Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.
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Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità ! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA.
N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità . Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.
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Cari lettori, vi invito a leggere questo dolente articolo sullo stato deplorevole della E45. Dopo il mio resoconto sulla E45, inviato a tutti i giornali e a "striscia", il 20 aprile scorso, e apparso su "Il Corriere di Arezzo" del 1° maggio, è arrivato questo articolo di Lorenzo Sani, pubblicato su "La Nazione" del 31 maggio 2006, facente riferimento alle denunce del presidente di Assicoop, Gino Domenici, alle procure di Arezzo e Forlì-Cesena.
Notizie tratte da "La Nazione"
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- «E45, ora intervenga la magistratura»
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Dopo aver «rischiato più di Gagarin», ha preso carta e penna e inviato un esposto alle procure di Arezzo e Forlì. L’esasperazione era arrivata al limite: sull’interminabile susseguirsi di buche, rattoppi, cambi di corsia e deviazioni denominato E45, la superstrada che collega Orte a Ravenna, si rischia quotidianamente la vita, non solo gli pneumatici o i semiassi dell’auto. Le molteplici denunce giornalistiche e televisive, rimpallate contro il muro di un’indifferenza sorda, non hanno alleviato il tormento degli automobilisti. Anzi. Se possibile, hanno contribuito a farne lievitare la rabbia. «Scongiuriamo una tragedia» Così Gino Domenici, presidente di Assicoop Bologna, società del Gruppo Unipol, e del collegio sindacale di Sicurstrada che riunisce fra le altre associazioni quali Asaps, Aci, Adiconsum, Anci, Ania, i trasportatori di Legacoop e i familiari delle vittime della strada, è passato alle vie di fatto. Investendo della spinosa querelle la magistratura. Per il presidente dell’Anas, Vincenzo Pozzi, la E45 è «un itinerario strategico». Chi percorre tutti i giorni in camion o in auto questo malridotto e tortuoso manto di asfalto di sconcertante declinazione vulcanica concorda con l’aggettivo, ma lo riferisce a ben altra «strategia»: la sola che è in grado di percepire chi si mette al volante su un simile percorso accidentato è infatti quella della tensione. Abitando a Perugia e lavorando a Bologna, Domenici rientra nella sventurata categoria degli abituée del segmento stradale che in linea teorica fa parte di in un itinerario europeo che da Helsinki, Finlandia, arriva fino a Siracusa, Sicilia. Nella sua denuncia all’autorità giudiziaria, Domenici sollecita i dovuti accertamenti «su quale sia l’effettivo stato della strada E45, con particolare riferimento al tratto San Sepolcro-Borrello», ma chiede anche di verificare se questa «mantiene ovunque i livelli minimi di sicurezza» e soprattutto «se possa ritenersi effettivamente agibile». Nell’esposto alle procure si chiede inoltre di adottare i provvedimenti necessari «alla tutela preventiva della incolumità delle persone e delle cose» con l’invito a chiudere, se necessario, «i tratti più pericolosi e degradati». Naturalmente Gino Domenici sollecita a indagare «in merito alle eventuali responsabilità sia strutturali, sia della evidente mancata manutenzione da parte degli enti preposti». A leggere tra le righe dell’esposto non è difficile cogliere un’esortazione precisa ai magistrati, ai quali si richiede di intervenire «al fine di scongiurare preventivamente inevitabili tragedie». Tradotto dal linguaggio giuridico: di fronte a un fatto noto, ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. «Io faccio questa strada da 17 anni, soprattutto da quando è stato ultimato l’ultimo tratto di Sarsina — spiega Domenici —, ma sono in particolare lo stato di degrado e i rischi corsi negli ultimi tre che mi hanno spinto a scrivere ai giudici». Sono centinaia le denunce degli automobilisti che hanno subito danni alle gomme, i cerchioni o peggio ancora, per colpa delle profonde buche disseminate sull’asfalto. Anche Domenici è tra questi: «Per poco all’altezza del viadotto e della galleria di Verghereto, che si percorre a senso unico da almeno sei anni, non ho rischiato di essere travolto dal camion che avevo alle spalle». Da tempo viene stigmatizzato che la E45, in alcuni punti, non risponde agli standard minimi di sicurezza. Perché tanta incuria? «A mio giudizio c’è un concerto di responsabilità da ripartire tra Anas, genio civile e comuni. Ma anche la polizia stradale ha le proprie: se non ci sono i livelli di agibilità chi meglio della polizia è deputata a segnalarli all’autorità giudiziaria?». «L’Anas è colpevole» «Il problema vero è come è organizzata l’Anas, cioè a compartimenti provinciali. Nel caso della E45 sono ben tre: Perugia, Arezzo e Forlì-Cesena. Oltretutto il percorso non coinvolge masse di cittadini che possono fare pressione attraverso la pubblica amministrtazione. Il tratto umbro è migliore di quello romagnolo perché la Regione sul tema è pressante, ma immaginate invece quando chiama il sindaco di Verghereto chi lo prende in considerazione all’Anas?». Possiamo dire che la E45 sconta la logica degli appalti al massimo ribasso? «Non so se chi ha eseguito i lavori ha adottato i capitolati effettivamente concordati. In ogni caso, la E45 una lezione al Paese la dà: le gare al massimo ribasso non si fanno in tema di viabilità e sicurezza. Si fanno gare pretendendo capitolati migliori, alle migliori condizioni, che è cosa profondamente diversa».
