Notizie e opinioni valtiberine e confronti con quello che avviene a nord dell'Appennino e Oltralpe.
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Nome: Manuele Brizzi
Sostenitore della libera espressione, del confronto e del dibattito...alla perenne ricerca della verità ! Sono amante del progresso in opposizione al conservatorismo retrogrado e al moralismo ipocrita. Mi batto per lo sviluppo della Nazione, sia economico che civico, opponendomi a chi la vuole di secondo rango. Sono estremamente contrario ad ogni forma di inciviltà e trasgressione, promuovendo la linea dura e la tolleranza zero verso chiunque! Credo che il connubio tra senso civico e bene comune porti, di conseguenza, al benessere individuale! Indago nell'animo umano e ricerco un compromesso sociale che permetta il quieto vivere per tutti! Credo nella forza dell'io interiore e nel raggiungimento di ogni meta..tranne che nell'amore dove al massimo si può contribuire al 50%!Ricordatevi: "Chi la dura la vince!" come disse A.Borin. Un saluto convinto! Manuele Brizzi, dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e master MBA.
N.B.: questo Blog è fondato sulla libera espressione e i suoi contenuti fotografano lo stato d'animo di coloro che partecipano, ma non hanno lo scopo di incidere sulla mentalità dei lettori; per ogni eventuale conseguenza di ciò, il blog non si assume, quindi, alcuna responsabilità . Vento del Nord, inoltre, non può considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non è pertanto un editoriale. Ex L.62 7/3/2001.
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Guardando la realtà dei fatti, ecco la traduzione in tragicomico di quanto è accaduto in questi giorni con Alitalia
L'annuncio della morte dello stabilimento Buitoni di Sansepolcro
Era il 2006, e la multinazionale svizzera parlava di probabile cessione dello stabilimento Buitoni di Sansepolcro alla TMT Finance di Angelo Mastrolia. Le proteste delle autorità locali, unite alle serrate degli operai, che vedevano tale ipotesi come la fine dello stabilimento, bloccò l'operazione. All'inizio di maggio del 2008, la multinazionale svizzera fu perentoria: Nestlé resterà proprietaria del marchio, ma non dello stabilimento. I concorrenti in lizza furono tre: Fabianelli di Castiglion Fiorentino, Colussi di Bastia Umbra e TMT Finance, della Campania, del famigerato Angelo Mastrolia, tanto temuto in queste zone. Quest'ultimo pare un esperto in "scatole cinesi", per questo tutti vogliono evitarlo. Questi acquistò un pastificio ad Eboli, che inizialmente possedeva una forza lavoro pari a circa 350 dipendenti; oggi gli operai sono appena 40 e lo stabilimento sta per essere venduto. Fin dai primi di maggio tutte le autorità locali, da quelle regionali a quelle comunali, coinvolgendo sia la Toscana che l'Umbria, si sono mostrate contrarie alla cessione da parte di Nestlé a Mastrolia. Molti accordi sono stati presi, a livello politico, con gli imprenditori locali e con Colussi e Fabianelli, e questi ultimi hanno cercato di presentare credibili piani di rilancio, con buoni risvolti occupazionali. Tutti i tentativi sono stati compiuti, fino agli scioperi ed ai cortei degli operai contro la vendita a TMT Finance. Invece la mutlinazionale svizzera vuole vendere a tutti i costi lo stabilimento a Mastrolia, giudicando possibile solo tale offerta. Oggi Nestlé Italiana ne ha dato conferma definitiva. La rabbia dei 450 dipendenti è all'estremo: il loro posto di lavoro è seriamente compromesso. La Buitoni di Sansepolcro ha ormai le ore contate. La Nestlé ha voluto giocare sporco, del resto si trova in terra straniera, e le autorità locali hanno espresso dei pareri tali da preferire la chiusura immediata dello stabilimento, invece di assistere a vane tranquillizzazioni e a spettacolari colpi di teatro che ci fanno vedere, piano piano, quanto seriamente temiamo. La Buitoni è stata fondata proprio a Sansepolcro, nel lontano 1827 ed ha raggiunto il numero di 2000 dipendenti nel 1936. La città è cresciuta attorno a quest'azienda, sia per l'indotto che per cultura, e purtroppo, a causa delle crescenti ed esagerate pressioni sindacali, è stata venduta nel 1980 dalla famiglia Buitoni stessa; e a chi? A Carlo de Benedetti, il quale, come ha fatto con tutte le aziende, l'ha privata delle prospettive future, rivendendola, come merce, a Nestlé, nel 1988. L'azienda dall'80 ad oggi si è ridotta ad un semplice stabilimento produttivo che come output offre pasta e prodotti da forno. Un semplice mega-stabilimento, semi-blindato dai sindacati e rimasto ancorato al passato, alla vetusta logica del dualismo operaio sfruttato/imprenditore sfruttatore. Una logica che è diventata a poco a poco fatale per l'azienda. Ora, con la cessione da parte di Nestlé a TMT Finance, senza voler procurare allarmismi, si vuole cancellare le inutili speranze: la Buitoni è morta, l'unica soluzione è una presa di posizione immediata contro Nestlé e TMT Finance da parte delle autorità e degli operai, se lo desiderano. Ecco intanto dei commenti, comparsi oggi sul quotidiano "La Nazione", espressi, dopo la notizia, durante l'incontro tra le autorità, a Firenze:
Onorevole Maurizio Bianconi (PdL)
Con un colpo di teatro nell’incontro di questa mattina in Regione, svanisce l’ipotesi Colussi e viene riproposta come unica soluzione l’ipotesi Mastrolia. Il percorso della Nestlè, già sospettato da mesi, a questo punto è chiaro: “ non si cerca un’acquirente ma chi al posto di Nestlè assuma le decisioni più drastiche”. Gioco scoperto ed evidente al quale è doveroso reagire nelle istituzioni e nel territorio con una mobilitazione generale.Ogni uno si assuma le sue responsabilità. Se Nestlè vuole chiudere lo stabilimento di Sansepolcro lo faccia pagandone le conseguenze.Ma nessuno si può prestare al gioco di fare uscire la multinazionale con le mani formalmente pulite da questa vergognosa operazione.
