Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.

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Utente: Thunder7
Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA. N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità. Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.

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lunedì, 31 luglio 2006

A Lippiano, sogni da Dilettante

 

 

Povero ciclismo, povero sport.

 

Il giallo dei campi di Francia, serafico e sfacciato, ha donato a noi sportivi la meraviglia e la serenità incosciente dei fanciulli. Stupiti di un tour ritrovato, padrone di spazi. Cancellati i veleni di penna, di siringhe e pastiglie. Niente più accuse, niente più paure. Un Tour pulito, finalmente. Il Tour dei gregari e degli uomini nostrani. Il Tour dietro casa.

 

Ci avevamo creduto, questa volta.

 

Illusioni dipinte nelle immagini, nei visi, nelle leggende scolpite lungo le strade. Un ciclismo gentile, audace impastato d’ideali. L’animo segue le curve accigliate dei monti, il ronzio dei pedali, le movenze colorate, un rigagnolo di sudore o una bandana. L’animo si identifica nei tic, nei volti, nelle frasi o negli umori di un attimo. Per strada si applaude l’illusione di vivere la vita e le vittorie di ogni campione.

 

Ad un tratto sull’asfalto scivolano lacrime amare, dietro sei inesorabili sillabe: Doping. Un cielo grigio cupo come la pece tinge il giallo e i volti accigliati. Un velo fugace adombra le illusioni.

 

Misero ciclismo, amareggiato e offeso, deriso e incolpato dall’egoismo bieco, perverso e ladro. Dubbio e calunnia, cadono come macigni sulle strade e oltre la storia, che pensosa e offesa resta a guardare.

 

Credo che, il ciclismo non si faccia nei laboratori, ma istintivamente per strada. Il ciclismo non si vive nei tribunali ma dentro l’anima. Perché, il ciclismo è storia antica, di secoli e secoli, di valori umani incancellabili e la fatica non vuole né colpe né martiri.

 

Il ciclismo odierno è estremamente tattico, fatto di logica ed equazioni. Un ciclismo esigente, fin troppo. La fatica impostata sul metodo, la vittoria sul calcolo. E’ un ciclismo immaturo, noncurante della storia. Povero ciclismo zoppo e ammalato. Povero ciclismo impaurito e sbandato relegato nelle anguste pieghe del male. Un ciclismo che vive di calendari e percorsi sovrumani. Un ciclismo e un pubblico che non si accontenta, che ogni volta vuole lo spettacolo.

 

Allora, illustrissimi signori non stupitevi se il doping diventa purtroppo una scelta, quasi necessaria.

 

Si dice che il Doping ci sia sempre stato. A me piace non pensarlo. Mi appaga voltare pagina.

 

Sabato 29 Luglio scorso è una giornata come tante di tarda estate. Un cielo greve minaccia la pioggia. Mi dirigo verso Lippiano dove si corre il XXI° Trofeo Tosco Umbro dilettanti under 23 Elite. Una gara che seguo ormai da anni.

 

Un albo d’oro importante, Petito vincitore nel 1989, Dario Pieri secondo nel ’92, Figueras primo nel ’93, Iliano Raffaele terzo nel ’99, Aldape Chevez Moise nel 2003 e 2004 .

 

La considero una prova, una scuola, un esempio per un certo verso. Il tempo ogni anno come d’abitudine è inclemente, caldo torrido e afa, e anche quest’anno s’inventa la sua pena con una giornata semi autunnale di pioggia battente e forte vento.

 

Ventitre squadre al via. Un percorso selettivo: 117 km, 5 GPM tempo percorrenza 2h 56, ad una media oraria che fa impressione 42,61 Km orari.

 

Essere a Lippiano è una specie di catarsi, d’iniziazione. Verde e nero asfalto. A Lippiano la fatica non lascia tregua, mai una volta.

 

Ho visto ancora una volta giovani atleti dare il tutto di se in corsa, senza mai risparmiarsi. Atleti che già conoscono la fatica, i suoi tranelli ed i suoi trofei.  Perché, chi vive in bici sa che la fatica presto si dimentica.

 

Voglio raccontarvi la pena che ho vissuto stampata sul volto di ognuno. Una fatica levigata sulle pieghe dei loro lineamenti, tra il sudore e il fango che la pioggia aveva tracciato.

