzione nord, ancora in fase di completamento, sarà aperto verso il mese di marzo 2007. Si può notare che comunque, dati i 45.000 veicoli al giorno, con punte di 100.000 durante gli esodi, le tre corsie non sono sufficienti, per cui una soluzione ulteriore sarebbe quella di un by-pass, a tre corsie più emergenza (è inutile farle a due, quando il traffico incrementa ogni anno del 7%), che va da Incisa a Barberino del Mugello, passando a nord di Firenze. La Toscana, inoltre, con 424 km di autostrade, solo ora può dire di avere un tratto a tre corsie, o meglio, nel marzo del 2007, con l'apertura della carreggiata nord. Sono solo 6 km! MB 

Postato da: Thunder7 a 13:08 | link | commenti (1)
italia, toscana, infrastrutture

martedì, 26 dicembre 2006

Lo Tsunami del 26 dicembre 2004 nel Sud-est asiatico: due anni dopo, per non dimenticare.

Il 26 dicembre del 2004, alle 07:59 locali, un sisma d'intensità 8,9 Richter causa una devastazione biblica. L'acqua che si ritira in maniera anomala dalle coste -che bassa marea, questa mattina!- dicono gli abitanti e i turisti. Poi un'ora dopo le urla, un muro d'acqua, alto diversi metri, si abbatte sulle coste. Dicono i testimoni della tragedia di avere visto un'onda anomala abbattersi sulla terraferma, entrando negli edifici, negli alberghi, portando via auto e persone come giocattoli. E poi le acque si ritirano, trascinando via, con forza, tutto ciò che aveva mosso, comprese migliaia di persone. Lo tsunami, originatosi a circa 40 km ad ovest dalla Banda Aceh, nel nord dell'isola di Sumatra, si abbatte prima sulle coste dello Sri-Lanka, soprattutto nella zona di Calle, poi sulla Malaysia, sulla Thailandia, sull'Indonesia, sulle Maldive, l'India, fino ad arrivare, in serata, sulle coste africane. Già verso le 9:25 nello Sri-Lanka si decreta lo stato di disastro nazionale. Poco dopo immagini apocalittiche ci giungono dai paradisi per i vacanzieri delle famosissime località thailandesi di Phuket, Pattaya e Kho Phi Phi. Moltissimi i turisti dispersi, rimasti intrappolati e mancanti all'appello. Moltissime le vittime. I danni appaiono fin da subito incalcolabili. Sembra incredibile, ma un maremoto ha colpito ben 7 paesi, raggiungendo località a 6000 km di distanza con la stessa forza. I sismologi s'interrogano sull'accaduto, mentre tra le popolazioni locali, spesso non sempre istruite, si parla di castighi divini, di spiriti maligni, della fine del mondo. Il sisma aveva creato un forte movimento negli abissi dell'Oceano Indiano, in grado di muovere una massa d'acqua spaventosa (la profondità dell'abisso in questione è di 7.400 metri). La massa d'acqua si scompone, si autosolleva, provocando delle grandi marree sulle coste, per poi rilasciare la propria forza con onde concentriche, alte olte i 30 metri, per arrivare sulle coste con un'altezza tra i 2 e i 10 metri, ma spinte da una forza molto intensa, che si propaga da migliaia di chilometri. Le scene riportate dai media sono immancabilmente di devastazione, di panico, di morte e di dolore. I turisti si riversano negli aeroporti per lasciare quei luoghi, attraverso mezzi di fortuna. Le vittime accertate, dopo settimane, saranno 230.000, 40 turisti italiani mancano all'appello, 169.000  morti in Indonesia, 35.322 in Sri-Lanka e 8.202 in Thailandia. Le zone più colpite risultanola provincia di Aceh, in Indonesia, e le isole Nicobare, in India, ma non è migliore la situazione nelle altre aree colpite. Oggi, a due anni di distanza, la vita è timidamente ripresa, ma la paura torna a farsi sentire appena si verifica un sisma. Proprio oggi hanno tremato Taiwan, Hong Kong ed una parte della Cina meridionale, a causa di due scosse di Magnitudo 7, mentre in Indonesia, proprio nella provincia di Aceh, si contano 100 morti e centinaia di dispersi per le pioggie torrenziali, che hanno causato frane che hanno sepolto città e villaggi.