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Lorenzo Sani
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Un evento sismico di magnitudo M. 3.4 è stato localizzato nella zona epicentrale di Badia Prataglia (AR), tra i comuni di Poppi (AR), Bibbiena (AR), Verghereto (FC), Chiusi della Verna (AR) e Bagno di Romagna (FC), e interessando le province di Arezzo, Forlì-Cesena e Pesaro-Urbino, alle ore 00:26:41 GMT (02:26:41 locali) di venerdì 26 maggio 2006. Le coordinate dell'epicentro sono: latitudine 43. 77 nord; longitudine 11. 91 est; profondità km 13.1. Il sisma non ha provocato danni a persone o cose. (Fonte: http://www.ingv.it/.) MB
Un invito alla cittadinanza biturgense: alle elezioni comunali del 28-29 maggio 2006, Votate VIVA SANSEPOLCRO, fate la croce sul simbolo e a fianco il nome del candidato BRIZZI.
Un in bocca al lupo generale e sempre uniti per cambiare dopo 60 anni. ;-) Manuele Brizzi
Sabato 19 maggio si è disputato a S.Giustino(PG) il "Palio delle Regioni a cavallo", con la partecipazione dei saracini di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Marche. Nel centro della cittadina umbra, in piazza del Municipio, hanno partecipato ben 20 cavalieri, accompagnati dai cortei delle rispettive Sansepolcro, Urbino, Mercato Saraceno, Galeata e Arezzo. I migliori, ad infilzare gli anelli con la lancia sono stati Domenico Belloni, Domenico Leoni, Santiago Zerboni, Andrea Acquisti e Alessandro Neri, e il vincitore è stato proprio Andrea Acquisti, che si è aggiudicato il trofeo offerto dalla famiglia Celeschi, in memoria di Olivano e Federico. Degni di nota sono stati i cortei, l'addobbo del centro, con le antiche torce che illuminavano l'area antistante il castello Bufalini, il tutto curato da un associazione di volontariato, e la rassegna del Trekking di domenica, per le antiche vie di campagna, in direzione di Corposano e di Bocca Trabaria. MB
La nascita della Repubblica del Montenegro, Crna Gora.
Domenica 21 maggio 2006, nel "protettorato" serbo dell'unione Serbia-Montenegro, si è tenuto il tanto atteso referendum per l'indipendenza, il cui quorum doveva essere almeno del 55%. E già la sera si sapeva che gli "unionisti" avevano perso e che gli "indipendentisti" potevano gridare vittoria. Ieri, poi, tutti i telegiornali mostravano le immagini dei festeggiamenti per le strade di Podgorica. Oggi il risultato è stato ufficializzato: la maggioranza indipendentista è stata di circa mille voti, "appena 3 o 4 decimi sopra il 55%"(TGcom). I risultati definitivi devono, però, essere ancora pubblicati e il primo ministro serbo, Vojislav Kostunica, ha affermato di impegnarsi nel riconoscere l'indipendenza, non appena ci sarà la pubblicazione. Il presidente serbo Borislav Tadic ha parlato di disponibilità ad instaurare delle relazioni di buon vicinato e che a Belgrado, in vista di tale "referendum di divorzio", si era già da tempo disposti ad accettare entrambi i risultati. Un altro nuovo stato, quindi, un altro pezzo dei Balcani che si afferma nella scacchiera, in base al principio dell'autodeterminazione dei popoli. Il Montenegro, staterello dei dinaridi meridionali, di vocazione mediterranea, è unito alla danubiano-balcanica Serbia nella Confederazione Jugoslava dal 1993, quando Croazia e Slovenia, indipendenti dal 25 giugno 1991, non appartenevano più alla Jugoslavia di Tito, e la Bosnia Erzegovina, in balia del conflitto, pareva ormai destinata alla secessione, mentre la Macedonia approfittava dell'instabilità per autoproclamarsi anch'essa indipendente. Scomparso il termine "Jugoslavia" il 30 gennaio 2004, il Montenegro continuava ad esistere sotto la "Serbia-Montenegro", adottando, però, come moneta, l'euro, invece del "novi dinar". Ora la piccola repubblica montenegrina, avente una bandiera con un'aquila bicefala gialla su sfondo rosso, una superficie di appena 13.812 kmq ed una popolazione di 672.656 abitanti (Stima 2003, De Agostini, 2005), torna ad essere indipendente, come lo era dal 1878. In quell'anno il Congresso di Berlino riconobbe una formale indipendenza