Disegnando col corpo curve e altitudini, s’inarcavano esili come steli sui pedali, chi digrignando i denti, chi urlando per spronare se stesso a non mollare, chi con la coda dell’occhio cercava un cartello, una ruota o una direzione, chi piegato sul manubrio pedalava scomposto alla ricerca di una posizione di conforto alla sua tribolazione.

 

La fatica è nel ciclismo tormento fisico e mentale.

 

Credo che nessun medico o giudice possa permettersi di scrivere o dire certe cose, se mai questa sofferenza ha visto o provato.  Sono dell’avviso che chi sbaglia debba pagare, chi sputa sulle regole debba essere punito e allontanato. Ma dico anche di non utilizzare ogni volta metodi e soluzioni di comodo secondo gli interessi in gioco.

 

Se vogliamo ciclisti alieni, dentro tute e sopra bici spaziali, se vogliamo un ciclismo che faccia spettacolo, allora si deve trovare un rimedio, semplice e democratico, senza ipocrisie e false intenzioni. Come qualcuno ha scritto, o si liberalizza il doping in nome del professionismo e della prestazione, o si ritorna a un ciclismo più umano, a impegni meno gravi che tutelino e preservino il fisico dell’atleta senza obbligarlo a drogarsi per farlo.

 

A Lippiano vince il diciannovenne toscano Gabriele Giuntoli, con la dorsale numero 13 su una bottecchia nero carbone.  Sono partiti in 134, ne sono arrivati solo 37. Questo vale più di ogni altro discorso o accusa.

 

Il vento capriccioso ha spazzato via il tetto del palco premiazione, una tromba d’aria come ci dice Franco Bellucci addetto giuria e organizzatore dell’evento. Ma ciò non ha impedito il dovuto omaggio, sotto una tenda con tanto di mini palco, crostata e vino locale. Bacio delle miss, foto, champagne e mazzi di fiori. Al vincitore il podio più alto, 30 Euro di premio dell’organizzazione e una scrivania sobria e ben lucidata. Qualcuno in tipico accento toscano chiede sorridendo “ora con che la porti a casa, con la bicicletta?”.

 

C’era anche Franco Chioccioli “il coppino” di Pian di Scò in jeans e maglietta. Capelli neri, un viso asciutto, uno qualunque a vedersi. Al seguito dei suoi ragazzi e della sua squadra valdarnese la Futura Team Matricardi. Un ragazzo come tanti che nel ’91 vinse il Giro d’Italia  era li  a palesare ai suoi atleti di credere ancora ai loro ideali, a offrire in silenzio a noi tifosi le nostre illusioni e, a se stesso, la voglia di rivivere i giorni in corsa e, di esserci ancora in questo modo, cosi deplorato e oltraggiato, perché in fondo non tutto il ciclismo è malato.

 

Monia Mariani

Postato da: Thunder7 a 11:40 | link | commenti (1)
sport

sabato, 29 luglio 2006

Grande riunione delle autorità locali presso l’area di servizio Verghereto

 

Nella giornata di sabato 29 luglio 2006 si è avuto l’incontro deciso, di comune accordo, durante la riunione nel palazzo dei diari di Pieve S.Stefano, nella giornata di sabato 8 luglio scorso.

L’incontro odierno ha previsto la partecipazione di tutti i sindaci, o assessori alla mobilità, dei comuni attraversati dalla E45, da Sansepolcro a Città di Castello, nel versante sud, e da Pieve S.Stefano a Cesena, nel versante nord.

Al ritrovo, tenutosi sotto forma di una conferenza presso il ristorante dell’area di servizio della località Piantrebbio di Verghereto, erano presenti pure il presidente della Comunità Montana Valtiberina Toscana, l’assessore alla viabilità della provincia di Arezzo, il rispettivo collega della provincia di Forlì-Cesena, e i parlamentari cesenate, l’on. Brandolini, e il forlivese on. Padulli.

Il tema dell’incontro è stato quello della grave situazione della superstrada E45, sulla quale imperversano le condizioni di pericolosità, mancanza di manutenzione a norma e coscienziosa, e il progetto di trasformazione in Autostrada, che esclude ogni ipotesi di messa in sicurezza, by-pass e allargamento, della sede stradale del tratto appenninico.