Per non dimenticare quelle vittime...altro non oso aggiungere! MB

Postato da: Thunder7 a 22:28 | link | commenti
storia, estero, eventi sismici

domenica, 24 dicembre 2006

 

  AUGURI

DI

  BUON NATALE!

Postato da: Thunder7 a 14:21 | link | commenti (1)

giovedì, 21 dicembre 2006

E45: io getto il bitume, tu, camion, passaci sopra!

Ecco il nuovo metodo quanto mai allucinante per eseguire i lavori sulla superstrada.

Questa mattina, giornata di pioggia, per recarmi a San Piero in Bagno ho dovuto affrontare tre tipicità di questa superstrada terribile.

1) All'altezza di Pieve Santo Stefano, in una piazzola poco dopo l'autogrill, in direzione nord, dove di solito vi si appostano le volanti dei carabinieri, vi era un furgoncino bianco parcheggiato, con il conducente, avente un cappuccio in testa, che compiva un mezzo giro attorno al veicolo. Per un attimo ho detto: falso allarme. Inoltre pioveva. Invece dallo specchietto retrovisore ho scorto un bel treppiedi nero, con un apparecchio rettangolare sopra, collocato subito dopo il cofano dell'auto! Una vera trappola per gli automobilisti, e sicuramente con la funzione di aiutare i bilanci del comune di Pieve.

2) Le buche. Con la pioggia (basta una sola goccia d'acqua) si formano dei nuovi crateri, mentre quelli vecchi diventano sempre più profondi, e in più, con l'acqua, non si nota che molto spesso queste buche sono profondissime e presentano i ferri delle solette che spuntano. Un ottimo sistema per ritrovarsi a piedi in mezzo alla E45!

3) Come riparano le buche? E' molto raro, di solito negli ultimi tempi, specialmente nel tratto romagnolo, hanno lasciato i crateri diventare delle voragini fino allo sfondamento completo del viadotto. Oggi hanno lanciato del bitume sotto la pioggia, tra le auto che correvano, utilizzando solo una pala e segnalando con una bandierina alle auto in corsa. Poi il bitume veniva lasciato così dov'era, tirato sopra le buche, che avesse fatto centro o che fosse caduto sulla parte non ammalorata. Al posto delle buche hanno lasciato delle montagne di bitume, alte a volte 30 cm. L'asfalto non è stato né schiacciato, né livellato! La fase successiva spettava ai camion, che avrebbero dovuto passarci sopra e schiacciarlo. 

Così, oltre alle buche, occorre ora fare anche lo slaloom tra delle montagne d'asfalto...altrimenti si rimane a piedi ugualmente...e in mezzo alla superstrada. MB 

Postato da: Thunder7 a 21:51 | link | commenti
cronaca, viabilità, valsavio news, valtiberina news

Ospitalità romagnola e ospitalità toscana.

I romagnoli sono un popolo ospitale, si sa, sono molto aperti, molto calorosi e disponibili.

I toscani, dalla loro, si sentono anch'essi molto ospitali e molto aperti, ma è sottinteso che al di sotto dell'Appennino qualcosa non va.

I romagnoli sono sempre allegri e non finiscono mai di stupire con il loro spirito d'imprenditorialità e di innovazione. Quello che c'è da dire, perlando sempre in linea strettamente generale, nelle città risultano anche un bel po' snob, super amanti del lusso, della bella vita e delle mode. Inoltre la loro grande apertura è più che mai un biglietto da visita, per cui non occorre farci delle grandi illusioni.