Angela Notaro, consigliere regionale toscano An
Al fianco dei 450 lavoratori dello stabilimento Buitoni di Sansepolcro e contro l’incapacità della Regione Toscana di tutelare efficacemente occupazione e territorio: questa la posizione assunta dal consigliere regionale toscano di Alleanza Nazionale, Angela Notaro a seguito del vero e proprio colpo di teatro andato in scena oggi al tavolo regionale che doveva, stando alle cronache, semplicemente definire il passaggio dell’azienda da Nestlè a Colussi. Invece, sorpresa, torna sulla cresta dell’onda Mastrolìa come unico interlocutore.
«Tra tutte le ipotesi apparse fin da subito come praticabili – commenta Notaro – trovo incredibile che l’interessamento della Regione Toscana alla vicenda Buitoni non abbia potuto fare altro che riproporre quella legata a Mastrolìa, lo stesso Mastrolìa che, dopo aver acquisito lo stabilimento Buitoni di Eboli, lo sta proprio adesso smantellando e rivendendo. Lo stesso Mastrolìa verso cui, proprio per questo motivo, i sindacati e i lavoratori dello stabilimento biturgense avevano manifestato tanti timori». Timori fondati, tra l’altro, secondo Notaro: «E’ difficile non immaginare ora che l’azienda di Sansepolcro sia, nei disegni di Mastrolìa, destinata al medesimo futuro di quella di Eboli. E’ questo che terrorizza a buon titolo i 450 lavoratori e le loro famiglie. Per non parlare di tutto l’indotto produttivo di cui Buitoni è storicamente il motore primo, così come lo è per l’economia della Valtiberina. Rischiamo di perdere tutto, impoverendo il territorio e generando contraccolpi economici difficilmente gestibili sia nella vallata che in tutta la Toscana e in Umbria. Ancora una volta – conclude Notaro – prendo atto con rammarico di come la Regione Toscana si sia lasciata sfuggire l’opportunità di risolvere positivamente un problema che pareva aver raggiunto un traguardo soddisfacente. E non era certo questo il motivo per cui io stessa, insieme ai lavoratori e al sindaco di Sansepolcro, avevo chiesto che la Regione intervenisse nella vertenza».
Criminali a 14 anni? Da trattare come adulti! "I delinquenti non devono vivere"
Ragazzini di età compresa tra i 12 e i 14 anni che devastano un edificio con violenza incredibile, o che bruciano i capelli ad un disabile, o che violentano una coetanea in gruppo o, peggio ancora, che picchiano e rapinano una persona anziana, e poi si filmano con il cellulare? Perché devono restare impuniti? Perché i minori delinquenti devono farla franca? A causa delle nostre leggi garantiste? Credete che sia una giustificazione il disagio? Credete che un delinquente, indipendentemente dall'età che si ritrova, diventi più buono, o che si metta con razionalità a capire cosa è giusto o cosa è sbagliato? Illusi. Siamo giunti al punto del non-ritorno, in cui le mezze misure e le maniere buone non servono più a nulla. Se noi, cittadini onesti, o per lo meno non violenti, vogliamo vivere tranquilli, è bene farla pagare cara a tutti i criminali di ogni età, punendoli con le stesse armi che hanno utilizzato per delinquere. Cosa importa se gli autori sono dei ragazzini di 14 anni? Pena selvaggia anche a loro. Il crimine deve soccombere e i criminali non hanno diritto a vivere.
Lettera Firmata
La strumentalizzazione da parte della stampa e della televisione
L'Italia, come reciterebbe l'art. 1 della Costituzione, "è un paese democratico", ma dove? Nessuno di noi è libero di pensarla in una certa maniera: concorsi pubblici truccati a cui si accede solo con la tessera di un partito, posti di lavoro nel privato dove si entra solo attraverso la cooptazione e dove si rimane precari fino a 40 anni, mentre nel Nord-Europa si diventa dei Chief Officers a 39 anni. In questo paese basta una semplice esclamazione per essere bollato per "fascista" o "comunista". Se sei dalla parte della legalità, favorevole alla tolleranza zero, sei "fascista". Se sei per la convivenza di culture differenti e per la redenzione di coloro che hanno commesso una pena, sei "comunista", e se predichi sempre il bene comune, facendo di tanto in tanto la morale a qualcuno che ti sta accanto, passi per un "bigotto ciellino". In questo paese, senza voler manifestare vene polemiche, abbiamo raggiunto un livello di assuefazione dinanzi a certi episodi, inoltre molte persone vivono con rassegnazione e menefreghismo, ritenendo che ciò che accade agli altri non potrà mai accadere a se stesse. In altri stati, difronte a scandali come Tangentopoli, ad episodi come gli attentati mafiosi, l'estromissione di giudici che conducevano indagini nei confronti di politici importanti, il fenomeno della nattenza urbana in Campania, le guerre tra clan, le vicende legate ai campi rom, l'indulto e la tolleranza nei confronti dei continui sbarchi di clandestini, sarebbe scoppiata una guerra civile terrificante. Nella nostra Penisola si vogliono evitare le brutte figure sul piano internazionale, quando invece in tema di cattiva immagine gli Italiani hanno già raschiato il fondo e la presa di posizione con la forza dinanzi a certe problematiche croniche ci risolleverebbe sul piano morale e ci conferirebbe maggiore rispetto internazionale. All'estero, dinanzi ad azioni non-democratiche finalizzate a risolvere dei gravi problemi contro i quali i sistemi democratici hanno miseramente fallito, direbbero: sono stati drastici, forse hanno esagerato, ma finalmente hanno dimostrato di avere un po' di buon senso e di orgoglio. Sistemi drastici e impopolari, sì, ma utilizzati come misura risolutrice, in un contesto comunque sempre democratico, come a volte accade in Francia, negli Stati Uniti o in Germania e nella Confederazione