I rappresentanti di ANAS e regioni sono stati i grandi assenti, come pure il ministro delle Infrastrutture Antonio di Pietro, forse impossibilitato per i troppi impegni, benché convocato già da tempo.

Si è distinta, invece, la presenza di un gruppo di giovani di Verghereto, che ha costituito un’associazione, “A voce alta”, rappresentata da Leonardo Moretti, il quale, prendendosi cura del tema della viabilità, ha denunciato pubblicamente il problema della sicurezza dell’arteria e dell’incolumità di coloro che la percorrono, sottolineando l’importanza di una presa di posizione forte, dinanzi all’indifferenza dei grandi interessati. Tale atto ha suscitato gli interventi degli on. Brandolini e Padulli, che hanno espresso concordia e intenzione di far approdare in Parlamento la questione, nonostante la mancanza di risorse pubbliche per le opere e per le manutenzioni, e l’intervento del sindaco di Sansepolcro, Franco Polcri, in un primo momento favorevole ad una presa di posizione istituzionale, ma in seguito solidale con le posizioni espresse dai giovani dell’associazione, rappresentanti la preoccupazione, la disperazione e la rabbia degli abitanti del comune di Verghereto, continuamente esposti al rischio di perdere la vita, a causa della spaventosa mole di traffico che transita, giorno e notte, per la vecchia provinciale, sotto le finestre delle loro case.

Il sindaco di Bagno di Romagna ha ricordato la tragica scomparsa, nel primo pomeriggio di domenica 23 luglio, del ventiduenne Andrea Bergamaschi, giocatore della Sampierana, deceduto in un terribile incidente stradale, avvenuto attraverso l’impatto con il guard-rail, in presenza di un pericoloso “varco” tra le due carreggiate.

I sindaci di Pieve Santo Stefano, Palazzeschi, e di Verghereto, Fedele Camillini, hanno espresso l’approvazione nei confronti del gruppo “A voce alta”, nonché l’intenzione di costituire un comitato di sorveglianza permanente sulle condizioni della E45. Il documento preparato nella seduta di oggi prevede, appunto, la creazione di tale comitato, e i sindaci dei due comuni di confine hanno sottolineato le condizioni di disagio estremo per gli abitanti che abitano lungo la provinciale sp 137, dove da mesi viene dirottato il traffico proveniente dalla superstrada, e il rischio di paralisi dei collegamenti nord-sud, nel caso del crollo di uno dei viadotti nell’area tra Canili e Valsavignone, sul versante toscano, a causa della ormai scomparsa della ex-Tiberina 3 bis, perché franata in più punti.

L’incontro si è concluso con una brevissima occupazione della carreggiata nord della E45, come atto di protesta, proprio davanti all’area di servizio, con i sindaci indossanti le fasce, coadiuvati dalle forze dell’ordine, che hanno provveduto a segnalare l’evento agli automobilisti.    

 

                                                                    Manuele Brizzi

 

Postato da: Thunder7 a 15:59 | link | commenti
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venerdì, 28 luglio 2006

L'industria di Sansepolcro cerca di reagire ad una situazione d'impasse?

Ecco in questo articolo di Michele Casini l'acquisto, da parte di una famiglia di imprenditori biturgensi, di un'azienda di Treviso, per far fronte alle sfide dettate dall'economia internazionale.

da "La Nazione"