Le differenze, in linea di massima, sono tra romagnoli di campagna, ospitali più che mai e anche molto sui generis, tra quelli di città, molto fighetti, aperti sì, ma dove entrare in un gruppo occorre quasi un lasciapassare, e, infine, tra quelli delle zone costiere, molto ospitali, privi di pregiudizi, ma nel frattempo non sempre disposti ad accoglierti nella loro cerchia, strettamente separato dall'amicizia dovuta ad un calcolo strettamente economico e commerciale.

In conclusione, una volta capiti, i romagnoli appaiono delle brave persone, molto ospitali e con cui è facile attaccare bottone. E le donne? Sono anch'esse aperte, disponibili, ma non possiamo farci illusioni: la loro apertura non equivale al fatto che ci stanno! Anzi, sono a volte molto schiette e pure molto schive. In loro domina la voglia del nuovo, del divertimento, dell'avventura e dello stare sempre al passo con i tempi, prediligendo strettamente la concretezza dei fatti all'astrazione dei sentimenti.

E i toscani?

Si dice che siano aperti ed ospitali, in fondo sappiamo che in Toscana una delle principali fonti di reddito è il turismo d'arte.

Noi toscani siamo sicuramente un po' pazzi, molto schietti, con pochi peli sulla lingua, amiamo molto scherzare, fare battute e scandalizzare la gente.

Siamo, però, agli occhi nostri e di tutti, un po' chiusi, un po' irascibili e polemici.

Il nostro senso dell'ospitalità, soprattutto nelle zone interne, se confrontato con quello dei romagnoli, sembrerebbe quello di un cane da guardia. Non valorizziamo molto le nostre aree a livello turistico; o meglio (e qui si entra nella contraddizione), tendiamo a dare importanza solo ai tesori principali, quando in realtà ne saremmo pieni, ed accogliamo a braccia aperte il turista, ma spennandolo come un pollo. Si pensi alle nostre città d'arte, come Firenze, Pisa e Siena, alle città termali e alla costa. Qui il turismo è molto consistente, ma tende a subire, soprattutto in Versilia, dei forti contraccolpi, causati un po' dalle strutture ricettive, spesso scarse ed obsolete, se paragonate a quelle romagnole, ed offerte a peso d'oro...strutture medio-alte mostrano un listino con prezzi da capogiro, mentre a parità di costi la Romagna offre almeno il triplo. Ma se la Toscana è bella, è indiscutibile, i servizi che offre meritano veramente dei prezzi cosi esosi? E' vero, e questa è la giustificazione più frequente, che la Toscana punta sul turismo d'élite e sul lusso. Ma il lusso dov'è? Non può essere lusso solo ciò che offre l'ambiente, quando poi ci sono pochi stabilimenti balneari, pochissimi alberghi, poche pensioni, pochi parchi giochi, pochi luoghi di passeggio turistico curati....in parole povere, pochi servizi per il turista, che non vorrà certo starsene in un residence per tutto il tempo, o in mezzo alla campagna.

In questo modo la Toscana non si sviluppa mai e rimane arretrata, alla faccia dell'ospitalità; soprattutto se si pensa che col tempo si è diffusa la nomea che i toscani, a livello turistico, ti sfilano tutto quello che hai nel portafogli. Sembrerebbe piuttosto che, mentre i romagnoli accolgono il viandante a braccia aperte, rifocillandolo e raccontandogli delle storie, i toscani abbiano posto un bel cartello che recita "inizio del territorio toscano: limite invalicabile" e che mandino via i forestieri a schioppettate.

E poi si ha il coraggio di pubblicizzare delle feste tradizionali dove la gente locale dedica anima e corpo al nuovo arrivato...quando a volte, nei paesi più sperduti, non si sa nemmeno chi è un turista!

Beh, forse esagero un po', però c'è chi me lo fa notare, a nord dell'Appennino, soprattutto in termini di chiusura mentale, di provincialismo, e, perché no, di arretratezza culturale, specialmente in Valtiberina. E io, in qualità di toscano e per giunta valtiberino, gli do piena ragione, sebbene in maniera non del tutto esplicita. Pure io ho potuto constatare che non siamo perfetti, tanto meno aperti. MB

Postato da: Thunder7 a 17:42 | link | commenti (2)
opinioni, toscana, romagna, curiosità

lunedì, 18 dicembre 2006

La Valtiberina confina con Rimini: ecco il nuovo vicino.