Elvetica. E invece ci nascondiamo dietro quello che pensa l'Unione Europea, la Chiesa (che poi spesso è propensa alla fermezza), dietro al contenuto dei principi dei diritti umani, solo per trarre dei guadagni. Cosa importa alla politica italiana della democrazia e dei diritti umani e sociali? Assolutamente nulla! Tutti i Governi che questo paese ha avuto hanno sempre difeso la criminalità e l'immigrazione, trattando gli Italiani come degli animali, facendoli vivere nel peggior dei modi, nell'insicurezza, senza la certezza della pena, nell'ignoranza, nella precarietà e sfruttando le loro misere retribuzioni con cospicui prelievi per mandare avanti un sistema già fallito da tanti anni, costituito da carrozzoni e corporazioni. Gli Italiani sono sempre stati tenuti all'oscuro di tutto dalla TV di Stato, non si sa niente di quello che succede all'estero, si sente parlare solo di inutili litigi in politica interna e di fatti di cronaca-business che piombano nel momento opportuno per occupare, per mesi, la prima pagina dei giornali. La TV di Stato e buona parte della stampa si è quasi sempre concentrata sulla difesa di certi valori, facendolo con ipocrisia, rinnegando la negatività delle situazioni e riempiendoci la testa di assurdità che ci portano a credere che "c'è delinquenza perché c'è disagio", "è colpa degli Occidentali se nel Terzo Mondo c'è la povertà", "solo i bianchi sono razzisti", "è colpa del Nord se il Sud vive male", "la Mafia è quasi sconfitta", "la corruzione non è mai esistita, ma inventata da uomini appartenenti a frange politiche opposte", "gli immigrati che arrivano in Italia sono tutta brava gente", "Italiani brava gente", "Napoli e i suoi abitanti ti riempiono il cuore", "il Nord è razzista", "i criminali vanno aiutati, poverini". Tutte queste, permettetemi di dirlo, cavolate, vengono poi smentite dai media stessi con degli articoli di cronaca, i quali poi, venendo contornati con le assurdità appena elencate, fanno crescere negli Italiani un senso di sfiducia, rabbia, oppure apatia e rassegnazione. I politici vogliono questo: l'apatia e la rassegnazione della gente, o la confusione generale, per governare nel modo a loro più agevole, esattamente come negli stati dell'africa sub-sahariana che sono retti da delle dittature corrotte. Certi episodi, scaturiti dalla rabbia della gente, che è esausta delle ingiustizie e dei soprusi, vengono strumentalizzati a livello politico, sino a far passare per colpevoli le vittime che hanno reagito per difendersi. E' la stessa cosa della persona aggredita che reagisce al rapinatore e poi finisce in carcere; oppure, simbolo della strumentalizzazione politica degli ultimi tempi, il raid contro le vetrine dei negozi di stranieri nel quartiere Vigneto, a Roma. In quell'occasione, le prime battute della stampa parlarono di raid perpetrati da bande di neo-nazisti. Alcuni giorni dopo, il ribaltamento della cronaca: colui che, reagendo per primo, era stato aiutato dall'esplosione di rabbia degli abitanti del quartiere, stanchi delle sopraffazioni degli immigrati arrivati da poco ad abitarvi, aveva tatuato sull'avambraccio il volto di Che Guevara. Ma intanto molti continuano a ricordarsi la prima notizia, facente riferimento ai neo-nazisti, poiché molto più pubblicizzata della seconda.
Concludendo, non esiste l'appartenenza politica in questioni in cui prendono parte da un lato il Bene e dall'altro il Male. Non esistono destra e sinistra nelle situazioni in cui la popolazione vuole reagire alle ingiustizie. Ingiustizie con le quali la politica italiana ci riempie da sempre la vita, con l'aiuto di certi organi di informazione che strumentalizzano tutto dietro falsi principi. MB
Temi di attualità ed aggiornamenti del Blog
Carissimi lettori di questo blog, negli ultimi tempi vi sarete chiesti che fine hanno fatto gli aggiornamenti. Effettivamente negli ultimi tempi mi sono dedicato di più all'altro blog sulle infrastrutture, quello che tratta principalmente della E45 e della E78, complice anche l'attività lavorativa che mi ha coinvolto durante l'intera giornata, lasciandomi ben poco interesse nel rimettermi davanti ad un PC la sera, e solo per due o tre ore, dal momento che la sveglia mattutina arriva presto. Vi sarete chiesti che fine hanno fatto gli argomenti di attualità in un periodo che è stato attraversato dalle elezioni politiche, dalla vittoria del Centro Destra e dal trionfo della Lega; oppure la questione irrisolvibile della crisi dei rifiuti in Campania, dove gli equilibri della Pax Camorrista si stanno rompendo di nuovo, tra partigiani delle discariche e partigiani dei termovalorizzatori, oppure dello smaltimento dei rifiuti in Germania, la quale, paese che ha sempre bollato l'Italia come "corrotta e mafiosa", ha tutto l'interesse a vedere mantenuto lo status quo nella nostra Penisola, come del resto l'intera Unione Europea, nonostante i loro pareri ipocriti, al fine da fare affari con le organizzazioni criminali che dominano da sempre il nostro paese. E lo Stato Italiano, invece di porre sotto assedio intere aree dominate dalle organizzazioni criminali, fino a condurle alla resa, assieme alla gran parte della popolazione che le appoggia, si crogiola in inutili argomentazioni, rassicurando con falsità la popolazione che la delinquenza è in calo, e nel frattempo convivendo con enorme complicità con queste realtà. Giorni fa il Capo della Polizia Italiana ha definito "indulto quotidiano" il nostro Sistema Giustizia, dove la certezza della pena non esiste più da anni, in particolare dal 1998, quando la legge D'alema-Gasparri, due esponenti politici opposti, uno dei DS di allora, e l'altro di