- Patto in camicia. I Del Siena rilevano il marchio Carrel

La famiglia dei noti imprenditori di Sansepolcro Del Siena ha annunciato l’acquisizione della Càrrel Spa, la storica azienda trevigiana specializzata nella produzione e distribuzione di camicie da uomo, rigorosamente “made in Italy”. Presente sul mercato da oltre 40 anni e leader nella produzione di camice di alta qualità, la Càrrel vanta uno stabilimento dove sistemi automatici per il controllo e il taglio dei tessuti convivono con metodologie di cucitura e rifinitura ispirate alla meticolosità sartoriale. Con questa acquisizione la famiglia Del Siena, già proprietaria di Milena Confezioni Spa - azienda attiva da oltre 50 anni nella produzione di camicie maschili di fascia medio/fine, che nel 2005 ha realizzato un fatturato di circa 20 milioni di euro - si posiziona nella fascia alta del mercato. «La nostra famiglia ha da tempo impostato un piano di sviluppo che pone al centro la crescita sulla fascia alta di mercato - sottolinea l'amministratore delegato dell'azienda - e l'acquisizione di Carrel va in questa direzione. Siamo orgogliosi del risultato raggiunto e lieti di aver trovato nell'azienda uno staff giovane e motivato, maestranze qualificate attente alla cura estrema dei particolari del prodotto 'Made in Italy', e una clientela di grande importanza. Con Carrel, di cui manterremo l'identità separata dalle altre nostre aziende, vogliamo continuare il cammino, migliorando ma senza stravolgimenti». Carrel ha chiuso il 2005 con un fatturato di circa 8 milioni di euro, di cui il 30\% realizzato all'estero. Antonio Cinel, fondatore ed amministratore unico di Carrel Spa ha rilevato che «l'accordo raggiunto con la famiglia Del Siena pone le basi per una nuova strategia di rafforzamento e di sviluppo della nostra azienda, in Italia e all'estero. L'entusiasmo, sommato alla forte volontà di crescita che ho potuto apprezzare nei componenti della famiglia Del Siena, saranno determinanti per il raggiungimento di un risultato ambizioso». Soddisfazione dal Presidente di Confindustria Giovanni Basagni. “Per vincere la sfida della globalizzazione, è necessario che le aziende abbiano dimensioni adeguate. Anche la strategia di operare su più fasce di mercato è fondamentale: un allargamento della base di prodotti offerti è una delle chiavi di successo con questa acquisizione il Gruppo Del Siena aumenta l’offerta globale dei propri prodotti posizionandosi nel segmento alto di gamma della camiceria uomo, con un portafoglio prodotti diversificato e sinergico”.

Postato da: Thunder7 a 16:23 | link | commenti
italia, economia, valtiberina news

giovedì, 27 luglio 2006

E intanto la Grosseto-Fano, o meglio "Grosseto-Falconara", si accorcia.

Di seguito un comunicato ANSA di oggi.

 

VIABILITA': DUE MARI; APERTO RADDOPPIO LOTTO 11

 

(ANSA) - SIENA - Sono stati aperti oggi altri tre chilometri della strada statale 223, la Grosseto-Siena. L'intervento rientra nell'opera di ammodernamento della E78 Grosseto-Fano, la cosiddetta ''Due Mari'' e ha riguardato il raddoppio del lotto 11, che si sviluppa dal km 64,650 al km 67,700, interamente compreso nel comune di Siena. Tra le opere realizzate anche due gallerie artificiali e tre viadotti per costo totale di 17,95 milioni di euro. Il completamento dei lavori al lotto 11 si aggiunge a quelli gia' terminati nei lotti 1, 2 e 10. In pratica si tratta dei tratti dell'arteria che si trovano rispettivamente alla porte di Grosseto e Siena. Sempre oggi a Siena e' stata firmata la convenzione tra il Comune e l'Anas per la realizzazione del ''Lotto 0'' della Siena-Bettolle, vale a dire il tratto di congiungimento tra la statale 223 e Due Mari e che si trova alla porte della citta' del Palio. L'Anas, ha inserito il progetto nel piano decennale delle opere e adesso si impegnera' presso il Cipe per ottenere il finanziamento complessivo dell'opera, per la cui realizzazione ci vorranno almeno sei anni.(ANSA). RED-KWI/SPO

Postato da: Thunder7 a 18:41 | link | commenti
italia, economia, toscana

Sulla E45 la protesta di Canili si avvicina.

Sabato 29 luglio 2006 è prevista la riunione di tutti i sindaci dei comuni interessati presso l'area di servizio Verghereto.

Ecco qui di seguito un articolo del Corriere della Romagna, di Cesena, riportante la notizia:

“A voce alta” per la superstrada

 