Nella giornata di ieri, domenica 17 dicembre, dalle ore 7 alle 22, e nella giornata odierna, lunedì 18 dicembre 2006, si è svolto il referendum per l'annessione di sette comuni dell'attuale provincia di Pesaro-Urbino a quella di Rimini. Un referendum di cui i media non hanno parlato. Si sa, gli aventi diritto al voto, in quell'area, sono appena 16.410, veramente pochi, se calcoliamo che la città di Sansepolcro ha ben 16.000 abitanti e poco più di 10.000 elettori. Eppure, forse anche a causa dello sciopero dei giornalisti, a livello nazionale non si è parlato di questo evento che, come era prevedibile, ha cambiato la cartina geopolitica dell'Italia. Una regione si è allargata, raggiungendo o superando in dimensioni la Toscana, e questa è l'Emilia-Romagna; un'altra, già assai piccola, si è ristretta, ovvero, le Marche. Sette comuni, due dei quali confinanti con la provincia di Arezzo, hanno scelto di passare sotto Rimini: Casteldelci, Pennabilli, Novafeltria, Sant'Agata Feltria, Talamello, Maiolo e San Leo. E' andato a votare il 67,51% del corpo elettorale e l'83,91% ha optato per l'annessione alla Romagna. Questi comuni della Valmarecchia erano da tempo favorevoli al referendum e da sempre lamentano problemi enormi di viabilità, di collegamenti e di sviluppo economico. Questa terra, legata storicamente ai Malatesta di Rimini, ma successivamente ai Montefeltro di Urbino, ha molti legami sia territoriali che socio-economici con il riminese. L'accento stesso degli abitanti di quest'area è romagnolo, infatti recentemente è stato coniato un neologismo che li definisce "marchignoli". L'economia è legata al modello di sviluppo dell'entroterra riminese e pure il prefisso telefonico è lo stesso, ovvero 0541, mentre quello di Pesaro è 0721 e quello della zona di Urbino è 0722. Eppure c'è sempre chi è contrario, in particolare chi sostiene l'importanza di mantenere il territorio del Montefeltro unito, chi ricorda che separare questi comuni dalla provincia di Pesaro-Urbino significa ridisegnare i confini e le funzioni dei vari enti territoriali. E' contrario soprattutto chi ricorda l'impegno assunto dalla provincia di Pesaro, negli ultimi anni, oltre che da Ancona, per sostenere economicamente questa terra di confine, alquanto svantaggiata. I sette comuni della Valmarecchia hanno però molto in comune con Rimini, ed è per questo che i suoi abitanti sono d'accordo con la secessione. Il nuovo capoluogo di provincia dista solo mezz'ora di tempo da Novafeltria, quando invece, per arrivare a Pesaro, ce ne vogliono quasi due, dovendo, tra l'altro, passare per Rimini. La secessione non è però immediata: occorrono ancora vari passaggi burocratici, quali la consultazione tra le due regioni e la trasformazione del risultato referendario in legge dello stato. Forse tra due anni vedremo cambiati i confini istituzionali. 

Comunque si tratta di un'altra vittoria per la Romagna, che cerca col tempo di radunare tutta la sua etnia entro i propri confini, sperando, chissà, un giorno, di ottenere l'autonomia da Bologna, staccandosi dall'Emilia. Il 4 marzo 1923, un decreto regio sanciva il passaggio di addirittura 11 comuni della Toscana alla Romagna, o meglio, dalla provincia di Firenze, che toccava le porte di Forlì, a quest'ultima. Quella di oggi è stata, quindi, una nuova fase. Chissà se toccherà anche a Imola e alla valle del Santerno, che sono in provincia di Bologna, oppure ai tre comuni ancora fiorentini, ma "toscano-romagnoli", come Marradi, Firenzuola e Palazzolo sul Senio, o, perché no, a Badia Tedalda?