AN, aveva impedito la prigione a coloro che non avessero totalizzato condanne penali per almeno tre anni. I criminali vengono arrestati o lasciati stare dalle nostre forze dell'ordine, che hanno le mani legate di fronte a delle leggi che le vessano, e che nel frattempo vengono umiliate dagli scontri e dai "cori da stadio" di una gioventù italiana ineducata e trasgressiva. Che dire di fronte a tutti questi argomenti, in un paese in cui non c'è libertà di espressione, dove per un minimo sentimento xenofobo, causato dall'assenza della pena e dello Stato, e dal moralismo bigotto di molti politici che pretendono il rispetto del clandestino e del delinquente, al fine di avere i loro voti, per poi stare a poltrire al potere e vivere 100 anni? Per un nonnulla si rischiano denunce per diffamazioni, ed questo semplicemente un blog, non una testata giornalistica. Questo blog ha un enorme rispetto verso chi la pensa all'opposto, visto che le idee sono frutto di un percorso di vita, costruito con la razionalità, con lo studio e con le esperienze positive e negative. E' intollerante invece nei confronti di coloro che non nutrono del rispetto per gli altri, verso coloro che adorano questo sistema marcio, e verso i nuovi barbari del terzo millennio (che non sono quei pochi immigrati che hanno voglia di lavorare e che vengono da noi in regola, per rimanervi finché hanno un'occupazione: sia ben chiaro) che invadono il nostro suolo nazionale, vogliono imporre la loro cultura ed impiantare delle attività a delinquere che creano panico, senso di insicurezza e senso di cresciuta xenofobia nei cuori degli Italiani autentici. E' intollerante nei confronti della falsità dei politici che in realtà vogliono fare affari con la criminalità e con le invasioni dei clandestini, per assicurarsi i voti, ed è intollerante nei confronti di certi ministri del Governo Zapatero, che vogliono contrastare le nostre politiche sull'immigrazione, accusandole di razzismo, quando in realtà loro sono le hanno già applicate in Spagna, ed ora non ne vogliono sapere che il flusso dei barbari del terzo millennio invada le loro coste. Per un'Unione Europea ipocrita come quella attuale, che si preoccupa solo di avviare procedure di infrazione o sanzioni, invece di preoccuparsi dello Stato di Guerra Civile incubato che c'è in Italia, in grado di esplodere da un momento all'altro, l'Italia rappresenta la discarica materiale ed umana dell'UE, e a tutti gli altri stati membri fa comodo. Winston Churchill diceva: "ogni paese ha il governo che si merita". E gli Italiani si meritano solo o quello che hanno, o una bella dittatura militare, che li faccia rigare dritti con un mitragliatore puntato alla tempia.
Il comportamento degli Occidentali visto da Filippo Facci de "Il Giornale" (Inviata da Andrea Borin e da Francesco Adami)
L'Ipocrisia dell'Occidente
Non è disfattismo pensare che per il Tibet, in concreto, non si farà nulla o ci si limiterà a spiegare ciò che non va fatto. Si invoca il boicottaggio delle Olimpiadi (che non verranno mai boicottate) come se maratoneti e lanciatori di giavellotto potessero affrontare moralmente ciò che l’Onu diserta politicamente: l’Occidente finge di appoggiarsi alla speranza che l’evoluzione del mercato cinese possa portare alla democrazia, ossia che alle libertà economiche possano equivalere quelle politiche. Eppure, secondo molti osservatori, il problema cinese è giusto il contrario. A Pechino, liberalizzando e democratizzando, temono di mettere a rischio la crescita economica.
Tornando alle piccole cose italiche, vediamo che le timide reazioni nostrane sono sintomatiche: hanno reagito d’impulso, dopo le prime notizie dal Tibet, solo i ruspanti della Destra e della Lega; Gianfranco Fini, Walter Veltroni, Massimo D’Alema e Fausto Bertinotti di converso hanno fatto invocazioni di circostanza che in concreto sono nulla, con l’eccezione del candidato sindaco Gianni Alemanno che ha prospettato il boicottaggio olimpico. Anche l’appello del Presidente della Repubblica, che invoca «un’iniziativa europea», in buona sostanza, chiede che del problema si occupino altri. Il cinismo commerciale di certo Occidente, se fosse una persona, assomiglierebbe terribilmente a Romano Prodi. L’esempio del Dalai Lama è lampante. Nel dicembre scorso, quando da capo del governo non volle incontrare il capo spirituale tibetano, Prodi disse così: «Ho la responsabilità di un Paese e devo rendermi conto delle conseguenze delle mie azioni: il Dalai Lama in fondo non l’avevamo neanche invitato, e comunque la ragion di Stato esiste». Nell’ottobre 2006, nondimeno, Prodi mancò a un altro incontro col Dalai Lama prima di recarsi in visita ufficiale in Cina. E arrivederci.
Berlusconi per ora tace, anche se avrebbe buon gioco nel ricordare che da capo del governo, nel 1994, ricevette il Dalai Lama senza che l’import-export con la Cina andasse per forza in frantumi. Parte della sinistra invece non riesce a non strizzare l’occhio a un’economia che potrebbe sbaraccare quella statunitense, e sarà per questo, nel dicembre scorso, che tra i Comunisti italiani non c’era neanche un firmatario tra i 285 parlamentari che chiesero un ricevimento ufficiale per il leader tibetano; di Rifondazione comunista, poi, firmarono solo in due. Il nostro Paese ne uscì come un paesaggio di mezze stature e di piccoli interessi, per quanto nei mesi precedenti gli Usa avessero appigliato al Dalai Lama la medaglia d’oro del Congresso e nonostante lo stesso avessero già fatto Canada, Austria e Germania: lo Stato guidato da Angela Merkel, notare, era e resta il primo Paese europeo per interscambio con la Cina. Ma non ebbe paura.