VERGHERETO - Giovani “A voce alta” per la sicurezza della viabilità. Dopo il messaggio e la convocazione lanciati dal sindaco di Verghereto a tutte le autorità nazionali, regionali e locali, anche un gruppo di giovani del comune di Verghereto invita tutta la cittadinanza a partecipare alla assemblea straordinaria di sabato 29 sulla E45. In comune di Verghereto il gruppo di giovani "A voce alta", recentemente costituitosi, sollecita con locandine e volantini tutta la popolazione a partecipare all'assemblea straordinaria di sabato, alle ore 10,00, all'area di servizio della E 45 in località Piantrebbio. Una riunione tenutasi qualche tempo fa tra alcuni Enti romagnoli e toscani, su iniziativa del sindaco di Pieve S.Stefano, ha fissato la data di sabato prossimo per una iniziativa "ufficiale", con tanto di sindaci con fascia tricolore. L'obiettivo è quello di segnalare con forza le gravi preoccupazioni per la sicurezza del traffico sulla E 45 ed i gravi problemi derivanti a paesi e cittadini quando si rende necessario deviare il traffico stesso sulla provinciale. Senza dire che sul versante toscano la stessa provinciale è interrotta da una frana ed occorrono notevoli risorse economiche per ripristinare il transito. Gli stessi enti hanno invitato i cittadini e le popolazioni interessate ad essere presenti e partecipare. Il gruppo "A voce alta", che intende porsi come punto di riferimento e di incontro per i giovani del comune di Verghereto, anche di diverso orientamento politico, evidentemente punta a sollecitare la partecipazione dei cittadini sulle problematiche che riguardano la collettività. A partire dalle serie problematiche che riguardano la E 45."Tutti noi - dice il gruppo - abbiamo ben presente la situazione attuale dell'E 45, ed è quindi importante che tutta la popolazione partecipi all'incontro per poter finalmente sensibilizzare gli Enti interessati e le Autorità competenti sui gravi disagi prodotti dalle attuali condizioni di viabilità della strada. E' importante inoltre approfittare della presenza di Autorità di elevata caratura come quella del ministro Di Pietro. Si spera così di arrivare ad una soluzione condivisa anche dalla popolazione circa la risoluzione delle problematiche riferite alla viabilità della superstrada E 45 ed alla grave situazione e pericolosità del transito in questa arteria nel tratto appenninico. Confidiamo nella vostra numerosa presenza - concludono i giovani - per la buona riuscita dell'iniziativa". Come noto, i principali problemi che vive il tratto romagnolo riguardano la scarsa o cattiva manutenzione, che vedono il continuo ripetersi della formazione di pericolose buche, la lunghezza e la ripetitività di periodi destinati a lavori e cantieri, con conseguente deviazione del traffico su una provinciale che non è idonea a ricevere un traffico pesante e che vede l'attraversamento di numerosi centri abitati. E, dopo il tragico incidente che ha visto ancora una volta un giovane di S.Piero perdere la vita andando a schiantarsi contro il guard-rail, nel punto in cui questo ricomincia dopo un varco di "sicurezza", siamo sicuri che il sindaco di Bagno di Romagna confermerà la sua decisa richiesta. Spignoli sta infatti chiedendo alle autorità competenti che si provveda in maniera diversa ad organizzare la possibilità di passaggio da una corsia all'altra e si chiudano gli attuali varchi.

 

Alberto Merendi    Corriere della Romagna, giovedì 27 luglio 2006.

Vento del Nord solidarizza con tale movimento e si batte per la messa in sicurezza dell'importante arteria (senza escludere ogni progetto di trasformazione in autostrada o di varianti) e per la tutela dell'incolumità di tutti coloro che vi transitano.

Postato da: Thunder7 a 18:15 | link | commenti
italia, economia, toscana, romagna, infrastrutture, valsavio news, valtiberina news