al Montenegro, fino ad allora, sebbene ribelle, sotto la dominazione ottomana, e così fece pure con la Serbia. Il piccolo stato, sebbene abbia partecipato alle guerre balcaniche del 1912-13 contro i turchi, essendo debole e molto povero, era vulnerabile e durante la Prima Guerra mondiale, alleato della Serbia, venne difeso dagli italiani che già, analogamente all'Albania, lo consideravano un protettorato. Nel 1918 il Montenegro optò per l'annessione alla Serbia, entrando a far parte, nel 1920, del Regno Jugoslavo. Durante la Seconda Guerra mondiale venne occupato dall'Italia e, nel 1945, entra nella RSFJ di Tito, e sarà proprio quest'ultimo a riconoscere le nazionalità dell'intero mosaico degli slavi del sud, dove regnava la Pax Jugoslava. Il Montenegro è rimasto a lungo fedele, pur con qualche contrasto, ai serbi, perché uniti da alcune affinità storico-culturali, quali la religione ortodossa, l'alfabeto cirillico (benché oggi sia in uso anche quello latino) e la lingua: il montenegrino è semplicemente un dialetto serbo, che ora, con l'indipendenza, potrebbe trasformarsi in una lingua, come lo è stato per il croato. MB
Ascoltare la realizzazione di un sogno.
Ascoltare e realizzare un sogno La gente la vedi passare di corsa, va sempre di fretta, per strada, in auto e in moto, a piedi e in bicicletta. Ormai, non c’è più tempo per fermarsi ad ascoltare. Nell’ascolto però risiede la nostra conoscenza. Saper ascoltare qualche volta, chi ha voglia di raccontarci qualcosa, anche una piccola storia, la più insignificante all’apparenza, è un gran privilegio, un atto di maturità. Parlo anche per me, il più delle volte, mi è difficile ascoltare, ma cerco di farlo. Il problema è che, spesso, diamo erroneamente troppo peso alle cose all’apparenza importanti ma, nella sostanza davvero di poco conto. Questo è il nostro errore, rimediabile peraltro. In questi giorni sto seguendo per le strade, le piazze e gli angoli del “borgo” la campagna elettorale, al seguito di Franco Polcri. Quello che vedo è gente rassegnata, ingrigita e stanca. Ovunque, vedo i “borghesi” senza più speranza. Gente, è a voi che mi rivolgo, oggi. Parlo a voi che ancora credete nello scambio e nel valore dell’ascolto. Alzate gli occhi, raccogliete la fortuna che vi bussa alla porta, perché sincera, gratuita, e umile senza compromesso. Franco Polcri, ha fatto e fa tuttora del dialogo e dell’apertura agli altri, la sua fede e il suo scopo. Gente, venite ad ascoltare Polcri nelle vostre piazze, nei vostri bar, nelle strade. “Si ottiene il rispetto con il colloquio e la conoscenza”, cosi con voce sicura e calma Polcri inizia a parlare. E’ come se le sue parole prendessero la forma dei suoi umori, la piega delle sue emozioni. Le sue parole effondono a chi l’ascolta tranquillità, e una sana consapevolezza. “E’ vero” il professore ama spesso ripetere a fine o inizio di una frase, quasi a voler doppiamente affermare la convinzione delle proprie scelte ma, sempre nella consapevole ricerca dell’assenso altrui. “La politica dove è andata a finire? Regna ormai il costume dell’indifferenza. Esiste ancora il gusto del rispetto dell’altrui idea?”, Polcri convinto e deciso, vuole far in modo che i nostri animi si ravvivino ancora e risplendano. Il professore ricorda le case popolari a Sansepolcro, importanti strutture dopo la seconda grande guerra, oggi purtroppo insufficienti ed in cattivo stato. Ricorda la Buitoni, la sua storia, le sue vittorie e la sua gente. Una volta, ricorda, era il luogo dove c’era il più elevato indice di concentrazione industriale nella provincia; in Buitoni ci fu addirittura l’istallazione del primo personal computer col Dottor Agnello che veniva da Pisa. “Una grande azienda che ha fatto vedere il mondo”, ricorda Polcri. Oggi invece, Sansepolcro ha aperto intorno a se una piccola falla, che rischia di diventare una voragine. E’ caduta nella miseria in un meschino gioco di elettorato e di potere, che ha addormentato la sua anima. “Che fine ha fatto il dibattito? Il piacere della ricerca e della conquista”. Bisogna