Ciò posto, gli Usa non possono rinunciare ai prodotti cinesi a basso costo e gli investitori cinesi se sparissero farebbero tracollare il Paese; l’Europa, manco a dirlo, ha nella Cina il principale partner commerciale. Di fronte a questo, i diritti umani valgono un fico secco. Nessuno azzarda l’inversione dei ruoli; ossia che anche Pechino non possa permettersi di azzerare l’interscambio commerciale con l’Occidente. Il Tibet non è un problema, giacché l’economia occidentale, in passato, non si è fatta condizionare da ben altro: dai dati sulla pena di morte in Cina, dalle notizie sugli organi espiantati e rivenduti senza il consenso dei familiari, dalle torture, dai religiosi ammazzati, dai dissidenti imbottiti di psicofarmaci, dai lager dove milioni di uomini imprigionati alimentano un'economia anche fondata sullo schiavismo. Nessuno, per ora, ha seriamente condannato la Repubblica Popolare Cinese per la sua produzione industriale e manifatturiera operata nei lager, la stessa schiavitù impiegata, ora, per preparare le mirabolanti strutture olimpioniche che vedremo l’estate prossima.
Nessuno ha seriamente da dire neppure sui lavoratori non forzati: nelle imprese private cinesi, a fronte di paghe ridicole e di ferie praticamente inesistenti, le ore straordinarie sono obbligatorie e forfettizzate; la cifra è la stessa che si tratti di venti minuti o di dieci ore. I salari sono spesso pagati in ritardo per giornate che vanno dalle 10 alle 12 ore, e i regolamenti sono da pazzi: capita che ai lavoratori sia vietato di parlare nelle ore di lavoro e anche durante i pasti, mentre in caso di negligenza è previsto licenziamento e pene corporali. Ai lavoratori spesso è vietato sposarsi e avere figli. Se licenziati, spesso, non ricevono alcuna indennità e solo una minima parte della pensione. In Cina non si può certo parlare di cure sanitarie, e i licenziati possono vedersi negare l’accesso all’educazione scolastica dei figli: da qui una maggior tolleranza per il lavoro minorile e nondimeno per una spaventosa quantità di ragazzini morti sul lavoro. Resta inteso che i sindacati indipendenti sono proibiti. Non è chiaro quanto possa durare tutto questo: ma è ben evidente che a un possibile tracollo della Cina saranno egualmente impreparati Bruxelles come Pechino.
Filippo Facci
www.ilgiornale.it
Parodia: la metafora de "La Cicala e la Formica", in Italia
VERSIONE CLASSICA
La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce
la casa e accantona le provviste per l'inverno.
La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica
sia stupida; ride,danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo
ristorandosi con le provviste accumulate mentre la
cicala trema dal freddo, rimane senza cibo e muore.
VERSIONE AGGIORNATA
La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce
la casa e accantona le provviste per l'inverno.
La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica
sia stupida; ride,danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo
ristorandosi con le provviste accumulate.
La cicala tremante dal freddo organizza una conferenza
stampa e pone la questione del perché la formica ha il
diritto d'essere al caldo e ben nutrita mentre altri
meno fortunati muoiono di freddo e fame.
La televisione organizza delle trasmissioni in diretta
che mostrano la cicala tremante dal freddo nonché
degli spezzoni della formica al caldo nella sua
confortevole casa con l'abbondante tavola piena di
ogni ben di Dio.
I telespettatori sono colpiti dal fatto che, in un
paese così ricco, si lasci soffrire la povera cicala
mentre altri vivono nell'abbondanza.
I sindacati manifestano davanti alla casa della
formica in solidarietà della cicala mentre i
giornalisti organizzano delle interviste domandando
perché la formica divenuta così ricca sulle spalle
della cicala ed interpellano il governo perchè aumenti
le tasse della formica affinché essa paghi la sua
giusta parte.
In linea con i sondaggi,il governo redige una legge
per l'eguaglianza economica ed una (retroattiva
all'estate precedente ) anti discriminatoria.
Le tasse sono aumentate e la formica riceve una multa
per non aver occupato la cicala come apprendista, la
casa della formica viene sequestrata dal fisco perchè
non ha i soldi per pagare le tasse e le multe: la
formica lascia il paese e si trasferisce in
Liechtenstein.
La televisione prepara un reportage sulla cicala che,
ora ben in carne, sta terminando le provviste lasciate
dalla formica nonostante la primavera sia ancora
lontana.
L'ex casa della formica, divenuto alloggio sociale per
la cicala, comincia a deteriorasi nel disinteresse
della cicala e del governo.
Sono avviate delle rimostranze nei confronti del
governo per la mancanza di assistenza sociale, viene
creata una commissione apposita con un costo di 10
milioni.
Intanto la cicala muore di overdose mentre la stampa
evidenzia ancora di più quanto sia urgente occuparsi
delle ineguaglianze sociali; la casa è ora occupata da
ragni immigrati.
Il governo si felicita delle diversità multiculturali
del paese così aperto e socialmente evoluto.
I ragni organizzano un traffico d'eroina, una gang di
ladri, un traffico di mantidi prostitute e
terrorizzano la comunità.
Il partito della sinistra propone l'integrazione
perché la repressione genera violenza e violenza
chiama violenza....