lunedì, 17 luglio 2006

Incontro con Franco Polcri

Venerdi 14 Luglio scorso nella Sala Consiliare di Palazzo delle Laudi, ad un mese di distanza dall'elezione, il neo sindaco biturgense Franco Polcri illustra il lavoro svolto e quello in cantiere. "Ho iniziato il mio lavoro il giorno successivo alle elezioni" aggiungendo ironicamente "con la celebrazione di un matrimonio".
Molti i settori d'interesse e d'esplorazione della nuova giunta comunale. Il Sociale, la Sanità, il mondo del lavoro e imprenditoriale, le infrastrutture, l'ordine pubblico.
Polcri con la sua aria affabile e i suoi modi eleganti, parla in modo semplice e concreto come sua abitudine daltro canto, di una realtà quella locale, "pressante e segnata da necessità impellenti". Lui stesso per l'alto incarico cui assolve è divenuto "il rifugio di necessità cosi urgenti".
Una nuova amministrazione fortemente impegnata nel sociale. Perché, il comune è la casa della gente come Polcri ama ricordare.
Chiuse già molte buche nelle strade, iniziati i lavori per restituire decoro e pulizia nei giardini pubblici, intensificato l'ordine pubblico. Di quest'ultimo, Polcri è particolarmente preoccupato. "C'è un'eccessiva esuberanza e sicurezza di sé" ammonisce "che va assolutamente sistemata al più presto, attraverso un capillare coinvolgimento delle forze dell'ordine sul territorio circostante". Una maggiore sicurezza, ovunque, di giorno e di notte. Si prospetta forse l'idea di chiudere il transito di notte al campaccio, senza limitare la possibilità dei giovani di sostarvi e praticare attività ludiche o sportive.
Il traffico, questione delicata. Sono già state tracciate delle linee guida da adottare per una maggiore agibilità nel rispetto delle regole e del senso comune. E' stato istituito il piano della mobilità di tutto il centro storico, da definire nei prossimi mesi; proprio in relazione al discorso ben più ampio della valorizzazione dello stesso. Dunque, "meno auto sicuramente" e anche più biciclette, poiché "personalmente, sono sempre in bicicletta" dice Polcri.
Il neo sindaco pone l'accento sul ruolo dell'intermediazione, sull'importanza del colloquio, dell'educazione e del coinvolgimento.
Parla del Piano Strutturale e del Contratto di Quartiere definendoli "strumenti di progresso".
Una nuova veste per lex-Manifattura dei Tabacchi, proprietà ceduta allo stato, come risulta da un documento del 1906, esclusivamente per la lavorazione del tabacco.
La questione di Santa Chiara come punto di partenza per l'avvio di un procedimento di restauro degli edifici pubblici per una loro migliore destinazione e sviluppo. La scuola elementare sarà trasferita molto probabilmente in alcuni prefabbricati in via dei Banchetti, al foro Boario mentre, Santa Chiara diventerà una struttura pubblica, una volta restaurata.
L'ospedale, altro nodo di rilievo e di grande sensibilità. Cavallo di battaglia ormai da tempo. Presso la struttura ospedaliera biturgense sono stati da poco istallati otto condizionatori in reparti disagiati e privi di un sistema d'adeguata ventilazione.
Polcri rassicura, l'ospedale non si chiude "siamo solo di fronte ad un delicato momento di riaggiustamento".
Un sindaco in prima linea, fortemente dalla parte della gente.
Il mondo del lavoro, l'imprenditoria, l'economia locale. La vicenda Buitoni. Polcri giorni fa ha scritto di persona all'amministratore di Nestlé e al direttore dello stabilimento biturgense, per esprimere piena soddisfazione sull'ìmpegno preso di non cedere lo stabilimento locale.
Aspetto peraltro strettamente correlato a quello ancora più grave delle infrastrutture, del loro potenziamento e miglioramento, fattori imprescindibili per lo sviluppo e il decollo di una nuova economia in valtiberina. La E78, l'E45, prepotentemente in primo piano. Al riguardo, Polcri parla a nome dei sindaci della valtiberina e oltre il tevere, da Sansepolcro a Verghereto, a Pieve Santo Stefano e Bagno di Romagna. Perché come dice "senza la strada, non possiamo pensare al progresso".
Il vice sindaco Simone Mercati, nonché assessore allambiente e allo sport, prende la parola esprimendo un "plauso a Polcri per il gran senso di responsabilità dimostrato". Dice che, Sansepolcro sta lavorando al fianco dei comuni limitrofi con un confronto serio e maturo. Da parte sua, la volontà di dar vita ad un ruolo di rilievo all'ambiente, e la volontà di far crescere una cultura dello sport tra giovani e meno giovani, poiché lo sport "è la vera medicina per la salute dell'uomo".
Un mese impegnativo, a quanto pare. Ma fondamentale per gettare le future basi di un borgo e una civiltà migliore.
Alla domanda su che cosa gli avesse insegnato fare il sindaco, Polcri aggiunge serenamente senza troppe pause "fare il sindaco è impegnativo. L'impegno vero è tener fede alle promesse assunte. Personalmente, sono stanco, ma contentissimo e soddisfatto".
Polcri, per qualche giorno si concederà una meritata brevissima pausa di riposo e riflessione. Giusto il tempo di tornare di nuovo in città il 19 di Luglio per la presentazione del Symphonia Sansepolcro Festival evento importantissimo destinato a incidere sulle sorti della città".
Polcri ci saluta con un augurio e un tema ricorrente nel suo pensiero. Un'espressione di maturità intellettuale e politica, d'elevata sensibilità e coerenza.
"Aspetto da tutti uno spirito di collaborazione assoluto, e io stesso, lo ripeto ancora una volta, non faccio parte di nessun partito, perché il mio partito è Sansepolcro".