restituire ai nostri ragazzi il piacere dell’indagine e della scoperta. Perché “se questa volontà non la rispettiamo, che cosa c’è stata a fare la resistenza?” questo si e ci domanda il professore. “In casa mia si è cresciuti attraverso la critica e nell’espressione del pensiero”, è necessario ammonisce “costruire il nostro pensiero didattico tutti i giorni”. Riappropriamoci del dialogo, del permesso che ci sia l’altro, della sana abitudine alla critica, all’ironia, alla derisione se necessario. Il professore parla dell’Ulisse di Dante che, sprona i suoi compagni a cercare un nuovo mondo, dando per primo l’esempio del coraggio e dell’intelligenza “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante, D.C., XXVI, Inferno). Ulisse è se vogliamo, personaggio spregiudicato, ma è soprattutto l’uomo libero, il sapiente che impersona il coraggio. Polcri ce lo rammenta per dirci che noi siamo persone libere e, che assieme faremo una nuova resistenza. In che modo, si chiede. Semplice, facendo una nuova politica dei governi. Una politica di giustizia sociale, applicando la propria saggezza e le regole civili. Per essere cittadini di Sansepolcro, bisogna essere corretti e, dobbiamo tutti impegnarci a questo, attraverso la misura e il rispetto dell’altro, perché “chi non sa ascoltare, non sa parlare, e, dunque non sa nemmeno agire”. La Sansepolcro che emerge dalle sue parole, è un posto rigoglioso, un dipinto cinquecentesco che ancora desta gli sguardi. E’ un posto civile, dove ognuno può ancora affermare se stesso, le proprie idee e i propri ideali. E’ un luogo d’incontro e di lavoro. E’ un magnifico anfiteatro all’aperto tra sinuose catene di monti, con tanta gente e stante storie. E’ un grande museo della memoria, con strade, visi e sentieri. E’ un posto dove ancora io vorrei vivere. Ascoltate borghesi, ascoltate quest’uomo con la barba e gli occhiali, col passo leggero e sicuro e la voce soave. Ascoltate, se avete un po’ di tempo, l’uomo Franco Polcri, ascoltate i suoi gesti genuini e sinceri, ascoltate le sue mani e i suoi sogni. In fondo, scoprirete che quei sogni sono anche i vostri. Monia Mariani “Viva Sansepolcro” Ascoltare e realizzare un sogno La gente la vedi passare di corsa, va sempre di fretta, per strada, in auto e in moto, a piedi e in bicicletta. Ormai, non c’è più tempo per fermarsi ad ascoltare. Nell’ascolto però risiede la nostra conoscenza. Saper ascoltare qualche volta, chi ha voglia di raccontarci qualcosa, anche una piccola storia, la più insignificante all’apparenza, è un gran privilegio, un atto di maturità. Parlo anche per me, il più delle volte, mi è difficile ascoltare, ma cerco di farlo. Il problema è che, spesso, diamo erroneamente troppo peso alle cose all’apparenza importanti ma, nella sostanza davvero di poco conto. Questo è il nostro errore, rimediabile peraltro. In questi giorni sto seguendo per le strade, le piazze e gli angoli del “borgo” la campagna elettorale, al seguito di Franco Polcri. Quello che vedo è gente rassegnata, ingrigita e stanca. Ovunque, vedo i “borghesi” senza più speranza. Gente, è a voi che mi rivolgo, oggi. Parlo a voi che ancora credete nello scambio e nel valore dell’ascolto. Alzate gli occhi, raccogliete la fortuna che vi bussa alla porta, perché sincera, gratuita, e umile senza compromesso. Franco Polcri, ha fatto e fa tuttora del dialogo e dell’apertura agli altri, la sua fede e il suo scopo. Gente, venite ad ascoltare Polcri nelle vostre piazze, nei vostri bar, nelle strade. “Si ottiene il rispetto con il colloquio e la conoscenza”, cosi con voce sicura e calma Polcri inizia a parlare. E’ come se le sue parole prendessero la forma dei suoi umori, la piega delle sue emozioni. Le sue parole effondono a chi l’ascolta tranquillità, e una sana consapevolezza. “E’ vero” il professore ama spesso ripetere a fine o inizio di una frase, quasi a voler doppiamente affermare la convinzione delle proprie scelte ma, sempre nella consapevole ricerca dell’assenso altrui. “La politica dove è andata a finire? Regna ormai il costume dell’indifferenza. Esiste