Inviata da Francesco Adami e da Diego de Blasi
La legislazione dell'emergenza e il prolificare delle leggi: il dopo "Molfetta"
La legislazione italiana è costituita da codici di ogni tipo, con leggi e decreti risalenti perfino al periodo monarchico e fascista. Siamo veramente in balia di milioni e milioni di leggi, delle quali il 50% contraddicono l'altro 50. Un sistema legislativo assurdo che sta paralizzando il paese in tutto. La burocrazia pervade il nostro vivere, creandoci problemi di ogni tipo e rendendoci sempre più impossibile l'esistenza. La burocrazia italiana è così elefantiaca e tra l'altro non informatizzata, al punto che le nostre pratiche, che giacciono in dei cassetti per mesi ed anni, non risultano rintracciabili. Tutto funziona attraverso lo "scarica barili". Di nessuno è la colpa, oppure è colpa di tutti! La causa è il prolificare delle leggi, la gara di attività legislativa dei vari governi. Nessun italiano ha idea da che leggi siamo governati, nessuno conosce bene le leggi, benché "la legge non ammetta ignoranti". Tutto ciò sembra attuato per dare lavoro agli avvocati ed ai notai. Eppure i primi avranno sicuramente così tanto lavoro da non esserne poi così felici. Tutto ciò spiega il perché in Italia nessuno rispetta le leggi, nessuno sa difendersi, e nessuna certezza della pena è garantita. Tutto ciò spiega la facilità con la quale un cittadino innocente può da un momento all'altro terminare i propri anni in galera, accusato di omicidi nemmeno sognati la notte. Tutto ciò spiega la durata illimitata dei processi e la presenza di criminali impuniti o scarcerati dopo un'ora, oppure l'entrata nel nostro paese di migliaia di clandestini in fuga dalla Giustizia dei loro paesi, sicuramente meno clemente della nostra. Tutto ciò spiega la presenza di una burocrazia mai vista, fortemente lenta ed estenuante, che provoca la paralisi di ogni attività e dello sviluppo economico del paese. La Francia della Terza Repubblica, nel periodo compreso tra gli anni '30 e il 1940, l'anno del suo decesso, viveva una situazione ben simile a quella nostra. Lì i governi avevano una vita media molto corta, le crisi erano continue e per ogni questione, pure insignificante, il Presidente del Consiglio poteva essere chiamato in causa. In caso di invasione, poi, vi erano molte procedure da seguire, nonostante i "pieni poteri" del capo del governo. Paul Reynaud, per esempio, dovette infrangere molte norme per cercare di salvare in extremis la Francia. E con la situazione attuale, con la paralisi e lo sfascio del sistema italiano, che basterebbe veramente poco per invertire la situazione, cosa accadrebbe se da un giorno all'altro un paese ci invadesse, o se una nostra qualsiasi Regione dichiarasse la propria indipendenza? Stando così le cose, rimarremmo o invasi e in seguito sottomessi, o privati di un pezzo di terra. Nessuno sarebbe in grado di fare niente e tutti si rifugerebbero nei propri interessi personali, facendo gli occhi dolci al nemico.
Ieri sono morti quattro operai della Truck Center di Molfetta, un'impresa di autolavaggio, in particolare di autocisterne. Il tutto si è verificato a causa di alcune fuoriuscite di zolfo. Tra queste quattro persone è morto pure il titolare. Questa mattina è deceduto pure il quinto, ricoverato ieri pomeriggio in rianimazione. Subito la classe politica ha parlato di interventi seri. Le solite proposte di legge che tanto fanno parlare i giornali e che poi cadono nel vuoto, o i soliti decreti con validità temporali. Sì, sono le solite leggi dell'emergenza, poi "abrogate" da successive leggi che dicono l'esatto contrario, una volta che il dramma è passato. In Italia esiste da sempre la Legislazione dell'Emergenza: "solo quando ci scappa il morto si interviene". Così pure nelle strade. La legislazione dell'emergenza da vita ad un sistema legislativo schizofrenico, attraverso la cui cronologia è facile capire quali situazioni o eventi si stanno verificando in quel dato periodo in Italia. E' una legislazione per niente imparziale, anzi, molto di parte e fortemente emotiva. Un esempio è poi il referendum sul nucleare, proprio in contemporanea al disastro di Cernobyl, un evento che ha privato il nostro paese dell'autosufficienza energetica, rimanendo alla mercé delle grandi lobbies internazionali.
La situazione di stallo dell'Italia è risolvibile solo con la riduzione delle miriadi di leggi inutili, e con l'applicazione rigida e imparziale e razionale (soprattutto non emotiva) di quelle poche utili e di per sé esaustive. MB
Voglia di Griffes e salari ancora in lire
La società italiana ha drasticamente ridotto i consumi, a causa delle ormai croniche difficoltà economiche e del problema di "arrivare alla terza settimana", come i nostri politici dicono con ipocrisia, durante i dibattiti elettorali. La tradizionale propensione al risparmio degli Italiani, che nei decenni passati li ha visti come tra i più virtuosi popoli del mondo in termini di risparmio e capitale privato (basti pensare che l'83% degli Italiani ha una casa), è calata notevolente a partire dall'introduzione dell'euro, per cause diverse. Innanzitutto il mancato monitoraggio dei prezzi in seguito all'introduzione della Moneta Unica, ha provocato un'inflazione del 40% nel solo 2002, ben camuffata da un indice ISTAT quasi "fraudolento", il quale, calcolando l'indice panieri di beni ormai in disuso, ed introducendo prodotti ad alto contenuto tecnologico, ma ancora ben poco acquistati dalla massa, ha dato luogo ad una media ponderata di solo il 2,8%. Negli ultimi anni sono radicalmente cambiati i costumi: tutti siamo stati influenzati dalla corsa ai consumi della seconda metà degli anni '80, per poi sfociare nella ricerca delle griffes, tipica degli anni '90, per approdare ad un maniacale e paranoico gusto dell'apparenza, classico dei giorni nostri, dove per realizzare tali scopi occorre per forza un esborso spaventoso di denaro. Sempre più Italiani vestono abiti