Intanto la Valtiberina si ritrova alle frontiere una nuova provincia: quella di Rimini. Forse si tratta di una provvidenziale occasione di collaborazione turistico-economica che potrebbe veramente aiutare la nostra vallata.

                                                               Manuele Brizzi    

Postato da: Thunder7 a 23:04 | link | commenti (156)
italia, politica, marche, romagna, curiosità

Comunicato del Blog: Evento Sismico nell'Alto Tevere Umbro.

Evento sismico di magnitudo M=2,9 registrato alle ore 14:35:19 GMT (15:35:19 locali) di sabato 16 dicembre 2006, localizzato presso l'epicentro con coordinate Latitudine 43.35 e Longitudine 12.37, tra le province di Perugia, Pesaro-Urbino e Arezzo.

Il sisma, con profondità 62,2 km, è stato localizzato tra i comuni di Montone e Umbertide. Le altre località interessate sono, in ordine d'intensità: Pietralunga, Città di Castello, Gubbio, Monte Santa Maria Tiberina, Lisciano Niccone, Apecchio, Scheggia e Pascelupo, Cantiano, Monterchi, Passignano sul Trasimeno, Citerna, Magione, Perugia, San Giustino, Corciano, Costacciaro, Valfabbrica, Tuoro sul Trasimeno.

Non sono stati registrati danni a persone o cose.

http://www.ingv.it/%7eroma/frames/frame-archivio.html

Postato da: Thunder7 a 12:32 | link | commenti
eventi sismici, umbria-trash news

domenica, 17 dicembre 2006

In mezzo al traffico di una città...perdendo la testa.

A tutti quanti è capitato di guidare per le strade di una città grande, specialmente di quelle italiane dove il caos è pressoché totale.

Lunedì scorso sono andato a Bologna in macchina, senza avere una piantina dettagliata della città e conoscendo il percorso solo a grandi linee...ma comunque, dato che ero da solo, non avrei neanche avuto modo di consultare con tutta tranquillità una cartina.

L'autostrada A14, che avevo imboccato a Cesena Nord, era sì trafficata, specialmente da camion, i quali, anche se non avrebbero potuto, circolavano pure in seconda corsia, provocando rallentamenti e frenate improvvise, soprattutto a causa delle tante auto che procedevano follemente in terza corsia, nonostante la presenza dei "tutor", che rivelano la velocità di ogni veicolo ogni tot km!