ancora il gusto del rispetto dell’altrui idea?”, Polcri convinto e deciso, vuole far in modo che i nostri animi si ravvivino ancora e risplendano. Il professore ricorda le case popolari a Sansepolcro, importanti strutture dopo la seconda grande guerra, oggi purtroppo insufficienti ed in cattivo stato. Ricorda la Buitoni, la sua storia, le sue vittorie e la sua gente. Una volta, ricorda, era il luogo dove c’era il più elevato indice di concentrazione industriale nella provincia; in Buitoni ci fu addirittura l’istallazione del primo personal computer col Dottor Agnello che veniva da Pisa. “Una grande azienda che ha fatto vedere il mondo”, ricorda Polcri. Oggi invece, Sansepolcro ha aperto intorno a se una piccola falla, che rischia di diventare una voragine. E’ caduta nella miseria in un meschino gioco di elettorato e di potere, che ha addormentato la sua anima. “Che fine ha fatto il dibattito? Il piacere della ricerca e della conquista”. Bisogna restituire ai nostri ragazzi il piacere dell’indagine e della scoperta. Perché “se questa volontà non la rispettiamo, che cosa c’è stata a fare la resistenza?” questo si e ci domanda il professore. “In casa mia si è cresciuti attraverso la critica e nell’espressione del pensiero”, è necessario ammonisce “costruire il nostro pensiero didattico tutti i giorni”. Riappropriamoci del dialogo, del permesso che ci sia l’altro, della sana abitudine alla critica, all’ironia, alla derisione se necessario. Il professore parla dell’Ulisse di Dante che, sprona i suoi compagni a cercare un nuovo mondo, dando per primo l’esempio del coraggio e dell’intelligenza “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante, D.C., XXVI, Inferno). Ulisse è se vogliamo, personaggio spregiudicato, ma è soprattutto l’uomo libero, il sapiente che impersona il coraggio. Polcri ce lo rammenta per dirci che noi siamo persone libere e, che assieme faremo una nuova resistenza. In che modo, si chiede. Semplice, facendo una nuova politica dei governi. Una politica di giustizia sociale, applicando la propria saggezza e le regole civili. Per essere cittadini di Sansepolcro, bisogna essere corretti e, dobbiamo tutti impegnarci a questo, attraverso la misura e il rispetto dell’altro, perché “chi non sa ascoltare, non sa parlare, e, dunque non sa nemmeno agire”. La Sansepolcro che emerge dalle sue parole, è un posto rigoglioso, un dipinto cinquecentesco che ancora desta gli sguardi. E’ un posto civile, dove ognuno può ancora affermare se stesso, le proprie idee e i propri ideali. E’ un luogo d’incontro e di lavoro. E’ un magnifico anfiteatro all’aperto tra sinuose catene di monti, con tanta gente e stante storie. E’ un grande museo della memoria, con strade, visi e sentieri. E’ un posto dove ancora io vorrei vivere. Ascoltate borghesi, ascoltate quest’uomo con la barba e gli occhiali, col passo leggero e sicuro e la voce soave. Ascoltate, se avete un po’ di tempo, l’uomo Franco Polcri, ascoltate i suoi gesti genuini e sinceri, ascoltate le sue mani e i suoi sogni. In fondo, scoprirete che quei sogni sono anche i vostri. Monia Mariani “Viva Sansepolcro”
Il Granducato di Toscana.
La bandiera che tutti noi siamo abituati a vedere, in realtà non è altro che il vessillo della seconda era del Granducato di Toscana, che, in seguito all'ultima dinastia dei Medici, nel 1737 vede il cambio della guardia con la dinastia dei Lorena, che governerà fino al 1860. In seguito alla guerra di successione polacca e alla Pace di Vienna, nel 1738 Francesco Stefano d'Asburgo-Lorena (1738-1763) s'insedia sul trono fiorentino, diventando granduca di Toscana, e avviando la ripresa economica e culturale del piccolo stato, in crisi a partire dalle ultime generazioni dei Medici. Francesco Stefano sarà marito della futura imperatrice d'Austria, Maria Teresa d'Asburgo (1740-1780), despota illuminata, e padre del futuro granduca Pietro Leopoldo (1765-1790, poi Imperatore),che sarà autore di una legge, la "Leopoldina", che nel 1786 abolirà, per la prima volta nella storia del pianeta, la pena di morte. MB