firmati, spesso in contraddizione con il tipico buon gusto e con l'eleganza tradizionale, che prevede un buon abbinamento di colori. Sempre più giovani si vestono abbinando disordinatamente capi dai colori distonanti, seguendo quasi la moda "random" dei paesi anglo-sassoni, ma passando per "fighetti", soprattutto per le "senzacervello teenagers", poiché indossano abiti dalle firme costosissime e alla moda. Molti sono convinti che abiti con firme che fanno decuplicare i prezzi, siano di qualità eccellente rispetto agli altri, quando invece i loro prezzi sono dovuti esclusivamente ai costi di marketing e advertising, all'importanza del brand nel settore in quel dato momento, mentre la differenza tra il costo dei materiali di qualità e quello dei materiali scadenti è quasi marginale, incidendo sul conto economico delle aziende solo in termini di grandi volumi di produzione. Nel panorama economico italiano troviamo così famiglie che non arrivano a fine mese e giovani che lavorano, ma che vivono ancora in famiglia, senza né pagare bollette, né fare la spesa, che "tirano su l'economia" delle grandi firme e dei locali notturni, sperperando interamente il loro stipendio. La società italiana sta veramente cadendo in contraddizione e il denaro sta acquistando un valore di status anche tra i giovanissimi. Probabilmente la mancata propensione al risparmio degli ultimi anni deriva anche dal crescere dell'inflazione, dall'aumento smodato di prezzi di diversi generi e dei settori energetico-trasportistici, mentre i salari sono fermi. In parole povere sta accadendo, soprattutto tra i giovani, quello che avveniva nella Germania di Weimar, in un periodo di iper-inflazione: tutti cercano di spendere il più possibile ora per acquistare certi prodotti, il cui costo rischia di aumentare vertiginosamente da un momento all'altro. L'introduzione della Moneta Unica prevede inoltre il patto di Stabilità, per cui non si può ricorrere all'incremento della spesa pubblica e a politiche inflazionistiche, quindi, nella situazione italiana sta crescendo paurosamente il divario tra ricchi e poveri, tra dipendenti e liberi professionisti o datori di lavoro. Chi possiede un negozio o un'impresa non sconta più di tanto l'introduzione dell'euro o l'aumento dei prezzi dei beni di consumo, oppure la forte diminuzione dei tassi d'interesse sui depositi bancari: questi può benissimo adeguare i prezzi, annullando così le perdite. I dipendenti, invece, si ritrovano con i salari ancora in lire, fermi al 2000, con un potere d'acquisto ormai ridotto del 50%-60%! Un paese non può assolutamente andare avanti così. Rischia di diventare uno Stato del Quarto Mondo, dove vi è un 10-15% della popolazione con un reddito alto, mentre tutto il resto che vive al di sotto della soglia di povertà. La situazione in Italia è poi destinata a peggiorare ulteriormente: come riportano gli articoli del New York Times, l'Italia è un paese proiettato nel passato, senza fiducia verso il futuro, caratterizzato da un forte individualismo, da assenza di interesse per l'attualità, da apatia verso la politica, mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni e assenza di interesse per la cosa pubblica e per il senso civico. In poche parole siamo un paese in forte declino, dove è assente una classe politica vera, dove quella attuale è sclerotica, inefficiente ed arrivista, e dove la criminalità organizzata si è ormai impossessata delle istituzioni e del diritto. Sarebbe bene che gli Italiani riflettano sulla loro situazione economica personale e sul futuro dell'Italia, che rappresenta il nostro futuro, soprattutto ora che si stanno avvicinando le elezioni, una nuova occasione di rinnovamento e di mandare a casa il Vecchio, il Vetusto, il Corrotto e il Vecchio che si spaccia per Nuovo!
Sviluppare l'Italia a partire dalla P.A. e dal Sud
Ultimamente vi sono accesi dibattiti sulla modernizzazione del paese, affinché possa permettergli di evitare il baratro più totale. In questo momento siamo già nel baratro, ma stiamo sprofondando negli abissi, nonostante i linguaggi del politichese parlino di "ricette che permettino all'Italia di tornare a correre". L'Italia ha urgenza di salvarsi dal suo decesso definitivo, e questo non può che avvenire nei seguenti modi:
_Riduzione delle leggi: "Poche ma buone".
_Eliminazione della burocrazia ed introduzione dell'Information Technology nella Pubblica Amministrazione. (Riduzione della burocrazia dovuta anche alla forte riduzione-razionalizzazione delle leggi, che al momento paralizzano l'economia, lo sviluppo e che danno lavoro solo alle svariate lobbies e corporazioni).
_Eliminazione di carrozzoni come le Province, devolvendo i compiti "federali" alle Regioni.
_Repressione della criminalità con sistemi tecnologicamente avanzati, impedimento anche armato dell'accesso nel territorio italiano (anche marittimo e aereo) di ogni clandestino, di qualsivoglia paese, razza, etnia, religione e lingua.
_Certezza della pena e garanzia del diritto: "chi è colpevole paghi, chi è onesto sia tutelato".
_Ricerca ed innovazione, raccolta differenziata ed introduzione massiccia di fonti di energia alternativa e rinnovabile, e di sistemi di telecomunicazione efficienti e gratuiti (Voip, Wi-Fi, Wi-Max).
_Eliminazione delle lobbies: i privilegi devono seguire una logica meritocratica.
_Flessibilità dei salari, con incentivi alle imprese, ai giovani imprenditori, ai neolaureati in cerca di occupazione e alle famiglie con almeno 3 componenti ed un solo salario.
_Monitoraggio attento e costante sui prezzi, in maniera che sia rispettata la proporzione aumento del prezzo < o = aumento dei salari di ogni categoria.
_Eliminazione dei corsi di laurea inutili allo sviluppo del paese e professionalizzazione delle Università, in maniera da eliminare lobbies, caste e corporazioni, e quindi, esami di stato per l'iscrizione all'ordine.
_Liberalizzazione dei monopoli: trasporti, energia, costruzioni, servizi.