Arrivato all'inizio della Tangenziale, l'autostrada, si sa, si riduce a due corsie e a lato delle carreggiate vi è la complanare: in questi mesi vi sono i lavori per la costruzione della "terza corsia dinamica", per cui il traffico è intensissimo. Lunedì scorso c'era pure il Motor Show, per cui avevo deciso di uscire subito dopo la barriera, a San Lazzaro di Savena, per poi raggiungere il centro attraverso la via Emilia. Già S. Lazzaro, che conta circa 45.000 abitanti, era piena di semafori con telecamere e di vigili che servivano solo a rendere più caotico il traffico. Poi, per snellire il percorso, presi una strada a 3 corsie per senso di marcia, che, per imboccarla, occorreva transitare su una rotonda a tre corsie, dove guadagnarsi la precedenza era come ottenere il pallone in una partita di basket! Arrivato orientativamente in direzione della circonvallazione bolognese, sensi unici spaventosi e corsie preferenziali per gli autobus mi avevano costretto a prendere una strada che mi portava in direzione opposta: la zona di San Vitale. Io dovevo raggiungere via Castiglione, una parallela della statale del Passo della Futa, che si trova all'intersezione con la circonvallazione, nei pressi dei famosi giardini Margherita. Le strade che mi portavano in direzione di San Vitale erano cosparse da semafori perennemente rossi, situati a cinque, dico 5 metri l'uno dall'altro. Un patire! 100 metri di strada in mezz'ora! Qualcosa di spaventoso! E nel frattempo ognuno guidava come in stato di anarchia: venivano rispettate solo le direzioni di marcia, altrimenti vi erano auto che uscivano dai parcheggi e dalle stradine laterali e che si immettevano senza dare precedenza; auto, motorini e biciclette che superavano sistematicamente a destra, o che facevano lo slaloom tra i veicoli in coda cancrenica... E la segnaletica peggio che peggio! Indicazioni nascoste, o illeggibili o erronee. Vi era un segnale di ogni tipo dietro l'altro, e, a volte, come quello della ZTL di San Vitale, occorrevano due minuti buoni per decifrarli! Un'altra mezz'ora ed avevo finalmente raggiunto la circonvallazione, ma al semaforo occorreva fare il giro dietro la Porta di San Vitale, per immettersi sulle tre corsie direzionali del "vialone"... e la Porta era già ZTL, munita di telecamere e apparecchiature fotografiche! Successivamente, per raggiungere la strada che dovevo cercare, le inicazioni fasulle, insieme al traffico che pareva essere lui a guidarti nel suo flusso, mi avevano indotto a percorrere una parallela di via Castiglione, che era quella del Passo della Futa...inoltre, con la complicità del traffico e delle corsie preferenziali degli autobus, mi ero ritrovato in via Murri..ed ero, così, del tutto fuori strada! Mi ero perso...ma conoscevo ad occhio e croce la direzione verso la quale dovevo andare..però mi stavo rendendo conto che l'irrazionalità dei sensi unici o delle corsie per i bus mi avrebbero fatto perdere perfino l'orientamento. Avevo deciso così di parcheggiare e di avventurarmi a piedi, altrimenti, come per paradosso, non sarei mai arrivato in orario! Prima di scendere dall'auto mi ero ritrovato per caso su una corsia preferenziale: svoltai immediatamente a destra...pochi metri più in là vi era infatti un "fotomulta" posizionato! Parcheggiavo: c'erano le strisce bianche! Proseguii per 4 km a piedi (!), ma almeno potevo camminare dove volevo! Al ritorno sentivo dire che avevo parcheggiato in una zona per soli residenti: l'ansia saliva! Arrivato alla macchina, (erano passate sette ore), non c'era nessuna multa! Il cartello che indicava che il parcheggio era per soli residenti c'era, ma si trovava all'inizio del lato opposto della via: chi lo avrebbe visto? Poi, percorsa la distanza che intercorre dal parcheggio alla Tangenziale, dopo un'ora di coda (perché questa volta conoscevo la strada), dopo la bellezza di 37 (!) semafori, dopo inversioni ad "U" spaventose di chi incontravo davanti, e dopo aver perfino sbagliato l'imbocco della complanare, che invece di portarmi verso Ancona, mi portava verso Milano (questo a causa dei cartelli non illuminati e posizionati in modo equivoco), mi ritrovavo finalmente sull'autostrada A14, in direzione Cesena Nord! Anche l'autostrada però non scherzava! Tre corsie per senso di marcia sono poi tante? I primi venti chilometri dal casello si percorrevano alla velocità massima di 80 km/h, viaggiando in coda sulle tre corsie, dove vi erano file di camion sia su quela di marcia lenta che su quella di marcia veloce! Questo fiume di veicoli diventava un po' meno intenso dopo l'uscita di Castel San Pietro Terme, ma di tanto in tanto si vedevano pure i Tir in terza corsia!

In conclusione, oltre a perdere delle ore, e a ritrovarsi con una tensione nervosa indescrivibile, se non si conosce bene la città e se non si è assistiti da una bella dose di fortuna, si rischia di perdere in un solo giorno, per almeno due volte, la patente, tra ZTL improvvise, corsie preferenziali con telecamere ovunque, parcheggi con disco orario o per residenti (ma senza il cartello), telecamere ai semafori.. e magari... incontrando qualche vigile non molto indulgente. MB

Postato da: Thunder7 a 16:01 | link | commenti (1)
italia, opinioni, viabilità

mercoledì, 13 dicembre 2006

La nevicata del 13 dicembre...del 2001.