Monia Mariani

Postato da: Thunder7 a 09:05 | link | commenti
politica, valtiberina news

sabato, 15 luglio 2006
Comunicato sulla sicurezza.

E' doveroso ricordare e mettere a conoscenza tutti i cittadini della vallata e richiamarli alle loro responsabilità, in seguito ai fatti incresciosi verificatisi presso la piscina privata di proprietà Pincardini, di Sansepolcro. Il racconto da parte di numerosissimi testimoni, oltre che dei proprietari vittime, è il fatto che oltre 1500 giovani, maschi e femmine, sia del posto che originari da fuori, hanno approfittato dei festeggiamenti per dirigersi verso la piscina privata, invitando la collettività ad una festa organizzata, di pura invenzione da parte dei malintenzionati, che ha comportato danni ingentissimi all'intero locale: il ferimento di 3 poliziotti e di altre persone; il lancio di pietre portate dall'esterno; la distruzione di circa 15 tavoli, di oltre 20 sedie, di 2 docce e di 2 lampioni; il danneggiamento di 2 vetture; il tentativo di rapina e scasso del bar interno; insulti violenti nei confronti dei proprietari e delle forze dell'ordine, le quali, svantaggiate dal garantismo delle schifose leggi italiane, e in netta inferiorità, hanno dovuto soccombere davanti alla folla di delinquenti e di pecore che li emulavano; lo scardinamento del cancello d'ingresso; collutazioni varie; imbrattamento dell'area.

Non per essere polemici, ma quanto è avvenuto è un episodio da condannare, con tutto il buon senso, per il fatto che in quell'area un momento di allegria e di divertimento collettivo, si è trasformata in un'occasione per trasgredire la legge, in una situazione di sballo, di vandalismo, di violenza e di squallore. 

L'appello che rivolgiamo, è quello di non essere tolleranti in tali situazioni e di agire con tempestività e decisione. A tornare ad essere buoni si è sempre in tempo. 

Postato da: Thunder7 a 02:22 | link | commenti
cronaca, valtiberina news

martedì, 11 luglio 2006

“I tedeschi ci urlavano mafia”      Corriere della Romagna

                                                      martedì 11 luglio 2006.

 

BERLINO - Grosso segna il rigore decisivo e le piazze esplodono. I piazzali della Riviera diventano dei catini con la gente impazzita dalla gioia. All’Olympiastadion di Berlino l’atmosfera era però diversa. La felicità degli italiani era irrefrenabile, ma contando tedeschi e francesi, erano in netta inferiorità. “I rigori sono stati una liberazione per noi” dice il sindaco riccionese Daniele Imola domenica sera in tribuna all’Olympic Stadium. “Per tutta la partita i tedeschi ci sfottevano e dopo l’espulsione di Zidane urlavano contro di noi ‘mafia’ e altri insulti. Quando alla fine Grosso ha segnato il rigore decisivo ci siamo scatenati. Che soddisfazione...”. Cronaca di una partita vissuta con il cuore in gola. “Mio figlio Simone non ce l’ha fatta a guardare i rigori. Lo sguardo era rivolto alla curva o al mio viso per vedere la reazione”. Poi il delirio. Mentre il tricolore occupava le piazze delle città lungo lo stivale, a Berlino gli italiani si vendicavano degli insulti ricevuti con la più grande delle gioie. “Ma è stata dura - prosegue il sindaco -. Durante tutta la partita abbiamo avuto contro il tifo dei tedeschi che simpatizzavano per i francesi. Ce ne hanno dette di tutti i colori. Poi ho urlato, tanto, e adesso faccio fatica a parlare” dice al telefono con un filo di voce. La tensione è ancora alta nonostante sia l’ora di pranzo del giorno dopo e Imola si prepara ad affrontare il viaggio che lo riporterà a casa. Nel cuore rimangono stampati quei momenti fantastici, “ricordi che mi porterò dentro per una vita”. Un’emozione talmente forte “da rendere surreale quell’atmosfera di festa mentre nel cielo sopra Berlino brillavano i fuochi preparati da Scarpato”. Un’altra firma azzurra in una notte indimenticabile proseguita davanti all’albergo dove ha soggiornato l’Italia. “Ho atteso l’arrivo squadra, ma non si sono visti. Così siamo andati a festeggiare a Casa Azzurri”. Nel frattempo le strade della capitale tedesca diventavano una bolgia. “Per fortuna non ci sono stati disordini e devo dire che scesa la tensione anche i francesi hanno fatto festa con noi italiani, mentre nel dopo partita alcuni tedeschi si sono scusati per quegli insulti”. La notte è proseguita come anche la festa. “Ho incontrato altri italiani e ho persino visto una bandiera tricolore con la scritta ‘Rimini’”. Alle 4 del mattino tutti in albergo per riposare qualche ora prima del rientro in Italia dove la voglia di gioire non si ferma.                                   