_Militarizzazione e videosorveglianza del territorio al fine di prevenire la criminalità ed il vandalismo.
_Politiche adeguate dei trasporti, dell'urbanistica e delle infrastrutture, che tengano conto della domanda, della frequenza d'utilizzo e delle caratteristiche morfologiche del territorio.
_Manutenzioni continue.
Tra tutte queste ricette a cui molti italiani auspicano, ma delle quali (e solo di alcune di esse) si è solo sentito parlare inutilmente, in termini di pura demagogia e comunicazione elettorale, spicca un articolo comparso sul "Corriere della Sera", sezione Economia, del 4 Febbraio scorso. E' una proposta di sviluppo del Sud-Italia, considerabile sempre più come la nostra "India", avendo le caratteristiche congiunturali simili a quelle di un paese del Terzo Mondo, e di cui è per questo possibile cogliere le opportunità: abbassare il costo della manodopera nel Sud, in maniera da permettere a molti imprenditori di delocalizzare la produzione in regioni sempre italiane, invece di emigrare all'estero. Sarebbe un ottimo sistema per creare sviluppo ed occupazione in una vasta area dell'Italia, dove attualmente la quasi totalità dei giovani è costretta ad emigrare, cercando di formarsi al Nord, per poi cercare dei legami col mondo del lavoro settentrionale, oppure andando perfino a fare i camerieri in Gran Bretagna e in Irlanda. Fare Out-sourcing nel Meridione è meglio che trasferire interi stabilimenti nell'Est-europeo o in Oriente, lasciando poi migliaia di senza-lavoro nel nostro paese, e privando l'Italia dei suoi vari Know-How acquisiti dopo molti anni di esperienza e fatiche. MB
L' intervista Il presidente di Confindustria servizi indica una tabella di marcia per rilanciare il terziario, anche nelle aree più depresse
«Il Sud può essere la nostra India»
L' analisi di Tripi: «Regioni ricche di talenti. Ma servono incentivi automatici per le aziende»DI ISIDORO TROVATO
Più che una ricetta per tornare a correre all' Italia servirebbero dei buoni consigli per non ritrovarsi seduta. Potrebbe essere sintetizzata così la previsione per il futuro prossimo venturo della nostra impresa da parte di Alberto Tripi, presidente di Confindustria servizi. «I dati - afferma Tripi - dicono che il nostro settore tiene un' andatura veloce (superiore a quella del resto del paese) ma anche che nel resto del mondo si corre ancora più in fretta». Una buona accelerata al comparto dei servizi innovativi e tecnologici potrebbe darla la pubblica amministrazione che invece risulta ancora poco al passo con i tempi e ancor meno propensa ad adeguarsi. «È il nostro grande cruccio: esistono certe sacche della pubblica amministrazione che si rifiutano di investire in innovazione tecnologica. Basti pensare che gli investimenti pubblici in campo informatico diminuiscono ogni anno dal 4 all' 8 per cento. E questo perché i soldi non spesi con gli hardware (che costano sempre meno) non vengono reinvestiti in risorse umane che possano fare ricerca innovativa e tecnologica». Sorge il dubbio che certe sacche della pubblica amministrazione si oppongano al dilagare della tecnologia perché altrimenti sarebbe più controllabile «È la tesi più accreditata. In pochi sanno che attualmente la tecnologia permetterebbe a ogni cittadino di sapere in tempo reale dov' è la sua pratica, come si chiama l' impiegato che la sta utilizzando e da quando tempo è ferma in un determinato ufficio. Pensate solo a quanto ammonta per le imprese il danno causato dalle lungaggini della burocrazia». A proposito d' imprese, da più parti il Sud Italia viene indicato come la nostra risorsa più efficace, almeno potenzialmente. Ma realtà è ben diversa. «Talenti e risorse umane non mancano, ma ci sono troppe difficoltà ambientale. Il Sud potrebbe rappresentare la nostra India. Ma servono incentivi automatici come il credito d' imposta per chi investe nel mezzogiorno. La velocità con cui crescono i Servizi Innovativi e Tecnologici nel Mezzogiorno indica che, per quest'area puntare sullo sviluppo del settore potrebbe rappresentare una via maestra di qualificazione e crescita dell' economia locale». Ciò in cosa si traduce? «In infrastrutture avanzate integrate con reti a larghissima banda e investire nella formazione considerando, inoltre, che l' elevata soglia culturale e professionale necessaria per svolgere un' attività in questo settore, potrebbe costituire un efficace sbarramento contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. E questo è forse il maggior beneficio che lo sviluppo di un' economia dei servizi innovativi potrebbe portare alle regioni Sud». Intanto però cresce, soprattutto tra le Pmi, la consapevolezza di quanto sia importante l' area dei servizi innovativi per gareggiare in maniera più competitiva su qualsiasi mercato. «Per fortuna è vero. Ormai soprattutto le imprese medio piccole (che prime erano le più refrattarie a questo concetto) hanno capito che non esiste più un' economia del manifatturiero senza servizi e viceversa. Il prodotto hard è ormai un mix tra la parte fisica e i servizi. Un concetto che vale ancora di più per chi vuole avvicinarsi a mercati internazionali. per vendere i nostri prodotti all' estero bisogna affiancarli con dei servizi validi: supporto tecnologico, rete vendite capillare, marketing, informatica. Le Pmi hanno ormai ben chiaro che senza servizi tecnologici avanzati le loro imprese avranno vita molto breve». I servizi come asso nella manica per raddoppiare la competitività? «È per questo motivo che molte delle nostre Pmi, dopo aver subito negli anni scorsi una profonda crisi di competitività e quindi una dura selezione, ora grazie a un cambiamento di strategia che privilegia l' innovazione, sono in grado di riaffacciarsi con successo sui mercati internazionali».
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(4 febbraio 2008) - Corriere Economia