Era il giorno di Santa Lucia, ma di ben 5 anni fa. Frequentavo da poco l'università a Forlì e, dopo che nella mattinata avevo avuto la prima prova di tedesco, nel primo pomeriggio, io e gli altri amici-colleghi, eravamo andati presso l'Aula Magna a seguire la lezione di Economia Internazionale. Al ritorno ero io e Andrea, un mio amico che frequentava, allora, la facoltà di Interpreti e Traduttori, ma che seguiva due materie opzionali nella mia facoltà, Scienze Internazionali e Diplomatiche. Io ero a piedi e lui in bici: vivevamo nello stesso studentato, per cui mi aveva dato un passaggio sulla canna di una mountain bike assai fragile. Io ero tutto intento a coprirmi, data l'aria gelida di quei giorni che, in bici, sembrava tagliasse il collo. Il cielo era bianco e per le strade, già decorate dalle luminarie natalizie, vi erano i banchini di Santa Lucia, una festa particolarmente celebrata a Forlì, in particolare con le fiere, allestite in Corso della Repubblica. Quel giorno, però, gli espositori dei banchini non ebbero molta fortuna. In bici, appena raggiunta Piazza Saffi da Corso della Repubblica, sentivamo che qualcosa di secco e granelloso cominciava a cadere dal cielo: sembrava grandine. Io cominciavo a pensare che fosse neve e ricordo che Andrea non condivideva. Nel giro di un minuto, giusto il tempo di attraversare la piazza, la strana "grandine" si era trasformata in neve ed aveva già imbiancato tutto. Giunti nello studentato, tutti erano incantati a guardare dalle finestre, con una gioia mai vista, naturalmente cercando di sporgersi fuori il meno possibile. Erano solo le 15:30, ma la neve continuò a cadere sempre più fitta, e con fiocchi sempre più grandi, fino a tarda sera. Verso le 17 qualcuno cominciava a scendere in strada per forgiare dei pupazzi di neve o per fare a pallate, mentre io ed un mio amico abbiamo approfittato della nevicata per andare in Piazza Saffi, a buio, per vedere l'atmosfera natalizia sotto la neve. La torre civica ed i campanili, del Duomo e di S. Mercuriale sono decorati dalle luci, per Natale, le vie del centro, come Corso Garibaldi, la più ricca di negozi, è di solito piena di luci e inoltre sulla Piazza, più o meno tutti gli anni, viene allestito un grande Albero di Natale illuminato. Vedere i grandi fiocchi che scendevano tra le luci natalizie e sotto l'Albero ci lasciava veramente estasiati. Un'atmosfera incredibile, che regalava un'infinità di gioia. La neve continuò a scendere fino alle 22:30. C'era più di mezzo metro di neve: tutto era bianco, sotto una coltre spessa che i tetti e i rami degli alberi faticavano a reggere. Nessuno aveva mai visto la città di Forlì così innevata. Le ruspe cercavano di liberare le piazze e le strade del centro caricando la neve sui camion. Durante la notte tornò il sereno e la neve si congelò, restando per ben una settimana. La serata del 13 dicembre, con una nevicata da record che interessò tutto il nord fino al crinale appenninico, ed escludendo il centro Italia, si concluse con lanci di pallate tra me, un mio amico e due nostre amichette di quei tempi. Il fine settimana rimasi bloccato dalla neve a Forlì, visto che era caduta di giovedì, ma ci divertimmo lo stesso...quel fine settimana mangiammo una pizza alle Macine e andammo al Barajà.
Erano dei bei tempi spensierati, di cui tutti noi, che vivemmo direttamente quella nevicata, proviamo nostalgia. Andrea stesso me lo ha scritto per e-mail sia l'anno scorso che quest'anno...e non solo lui...

Forse questa nevicata ci fa anche pensare che eravamo più giovani...e che avevamo ancora più tempo davanti per le spensieratezze.

Forse ci vuole una nuova nevicata simile...magari in questo periodo dell'anno!

                                                             Manuele Brizzi

Postato da: Thunder7 a 16:47 | link | commenti (2)
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