 

Andrea Oliva

Postato da: Thunder7 a 14:30 | link | commenti
italia, opinioni, sport, estero

lunedì, 10 luglio 2006

CampioniDelMondo2006-2

          Campioni del Mondo!!!!

               9-10 Luglio 2006

                        W L' ITALIA

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italia, sport, storia, estero

domenica, 09 luglio 2006
Il Nero di Predappio.

Il vino nasce come il verso di una poesia o, a volte, come l'armonia di una nota nusicale. Sgorga spontaneo da un'ispirazione, da un sogno. Sgorga  dall'immaginazione. Scaturisce da una percezione e, talvolta, da una profonda meditazione. Il vino è arte, storia, pensiero, sfida. Così il Nero di Predappio. Nome importante, autoritario, che fa discutere, ancora. Colore e luogo richiamano Benito Mussolini. Il nero di Predappio è sempre stato presente nell'atlante dei vini italiani. Non è certo quel nero che si vendeva nei negozi di souvenir della cittadina forlivese. Per il suo rilancio ci voleva la giusta e appropriata provocazione adatta a i tempi e agli umori. L'intuizione e la sfida è arrivata da un tale che ha del vino una concezione assoluta, che lo vede per quello che è, e che può dare, infischiandosene delle remore storiche e del conformismo. Il Sangiovese e piò ner, il più nero, cosi alla fine dell'Ottocento i vecchi romagnoli chiamavano il vino prodotto nelle storiche vigne di Predappio Alta, quelle dell'antica azienda Zoli di Riggiano, del Generale, della Calera. Nel novembre scorso, al sangiovese di Romagna è stato dedicato a Predappio un convegno " Il Sangiovese di Romagna Doc: Mercato e prospettive". In sala c'era Giuseppe Nicolucci titolare dell'azienda vitivinicola Fattoria Casetto dei Mandorli. La cantina è nei sotterranei della rocca di Predappio Alta. Il bisnonno di Nicolucci faceva vino già nel 1885 quando Benito Mussolini aveva solo due anni, e muoveva i primi passi nella casa del fabbro Alessandro nella frazione di Dovia. Un sangiovese, quello di Riggiano bello e bellicoso che da tre anni borbotta e affina nelle robuste botti di rovere delle cantine medioevali dell'azienda. Un vino audace, intenso e turbolento, selvaggio, ricco di sapori, quasi impenetrabile. Il suo animo trae vigore dai terreni cretacei di Predappio Alta, dov'è diffuso il minerale sulfureo. E' cosi concepito Il Nero di Predappio 2003 Vigna di Riggiano. Al sangiovese grosso si unisce una percentuale di Terrano Refosco dal Peduncolo Rosso), antico uvaggio di nobili bacche romagnole, che creano un "nero" di grande personalità. L'etichetta raffinatissima, anch'essa rigorosamente nera, con un grappolo d'uva che emerge superbo come uscisse dal buio della notte di romagna. Della prima annata il 2003, ne sono state fatte solo mille bottiglie.
                                                               Monia Mariani

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italia, storia, romagna